Poste Italiane promossa da Wall Street: target price in rialzo da Citi e BofA

Il 2026 parte col piede giusto per Poste Italiane, premiata in pochi giorni da due importanti banche d’affari americane, Bank of America e Citigroup, che hanno rivisto al rialzo il target price del titolo, in attesa dei risultati sul quarto trimestre 2025.

Target price in rialzo per Poste Italiane: i giudizi di BofA e Citi

Partendo da Bank of America, nel report in cui la banca americana ha promosso istituti come UniCredit e MPS, Poste Italiane vede la stima sull’utile per azione (EPS) 2026 aumentare di circa il 9%, incrementando le aspettative di fatturato nelle divisioni chiave, tra cui servizi finanziari (con l’irripidimento della curva), assicurazioni e corrispondenza e pacchi.

Tuttavia, questa promozione ha un limite: se da un lato Bank of America rialza il target price a 21,50 euro dai precedenti 20,5, il giudizio resta confermato a “Underperform”, lo stesso rating dell’aggiornamento precedente, quando il prezzo obiettivo era stato aggiornato da 18,50 a 20,50 euro. Infine, BofA prevede un EBIT per il 2026 di 3,3 miliardi di euro, con stime in aumento del 3% nel 2027 e stabili per il 2028.

Per quanto riguarda Citigroup, gli analisti hanno rivisto al rialzo il target price di Poste Italiane a 24,4 euro dai 23,15 precedenti, confermando il giudizio “Buy” già espresso a novembre, quando il prezzo era salito da 21,50 a 23,15 euro. In vista dei risultati del quarto trimestre e dell’anno fiscale 2025, che saranno presentati a inizio marzo, Citi prevede un EBIT rettificato superiore del 2-8% rispetto al consensus, oltre a un dividendo in crescita con un rendimento atteso intorno al 7%.

Sempre nella sua nota, però, la banca d’affari segnala alcuni fattori di rischio per il gruppo, a partire dall’incertezza del contesto macroeconomico italiano, che potrebbe incidere sui ricavi core.

Mentre tra gli elementi che potrebbero ostacolare il raggiungimento del nuovo target price figurano anche “la mancanza di risultati dalla ristrutturazione del business postale, la complessità del settore, la pressione sui prezzi e sui tassi, nonché il rischio paese italiano, data l’elevata esposizione al debito sovrano italiano e la struttura azionaria del gruppo“.

Poste Italiane sotto i riflettori: utili, dividendi e dossier TIM

Scenario dunque positivo per Poste Italiane, che tra qualche mese presenterà i trimestrali Q4 2025, con i quali dovrà confermare le attese degli operatori. Ricordiamo che, nel bilancio relativo al periodo gennaio-settembre, la società ha registrato ricavi per 9,6 miliardi di euro (+4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), un EBIT adjusted a 2,5 miliardi (+10,5%), e un utile netto a 1,8 miliardi (+11,2%).

Con i dati del Q4 2025 si valuterà anche l’avanzamento dell’integrazione con TIM, di cui Poste detiene oggi il 27,32% del capitale dopo l’ultimo acquisto di azioni ordinarie effettuato a dicembre. Con questa operazione il gruppo ha superato la soglia che farebbe scattare un’OPA obbligatoria (25%, destinata a salire al 30% con la riforma del TUF), ipotesi che al momento la società esclude.

Di contro, Poste ha preferito siglare con TIM una lettera di intenti per una joint venture sui servizi IT basati su cloud, con un capital gain teorico dell’investimento stimato intorno agli 800 milioni di euro.

Si attendono inoltre novità sul fronte dei dividendi: nell’ultimo, distribuito il 26 novembre, Poste ha pagato un acconto record di 0,40 euro per azione, pari a 518 milioni di euro totali, in aumento del 21% rispetto all’anno precedente.

Scenario favorevole per Poste Italiane: a cosa devono stare attenti i possessori di certificati

Per investitori e possessori di certificati su Poste Italiane, le promozioni di Bank of America e Citigroup rappresentano segnali complessivamente positivi, anche se richiedono una lettura attenta del contesto.

Da un lato, il rialzo dei target price e il miglioramento delle stime sugli utili, insieme alla stabilità del business, il profilo difensivo del gruppo e la prospettiva di dividendi elevati, rafforzano la solidità del sottostante, riducendo il rischio di correzioni improvvise del titolo.

Dall’altro lato, la conferma di un approccio prudente da parte di Bank of America e i rischi macroeconomici evidenziati da Citi indicano che il potenziale di forte rivalutazione resta limitato. Uno scenario che tende quindi a premiare strategie orientate alla protezione del capitale e al rendimento ricorrente, piuttosto che certificati costruiti su ipotesi di marcati rialzi del prezzo del titolo.

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