Spread in calo e fiducia in crescita per Italia e Spagna: ribaltamento degli equilibri in Europa?

Il 2025 si chiude con un netto ribaltamento degli equilibri economico-finanziari in Europa, con  Italia e Spagna che escono dall’etichetta di “periferia” dell’Unione, grazie al forte calo dei costi di finanziamento, scesi ai livelli più bassi degli ultimi 16 anni rispetto alla Germania. Un segnale chiaro della rinnovata fiducia dei mercati nei confronti di Roma e Madrid.

Spread in calo per Italia e Spagna: i due Paesi non sono più la periferia dell’Eurozona

A delineare questo cambio di passo è una recente analisi del Financial Times, che evidenzia come Italia e Spagna siano tornate al centro dell’interesse dei mercati finanziari europei. Secondo la testata londinese, i gestori di fondi hanno infatti progressivamente aumentato l’esposizione verso il debito di Roma e Madrid, “sostenendo che non abbia più senso classificare questi emittenti come la ‘periferia’ più rischiosa dell’Eurozona“.

Basti guardare l’andamento del differenziale dei titoli di Stato italiani e iberici nel corso degli ultimi 16 anni: il rendimento dei BTP decennali rispetto ai Bund tedeschi si è ristretto intorno ai 70 punti base, il livello più basso dalla fine del 2009. Parallelamente, grazie anche alla crescita economica solida, lo spread spagnolo è sceso sotto i 50 punti base, un minimo che non si registrava dai tempi precedenti la crisi dell’Eurozona.

Un andamento decisamente positivo, e che, secondo Ales Koutny di Vanguard, potrebbe proseguire anche nel 2026, scendendo tra 50-60 punti base per quanto riguarda lo spread Italia-Germania, e tra 30 e 40 punti percentuali per quello Spagna-Germania.

Resta però il dato di fondo: in termini assoluti, i costi di finanziamento restano superiori rispetto alla lunga fase di tassi ultra-bassi o negativi che ha preceduto e seguito la pandemia. Nel corso del 2025, il rendimento medio del debito italiano si è mantenuto intorno al 3,5%, mentre quello spagnolo è salito fino a circa il 3,3%.

Eppure, il progressivo allineamento ai livelli di Paesi storicamente considerati più sicuri segna un cambio strutturale. Secondo James McAlevey, responsabile global aggregate e absolute return di BNP Paribas Asset Management, questi titoli stanno “entrando in un regime molto diverso“, aprendo la strada a una platea di investitori sempre più ampia.

Spread e debito: focus su Francia e Germania, le due ammalate dell’Eurozona

L’analisi di FT non si limita a mettere in luce i successi di Italia e Spagna, ma evidenzia anche le difficoltà di altri protagonisti dell’Eurozona, come Francia e Germania.

La Francia, alle prese con un ampio deficit di bilancio e turbolenze politiche, registra costi di finanziamento superiori a quelli della Spagna, al punto che alcune agenzie di rating, tra cui S&P, prevedono un rapporto debito/Pil che potrebbe raggiungere il 120% nei prossimi anni.

Secondo ING Think, se la situazione dovesse perdurare, le finanze pubbliche rischiano di peggiorare ulteriormente, con il deficit che potrebbe salire al 5,7% del Pil nel 2026, rispetto al 5,4% del 2025. “Sebbene l’assenza di una stretta fiscale possa offrire un certo sostegno”, dicono gli analisti, “i maggiori costi di finanziamento del debito e la persistente incertezza compensano gli effetti positivi, limitando la crescita allo 0,8%, contro l’1,1% dell’Eurozona“.

Scenario diverso (ma non troppo) per la Germania, recentemente rivalutata dai mercati dopo l’avvio di un ambizioso piano di spesa da 1.000 miliardi di euro. Una situazione da bottiglia di ketchup, per usare la definizione adottata dagli analisti di ING Think: all’inizio non esce nulla, e poi all’improvviso esce tutto in una volta. Appunto la dinamica tedesca: dopo anni di freno agli investimenti, arriva dal governo di Berlino in un colpo solo un ingente piano di spesa in infrastrutture e difesa. Anche se difficilmente risolverà i problemi strutturali del Paese, queste misure dovrebbero però fornire una spinta all’economia. “Prevediamo che la crescita del PIL tedesco si avvicinerà all’1% nel 2026 e al 2% nel 2027“, dicono gli esperti di ING Think.

In tutto ciò, le prospettive di Spagna e Italia emergono come le più positive. La Spagna, secondo il Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe registrare quest’anno una crescita del Pil del 2,9%, che permetterà, grazie all’aumento delle entrate fiscali, di far calare il deficit dal 3,2% del Pil nel 2024 al 2,5% nel 2025. Anche l’Italia dovrebbe portare il proprio deficit sotto il 3% quest’anno, un traguardo che non si raggiungeva dal 2019. Rimane però un quadro di crescita più lenta: il Pil italiano è previsto sotto l’1% almeno fino al 2027.

Spread e debito in Eurozona: opportunità e rischi per i possessori di certificati

Maggior stabilità e minor rischio di shock: si potrebbe riassumere così lo scenario che si profila per gli investitori e i possessori di certificati legati al debito di Italia e Spagna.

La stabilità deriva dal forte calo dei costi di finanziamento e dal progressivo avvicinamento ai livelli di Paesi storicamente considerati più sicuri, tutti fattori che riducono il rischio percepito dai mercati, stabilizzano i prezzi dei certificati e rafforzano la fiducia degli investitori. A questo si aggiungono rendimenti ancora superiori alla lunga fase di tassi ultra-bassi o negativi, che garantiscono una componente di redditività interessante, soprattutto per strumenti a scadenza medio-lunga. Il minor rischio, invece, è legato alla crescita più solida della Spagna e alla politica fiscale prudente dell’Italia, elementi che riducono la probabilità di shock improvvisi, rendendo questi certificati meno volatili rispetto al passato.

Conviene comunque mantenere alta l’attenzione: la crescita italiana resta comunque moderata e le incertezze di Paesi chiave come Francia e Germania possono continuare a influenzare i mercati, considerata la loro rilevanza economica e finanziaria a livello europeo.

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  1. […] però agevolata da alcuni fattori favorevoli, come lo spread decennale, sceso tra 65 e 70 punti base; un rischio sovrano ai minimi da oltre 15 anni, nettamente inferiore […]