Non sono giorni facili per Stellantis. Il colosso europeo dell’auto apre la settimana in Borsa con un titolo fortemente penalizzato, dopo aver annunciato svalutazioni record per 22 miliardi di euro legate alla revisione della strategia sull’elettrico, con tanto di sospensione del dividendo promesso e di tagli agli investimenti previsti.
Una situazione non delle migliori, soprattutto per un gruppo che, tra alti e bassi, aveva chiuso il 2025 con oltre 2,4 milioni di auto immatricolate. Tuttavia, la situazione lascia intravedere margini di ripresa, senza la necessità di misure drastiche che possano compromettere ulteriormente la reputazione del gruppo sui mercati.
Stellantis, svalutazioni da 22 miliardi ed esborso record
Breve riassunto della vicenda: venerdì il gruppo automobilistico ha presentato alcuni dati circa la guidance dell’anno in corso, segnalando dei problemi sul fronte contabile. In particolare, Stellantis ha annunciato svalutazioni record per 22 miliardi di euro, legate alla revisione della strategia sull’elettrico. Svalutazioni giudicate dallo stesso CEO Antonio Filosa (in carica da giugno un passaggio necessario per “correggere la sovrastima della transizione energetica” e per chiudere con una fase segnata da cali di vendite e problemi operativi.
Per Stellantis, il problema infatti va oltre i numeri contabili. Gli oneri annunciati includono infatti esborsi di cassa per 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni, un elemento che ha sorpreso il mercato e pesa più delle svalutazioni stesse. La società stima una perdita preliminare compresa tra 19 e 21 miliardi nella seconda metà del 2025.
In risposta, il colosso dell’automotive europeo ha sospeso il dividendo per il 2025 e autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue fino a 5 miliardi, con l’obiettivo di preservare la liquidità, che a fine esercizio dovrebbe attestarsi intorno ai 46 miliardi di euro. Nel frattempo, Filosa sta ridisegnando la strategia del gruppo puntando su alcuni fronti: rallentamento dell’espansione delle auto elettriche; rilancio delle motorizzazioni tradizionali negli Stati Uniti; taglio degli investimenti non più considerati prioritari.
Stellantis crolla in Borsa del 25%: i commenti degli analisti
Immediata la reazione del mercato, con il titolo Stellantis precipitato a Milano fino al -24%, passando da 8,20 euro all’apertura a 6,25 alla chiusura, con una perdita di oltre 5 miliardi di euro di capitalizzazione. Al momento, il prezzo rimane stabile, mentre Piazza Affari osserva attentamente l’andamento della giornata. A rendere più complessa la situazione contribuiscono i commenti degli analisti, che pur riconoscendo la necessità di una «pulizia» contabile restano divisi sulle prospettive.
Ad esempio, Citi ha confermato il rating Neutral con un target price di 9 euro, sottolineando come la componente di cassa degli oneri sia “decisamente negativa” e come le nuove indicazioni comportino un ritorno al consumo di liquidità già nel 2026, con un 2027 ancora altamente incerto.
A sua volta, gli analisti di Equita hanno subito rivisto al ribasso le stime per il periodo 2026-27 (in media -3% per il fatturato, -33% per l’adj. EBIT e -34% per l’utile netto), sottolineando come i risultati operativi indicati per la seconda parte del 2025 “sono peggiori delle attese, il cash-out per oneri non ricorrenti ben superiore alle stime e anche la guidance per il 2026 ha evidenziato una ripresa a livello operativo piu’ lenta del previsto”.
Barclays mantiene un approccio prudente, spiegando di essere rimasta “sul bordo del campo” su Stellantis, ma definisce deludenti sia il risultato operativo sia le prospettive, entrambi ben inferiori alle attese del mercato.
Stellantis, perché non si può parlare di un disastro
Il mercato ora guarda al 26 febbraio, quando il board approverà i conti del 2025, per capire l’entità della perdita complessiva del gruppo. C’è da dire che non è tutto un disastro per Stellantis, a partire dalla perdita: nonostante l’entità, il rischio più temuto dagli investitori (un aumento di capitale) è stato già categoricamente escluso dal management.
Lo stesso vale per quanto riguarda la liquidità, su cui Stellantis ha fornito segnali rassicuranti: a fine 2025 dovrebbe attestarsi a 46 miliardi di euro. Un livello che, secondo gli analisti di Equita, rappresenta circa il 30% del fatturato ed è coerente con il target annunciato del 25-30%. Sostanzialmente, la situazione patrimoniale e finanziaria del gruppo, sebbene sia ammaccata, resta comunque solida.
Il vero danno per gli azionisti è la sospensione del dividendo relativo al 2025, ma trattandosi di oneri straordinari e non ricorrenti, risulta eccessivo attribuire al solo dividendo la responsabilità del crollo del 25% in Borsa.
Dopo un annuncio shock e inatteso, il mercato reagisce comunque con diffidenza, scrutando ogni dato con attenzione. Come il free cash flow industriale, che Stellantis prevede “in miglioramento nel 2026″ e “positivo nel 2027″: un segnale che nell’anno in corso resterà negativo, ma la misura precisa resta incerta.
Stellantis, il 2026 sarà impegnativo per i possessori di certificati
Per avere maggiore chiarezza sul futuro di Stellantis in Borsa bisognerà attendere i conti del 26 febbraio e, soprattutto, l’Investor Day del 21 maggio, quando il gruppo presenterà i dettagli della nuova strategia.
Nel frattempo, investitori e possessori di certificati legati a Stellantis devono muoversi con cautela: tra la recente caduta del titolo, la sospensione del dividendo e i tagli agli investimenti, i certificati rischiano di perdere valore sul mercato.
Va però sottolineato che la solida posizione patrimoniale e la liquidità del gruppo riducono il rischio più grave temuto dagli investitori: un aumento di capitale. A sua volta, le previsioni sul free cash flow industriale indicano che il 2025 sarà ancora negativo, con un miglioramento atteso solo nel 2026 e un ritorno alla positività nel 2027: ciò significa che l’impatto sui certificati sarà graduale e non immediato.


[…] Come già riportato nei giorni scorsi, venerdì il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa ha aggiornato il mercato sulla guidance dell’esercizio in corso, mettendo sul tavolo numeri pesanti: una svalutazione record da 22 miliardi di euro dovuti alla revisione della strategia sull’elettrico; esborsi di cassa per 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni. Per una perdita complessiva tra 19 e 21 miliardi nella seconda metà del 2025. […]