Quadro macroeconomico poco incoraggiante per gli Stati Uniti, alle prese con una serie di indicatori più deboli delle attese. Il PIL USA del quarto trimestre 2025 ha deluso le previsioni di mercato, mentre le nuove richieste di sussidi di disoccupazione mostrano un moderato aumento. A questo si aggiunge un’inflazione che, secondo le ultime stime, torna a dare segnali di risalita.
Un contesto che rafforza l’ipotesi di una linea prudente da parte della Federal Reserve: nella prossima riunione del FOMC potrebbe infatti arrivare una nuova pausa nel piano di riduzione dei tassi FED, il terzo stop da dicembre 2025.
PIL USA rallenta, disoccupazione e inflazione risalgono
Partiamo con i dati macroeconomici relativi al PIL USA. Secondo la nuova stima del PIL diffusa dal Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio, il prodotto interno lordo è stato rivisto al ribasso a un tasso annualizzato dello 0,5%, rispetto al precedente 0,7% e alle medesime stime degli economisti intervistati da Reuters.
La crescita economica registra dunque un rallentamento più marcato del previsto nel quarto trimestre. Nel dettaglio, il trimestre ha evidenziato una frenata dei consumi, cresciuti dell’1,9% rispetto al 3,5% del periodo precedente. In controtendenza gli investimenti privati, che accelerano al 2,3% dopo una fase di stagnazione, mentre le esportazioni registrano un deciso calo, pari al -3,2%.
PIL USA debole e prezzi in aumento: verso nuovo stop dei tagli ai tassi FED?
Dati tutt’altro che ideali per sostenere una linea dovish sui tassi di interesse. Infatti tra PIL USA in calo e disoccupazione in salita, molto probabilmente la Federal Reserve confermerà ancora una volta la linea della prudenza anche nella prossima seduta, ossia di nuovo tassi FED invariati come nelle sedute di gennaio e marzo, in attesa di ulteriori sviluppi sul lato geopolitico, in particolare dal conflitto tra Israele e Iran.
Nonostante il presidente Donald Trump abbia annunciato martedì un cessate il fuoco di due settimane, subordinato alla riapertura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, la tregua appare oggi più che mai decisamente fragile. Lo stesso conflitto, ormai giunto al secondo mese, rappresenta secondo gli economisti un ulteriore elemento di incertezza per le imprese, già alle prese con un contesto complesso segnato da continui cambiamenti nelle politiche commerciali e tariffarie.
Se a questo si aggiunge il rischio di un’inflazione stabilmente sopra il target del 2%, il margine di manovra per la Federal Reserve si riduce ulteriormente. Lo stesso FED Watch indica probabilità molto basse di un taglio dei tassi quest’anno. Ma il rischio è un altro.
“I numeri stanno peggiorando”, ha dichiarato Stephen Stanley, capo economista statunitense di Santander US Capital Markets. “La FED sta esaurendo le giustificazioni per non aver centrato l’obiettivo di inflazione e molti funzionari ritengono che la pazienza sia ormai al limite”. Il rischio, sempre più concreto, è infatti quello di un’inversione della politica monetaria: dai verbali della riunione del 17-18 marzo emerge infatti che un numero crescente di membri della banca centrale non esclude la necessità di nuovi rialzi dei tassi FED per contenere le pressioni inflazionistiche.
PIL USA e tassi FED: le prospettive per i possessori di certificati
Da una parte un contesto economico meno favorevole per i mercati azionari, dall’altra una prospettiva di tassi FED ancora alti.
Insomma, uno scenario complesso per investitori e possessori di certificati, che potrebbero subire ora un aumento del rischio di pressione sui sottostanti per via del rallentamento del PIL USA e della frenata dei consumi. E ora un livello di tassi FED elevato che potrebbe sostenere la struttura cedolare dei certificati, soprattutto quelli di nuova emissione, con la possibilità di offrire premi più generosi.
A completare il quadro sono anche l’incertezza geopolitica e il rischio di inflazione persistente sopra il target, due elementi che complicano ulteriormente la situazione: da un lato aumentano i rendimenti potenziali, dall’altro amplificano i rischi di mercato.
Ne deriva un contesto in cui la selettività diventa centrale, privilegiando strutture più difensive, barriere profonde e sottostanti con fondamentali solidi, in grado di reggere una fase prolungata di crescita debole e condizioni finanziarie restrittive.

