Lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi a 10 anni continua la sua fase di significativo restringimento, segnando i livelli più bassi degli ultimi anni. Nel corso delle ultime sedute il differenziale ha raggiunto circa 67 punti base, un livello che non si vedeva dal settembre 2008, poco prima della crisi finanziaria globale.
Storicamente, lo spread tra i titoli di Stato italiani e tedeschi ha mostrato un andamento tendenzialmente rialzista, soprattutto nei periodi di turbolenza economica. Tra il 2008 e oggi, lo spread è rimasto per la maggior parte del tempo ben sopra i 100 punti base, con picchi estremi durante la crisi del debito sovrano europeo (a dicembre 2011 raggiunse i 521 punti circa). L’ultima punta significativa è stata tra luglio e agosto 2022, quando il differenziale si era attestato in area 230‑240 punti base. Da allora, il trend è stato di progressivo calo, e già a maggio 2025 lo spread si era portato sotto quota 100 punti.
Parallelamente all’andamento dello spread, i rendimenti dei titoli di Stato decennali mostrano un profilo in discesa. Il rendimento del Btp italiano a 10 anni si è attestato attorno al 3,53‑3,54%, in netto calo rispetto ai livelli registrati all’inizio dell’anno, quando viaggiava sopra il 3,5‑3,6%. Allo stesso tempo, il Bund tedesco a pari scadenza ha visto il suo rendimento stabilizzarsi intorno al 2,85%, confermando una riduzione del premio al rischio richiesto dagli investitori sui titoli italiani.
Spread BTP-Bund basso: i principali fattori dietro il calo
Analizzando i dati, emerge come il calo dello spread sia il risultato di una combinazione di fattori. In primo luogo, gioca un ruolo l’andamento dell’economia tedesca, che dopo una fase di recessione quest’anno, secondo le stime della Commissione europea, crescerà solo dello 0,2%, per poi accelerare all’1,2% nel 2026.
Non è però l’unico elemento in gioco: la prudenza del Governo italiano sui conti pubblici ha infatti contribuito in maniera significativa alla riduzione del differenziale con il decennale tedesco. Un approccio che ha permesso di ottenere (in via indiretta) una serie di “riconoscimenti” dalle principali agenzie di rating. E questo nonostante la crescita contenuta del Paese (stimata intorno allo 0,5% per il 2025) e un debito pubblico che passerà dal 136,2% del Pil quest’anno al 137,4% nel 2026, per poi scendere gradualmente al 137,3% nel 2027 e al 136,4% nel 2028.
Se non altro, tutti questi dati potrebbero trovare un certo sollievo grazie al minor costo del debito: l’Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato un risparmio di 17 miliardi di euro sulla spesa per interessi nel periodo 2025‑2029, dovuto sia al calo dello spread sia alla riduzione dei tassi rispetto alle previsioni precedenti.
BTP in ripresa: rendimenti in calo e investitori avvantaggiati
Buone notizie arrivano anche per gli investitori, non solo per lo Stato. Con il debito pubblico più stabile sul fronte del finanziamento stesso, gli stessi BTP otterranno un vantaggio nei rendimenti decennali, ma non solo. Secondo Paolo Barbieri, specialista del reddito fisso di Valori Am, “per quanto riguarda i Btp a dieci anni, ci aspettiamo un ulteriore restringimento dello spread, che potrebbe portare il rendimento sul decennale al 3,30% nei prossimi mesi e a un livello del 3,20% nel 2026“.
Nel caso dei titoli trentennali, invece, “ci aspettiamo che il rendimento scenda dall’attuale 4,30% circa al 4%“, aggiunge Barbieri, precisando che in questo scenario il rendimento annualizzato, comprensivo di cedola e guadagno in conto capitale, “potrebbe raggiungere l’8-9%, considerando un 4% di cedola e un 4-5% di guadagno in conto capitale“.
Occhi puntati anche sui Btp a 3‑5 anni, dove si osserva un fenomeno insolito. “Le emissioni elleniche a cinque anni presentano uno sconto di rendimento rispetto ai Btp italiani di circa 10‑15 punti base. È possibile che, dopo le promozioni del rating italiano degli ultimi mesi, questo gap si riduca”, spiega Barbieri. In termini assoluti, il rendimento dei Btp a 5 anni, oggi intorno al 2,68%, potrebbe scendere verso il 2,5%. “In questo caso il guadagno «total return», comprensivo di cedola e capital gain potrebbe assestarsi sul 3,3%“, conclude il fund manager.
Spread BTP-Bund: buone notizie anche per i possessori di certificati
Non solo investitori: anche i detentori di certificate legati ai BTP possono beneficiare di questo contesto. Con lo spread in calo e i rendimenti in diminuzione, molti strumenti derivati sul debito italiano potrebbero registrare un aumento del valore di mercato, soprattutto quelli strutturati sul decennale o sulle scadenze più lunghe.
A sua volta, la riduzione del differenziale con i Bund riduce il rischio percepito e, di conseguenza, il premio incorporato nei certificate, portando a prezzi più stabili e potenzialmente a rendimenti più interessanti in caso di vendita anticipata. In pratica, gli investitori potrebbero ottenere guadagni sia dal flusso cedolare sia dall’apprezzamento del capitale, in linea con quanto previsto per i titoli sottostanti.

[…] Späte. È il caso dell’Italia, la cui gestione attenta delle finanze pubbliche (che ha contribuito anche a ridurre lo spread BTp-Bund ai minimi da quindici anni) sembra destinata a proseguire. Il Tesoro dovrebbe registrare la contrazione più […]