Periodo difficile per la Porsche: nei primi tre trimestri del 2025 la casa automobilistica di Stoccarda chiude in rosso, con un fatturato di 26,86 miliardi di euro e 212.059 veicoli consegnati ai clienti in tutto il mondo, registrando un calo del 6% su entrambi i fronti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Porsche, nove mesi del 2025 in calo su (quasi) tutto
Porsche chiude i primi tre trimestri del 2025 con risultati in chiaroscuro. Nel periodo gennaio-settembre la casa di Stoccarda ha registrato 26,86 miliardi di euro di ricavi, in contrazione rispetto ai 28,56 miliardi dello stesso periodo del 2024, mentre l’utile operativo si è ridotto drasticamente a soli 40 milioni di euro, a fronte dei 4 miliardi dello scorso anno. Per quanto riguarda il margine operativo, questi è crollato allo 0,2%, rispetto al 14,1% precedente.
Nonostante il calo dei profitti, la gestione finanziaria mostra comunque dei segnali di resilienza almeno per quanto riguarda il flusso di cassa netto (salito a 1,34 miliardi di euro, rispetto agli 1,24 miliardi dell’anno precedente) e il margine di cassa netto (cresciuto al 5,6%).
Andando a vedere invece di dati sulle consegne globali, queste si fermano a 212.509 veicoli, in calo del 6%. Il fronte peggiore è quello cinese, con i volumi scesi del 25,6% a 32.195 unità. Al contrario, il Nord America viaggia sulle 64.446 consegne, in crescita del 4,8%. E questo nonostante l’imposizione di nuovi dazi fino al 27,5% sulle auto europee (ridotti al 15% solo da agosto), i cui costi per l’azienda ammontano finora a oltre 500 milioni di euro.
Le ragioni dietro il calo di Porsche nel 2025
Spese straordinarie, difficili condizioni di mercato in Cina, cambiamenti organizzativi e dazi americani: stando alla casa di Stoccarda, sono queste le principali ragioni dietro i risultati non brillanti di questi nove mesi.
In particolare, le spese straordinarie legate al riallineamento aziendale hanno raggiunto circa 2,7 miliardi di euro nei primi tre trimestri. A questo si aggiungono i costi derivanti dai dazi sulle importazioni statunitensi, che hanno comportato un aumento dei costi di centinaia di milioni di euro. In totale, “Porsche prevede costi per circa 3,1 miliardi di euro per l’esercizio finanziario 2025 in relazione al riallineamento strategico“, ha spiegato l’azienda.
Alla luce di questo difficile contesto, Porsche ha rivisto al ribasso la guidance per l’intero anno: i ricavi ora sono stimati fra 37 e 38 miliardi di euro (precedentemente erano 39-40 miliardi), con un margine operativo atteso tra lo 0% e il 2%, ben al di sotto del 5-7% indicato in precedenza e lontano dal 14,1% del 2024. Previsto in calo anche il margine EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation, and Amortization), tra il 10,5% e il 12,5%, rispetto al 22,7% dello scorso anno.
Infine, per quanto riguarda la previsione del margine di cassa netto, Porsche prevede “deflussi di circa 1,2 miliardi per l’intero anno, dovuti al riallineamento strategico e ai dazi statunitensi“.
Porsche tra cali e aumenti: i nodi per i possessori di certificate
È meglio per gli investitori e i possessori di certificate legati alla Porsche non sottovalutare gli ultimi risultati della casa di Stoccarda. Purtroppo, il calo generalizzato su diversi fronti, insieme all’impatto dei dazi statunitensi, potrebbero ridurre il rendimento atteso dei certificate.
Ma non tutto è negativo: il flusso di cassa netto in aumento e la crescita della quota di veicoli elettrici nel portafoglio vendite del gruppo rappresentano elementi di resilienza, che potrebbero attenuare l’impatto negativo sui certificate a più lungo termine.
Per chi segue da vicino il titolo, questi nove mesi confermano che l’andamento dei certificate dipenderà sempre più dalla capacità di Porsche di gestire le tensioni sui mercati esteri, in particolare Cina e Stati Uniti.
