Certificati Equity Protection: guida completa

In breve. Gli Equity Protection sono certificati a capitale protetto che a scadenza restituiscono almeno una percentuale prefissata del nominale (di solito 90-100%) e, se il sottostante è salito, aggiungono una partecipazione al rialzo, quasi sempre fino a un cap. Nessuna barriera: la protezione non ha condizioni legate al sottostante, ma vale solo a scadenza e dipende dalla solvibilità dell’emittente. Sono lo strumento per chi vuole esporsi a un’azione o a un indice senza rischiare il capitale sul mercato, accettando un guadagno massimo limitato.

Indice 1. Cosa sono 2. Come funzionano: protezione, partecipazione, cap 3. Esempio numerico 4. Protezione totale o parziale 5. Le varianti 6. Quanto rendono 7. I rischi 8. Tassazione 9. Equity Protection vs Cash Collect vs BTP vs ETF 10. Come scegliere 11. Equity Protection su Radar 12. Glossario 13. Domande frequenti 14. Fonti

Cosa sono

Gli Equity Protection sono certificati di investimento a capitale protetto, emessi da una banca e quotati su SeDeX o Cert-X, che a scadenza rimborsano almeno il livello di protezione (una percentuale prefissata del nominale) e riconoscono in aggiunta una partecipazione alla performance positiva del sottostante, di norma limitata da un cap.

Nella classificazione ACEPI appartengono alla categoria “capitale protetto”, insieme ai Digital e ai certificati legati a tassi; ne sono la forma più classica. La costruzione è quella di tutti i certificati a capitale protetto: una componente obbligazionaria che a scadenza vale il livello di protezione e, con il resto del capitale, opzioni call sul sottostante che generano la partecipazione al rialzo. Per questo con i tassi alti gli Equity Protection offrono strutture migliori, e per questo l’investitore rinuncia ai dividendi del sottostante: sono quelli che finanziano le opzioni.

Vanno tenuti distinti dai Cash Collect, che sono a capitale condizionatamente protetto: lì sia il rimborso del capitale sia il pagamento dei premi dipendono da barriere (barriera capitale e barriera premio) misurate sul sottostante, spesso worst of. Nell’Equity Protection non c’è nessuna barriera: il livello di protezione vale sempre, qualunque cosa faccia il sottostante.

Come funzionano: protezione, partecipazione, cap

Livello di protezione. Percentuale del nominale rimborsata a scadenza nel caso peggiore: 100% (protezione totale), 95% o 90% (protezione parziale).

Strike. Livello iniziale del sottostante da cui si misura la performance.

Partecipazione. Percentuale della performance positiva del sottostante riconosciuta all’investitore. Con partecipazione 100% si replica il rialzo; con 70% se ne incassa il 70%; esistono anche partecipazioni sopra il 100% (leva sul rialzo), tipicamente compensate da un cap più basso o da una protezione parziale.

Cap. Rimborso massimo, in percentuale del nominale. È la variabile che l’emittente usa per far quadrare la struttura: più protezione e partecipazione, più basso il cap.

Cedole. Nella forma base non ci sono: il risultato si realizza a scadenza. Esistono varianti con cedola.

Payoff a scadenza di un Equity Protection con protezione 100%, partecipazione 100% e cap 130%

Equity Protection: payoff con protezione del capitale e cap

:

Sottostante a scadenzaRimborso
Sotto lo strike, qualunque ribasso100% del nominale (livello di protezione)
Tra strike e cap100% + performance × partecipazione
Sopra il cap (+30% e oltre)130% del nominale

Esempio numerico

Equity Protection su FTSE MIB, nominale 1.000 euro, durata 4 anni, protezione 100%, partecipazione 100%, cap 130%, nessuna cedola.

ScenarioFTSE MIB a scadenza vs strikeCalcoloRimborsoRisultatoRendimento annuo composto
Forte rialzo+50%cap1.300 €+300 €6,8%
Rialzo moderato+18%1.000 + 180 × 100%1.180 €+180 €4,2%
Laterale0%protezione1.000 €0 €0%
Ribasso-35%protezione1.000 €0 €0%

Stesso prodotto con partecipazione 70% e cap 140%: a +18% il rimborso è 1.126 euro, a +50% è 1.350 (perché 70% × 50% = 35%, sotto il cap del 40%). E con protezione 90%, partecipazione 100%, cap 150%: a -35% si incassano 900 euro, a +50% 1.500. Le tre versioni costano uguale all’emittente; quello che cambia è come è distribuito il rischio tra l’investitore che teme il ribasso e quello che spera nel rialzo.

Attenzione al confronto con l’indice: chi avesse comprato direttamente un ETF sul FTSE MIB avrebbe incassato anche i dividendi, in quattro anni circa [X]% [inserire dividend yield medio FTSE MIB × 4], che il certificato non paga. Nello scenario laterale l’ETF avrebbe reso quel [X]%, il certificato zero.

Protezione totale o parziale

La scelta tra 100% e 90% non è di poco conto ed è spesso mal capita.

Con protezione 100% l’unico rischio sul capitale è quello dell’emittente. Il prezzo è un cap più basso o una partecipazione ridotta, e a volte una durata più lunga.

Con protezione 90% l’investitore accetta una perdita massima del 10% del nominale in cambio di un cap più alto (spesso 10-20 punti in più) o di una partecipazione più generosa. Il punto di pareggio rispetto alla versione 100% dipende dallo scenario: se il sottostante sale oltre il cap della versione 100%, la 90% vince; se scende, perde 100 euro su 1.000 che l’altra non perde.

Regola pratica: la protezione parziale ha senso solo se si ha una vista positiva sul sottostante e si sta usando il certificato come sostituto dell’azione, non come sostituto del BTP.

Le varianti

Equity Protection con cap. La forma standard descritta sopra.

Equity Protection senza cap. Partecipazione illimitata al rialzo, di norma con partecipazione inferiore al 100% (es. 50-70%) o con protezione parziale. Rari con tassi bassi, più frequenti oggi.

Equity Protection con cedola. Cedole periodiche fisse o digitali (pagate se il sottostante è sopra una soglia) in aggiunta alla protezione; spesso senza partecipazione al rialzo. Sono al confine con i Digital a capitale protetto.

Equity Protection Short (o Reverse). Partecipano al ribasso del sottostante con protezione del capitale: si guadagna se il mercato scende.

Equity Protection Quanto. Su sottostanti in valuta estera (S&P 500, Nikkei, Hang Seng) con neutralizzazione del rischio di cambio.

Equity Protection con partecipazione a leva. Partecipazione sopra il 100% (es. 150%) compensata da cap più basso o protezione parziale.

Bonus Protection / Twin Win protetti. Riconoscono un bonus anche in caso di ribasso moderato, sempre con il pavimento della protezione. Strutture meno comuni.

Quanto rendono

Il cap, tradotto in rendimento annuo composto, è la prima cosa da guardare. Alcuni riferimenti:

CapDurata 3 anniDurata 4 anniDurata 5 anni
115%4,8%3,6%2,8%
125%7,7%5,7%4,6%
135%10,5%7,8%6,2%
150%14,5%10,7%8,4%

Il rendimento effettivo sta tra zero (scenario negativo) e questi valori (scenario di cap raggiunto), e dipende da cinque fattori: livello dei tassi (il più importante: tassi alti finanziano cap alti), livello di protezione, durata, volatilità e dividendi del sottostante (dividendi alti rendono le call più economiche e migliorano la struttura), e prezzo sul secondario.

L’ultimo merita attenzione. Un Equity Protection con protezione 100% che quota 94 con tre anni residui garantisce, salvo emittente, un rendimento minimo del 6,4% totale (2,1% annuo) se portato a scadenza, più tutta la partecipazione al rialzo. Sotto la pari, la protezione diventa un rendimento minimo certo: è la situazione in cui questi prodotti sono più interessanti. Radar calcola per ogni certificato monitorato il rendimento minimo a scadenza al prezzo corrente.

I rischi

Rischio emittente. L’unico rischio che può intaccare il capitale protetto: il certificato è un debito senior non garantito della banca emittente, soggetto a bail-in. Su durate di 4-6 anni il rating dell’emittente è il primo criterio di scelta.

Protezione solo a scadenza. Prima della scadenza il prezzo dipende da tassi, volatilità, sottostante e credito dell’emittente: un rialzo dei tassi di 2 punti può portare un certificato con protezione 100% a quotare 85-90. Chi vende prima non ha protezione.

Costo-opportunità e inflazione. Nello scenario negativo si ottiene zero nominale su più anni, mentre BTP o conto deposito avrebbero pagato interessi. La protezione è nominale, non reale.

Cap. In un mercato in forte rialzo il certificato rende molto meno del sottostante.

Dividendi. Non si incassano: in quattro anni su un indice ad alto dividendo sono 12-16 punti di differenza rispetto a un ETF.

Liquidità. Market maker in continua, ma spread che si allarga nei momenti di stress.

L’indicatore SRI del KID per gli Equity Protection è di norma tra 1 e 3.

Tassazione

I proventi sono redditi diversi tassati al 26% e compensabili con minusvalenze pregresse entro il quarto anno successivo. È il vantaggio principale rispetto agli ETF (redditi di capitale, non compensabili) e ai BTP (12,5% ma non compensabili): chi ha minusvalenze in portafoglio può incassare la plusvalenza di un Equity Protection senza imposta fino a esaurimento dello zainetto fiscale. Le eventuali cedole delle varianti con cedola seguono la stessa regola, con la cautela sulle cedole incondizionate da verificare con la propria banca. Bollo 0,2% annuo sul controvalore.

Equity Protection vs Cash Collect vs BTP vs ETF

Equity ProtectionCash CollectBTPETF azionario
Protezione del capitaleprefissata (90-100%) a scadenza, senza condizioni sul sottostantecondizionata alla barriera capitaletotale a scadenza, rischio Statonessuna
Premi / cedoledi norma nessuna (varianti con cedola)condizionati alla barriera premio, altifissedividendi
Partecipazione al rialzosì, di norma fino a un capnonototale
Dividendi del sottostantenonon.a.sì
Rischio emittentesìsìsì (Stato)no
Mercato idealerialzo moderatolaterale / lieve ribassoqualsiasirialzo
SRI tipico1-34-62-34-5
Fiscalità26%, compensa minusvalenze26%, compensa minusvalenze12,5%, non compensa26%, non compensa

Approfondimenti: certificati a capitale protetto, Cash Collect, Cash Collect Airbag.

Come scegliere

  1. Emittente e durata insieme. Sul capitale protetto il rischio emittente è tutto: rating solido, e più la durata è lunga più il criterio pesa.
  2. Converti il cap in rendimento annuo e confrontalo con il BTP di pari durata: se il cap annualizzato non supera il BTP di almeno 2-3 punti, stai pagando la protezione troppo cara.
  3. Protezione 100% salvo vista forte sul sottostante. La parziale è per chi sostituisce l’azione, non il BTP.
  4. Guarda i dividendi del sottostante. Un indice ad alto dividendo (banche, utilities, FTSE MIB) permette strutture migliori, ma è anche quello a cui rinunci di più.
  5. Cerca il secondario sotto la pari. Protezione 100 e prezzo 92-96 con 2-3 anni residui: rendimento minimo certo più partecipazione.
  6. Verifica il tipo di partecipazione: sulla performance dello strike o su una media di osservazioni (asian option)? La media riduce il rendimento nei rialzi progressivi.
  7. Leggi gli scenari del KID: lo sfavorevole deve coincidere con il livello di protezione.

Equity Protection su Radar

Dati aggiornati al 27/09/2026. Radar monitora 264 Equity Protection attivi (dati completi su 253). La protezione media è del 99,3%: l’87% protegge il 100% del nominale, mentre 26 certificati proteggono tra l’85% e il 99%. Circa due terzi (64%) hanno un cap sul rendimento; il rimborso massimo medio è del 124% (mediana 125%, fino a 180%), con una partecipazione al rialzo media del 108%. Alcuni tra quelli monitorati, con livello di protezione, partecipazione al rialzo e cap:

ISINEmittenteSottostanteProtezionePartecip.Cap (rimborso max)Scadenza
XS3184013061BarclaysEnel, Iberdrola, Palantir100%233%nessun cap27/08/2031
XS3402068517BarclaysS&P 500, FTSE MIB, SMI, FTSE 100100%120%160%07/07/2031
XS3345006830BarclaysThales, Rheinmetall, Leonardo100%100%150%12/05/2031
XS3345006756BarclaysEni, Vestas Wind Systems, Enel100%175%nessun cap12/05/2031
XS3305586441BarclaysEURO STOXX Banks90%180%140%22/04/2031
XS3073764584BarclaysHang Seng100%150%150%05/08/2030

Il cap di questi Barclays è un tetto al guadagno, non al rimborso: il rimborso a scadenza è pari al 100% (o al livello di protezione) più il minore tra il cap e la partecipazione moltiplicata per il rialzo del sottostante.

Vedi tutti i certificati, filtrabili per tipologia e sottostante →

Per le basi, scarica la guida gratuita.

Glossario

Domande frequenti

Cosa sono i certificati Equity Protection? Certificati a capitale protetto che a scadenza rimborsano almeno il livello di protezione (di solito 90-100% del nominale) e, se il sottostante è salito, aggiungono una partecipazione al rialzo, di norma fino a un cap. Non hanno barriere: la protezione non dipende dal sottostante ma solo dalla solvibilità dell’emittente.

Il capitale è garantito? No. È protetto alle condizioni del prodotto e solo a scadenza, ed è soggetto al rischio di credito dell’emittente. “Protetto” non significa “garantito”.

Che differenza c’è tra protezione totale e parziale? Con protezione totale si recupera il 100% del nominale a scadenza; con protezione parziale (es. 90%) la perdita massima è del 10%, in cambio di un cap più alto o di una partecipazione maggiore.

Che differenza c’è con un Cash Collect? Il Cash Collect è a capitale condizionatamente protetto: capitale e premi dipendono dal rispetto di barriere (barriera capitale e barriera premio) da parte del sottostante. L’Equity Protection non ha barriere né premi condizionati: protegge sempre il livello prefissato e partecipa al rialzo.

Cos’è il cap? Il rimborso massimo del certificato, in percentuale del nominale. Un cap al 130% significa che, anche se il sottostante raddoppia, si incassano al massimo 1.300 euro su 1.000.

Quanto rendono gli Equity Protection? Tra zero (scenario negativo) e il cap: un cap al 125% su 4 anni equivale a un massimo del 5,7% annuo composto. Comprati sotto la pari sul secondario, offrono un rendimento minimo certo pari al recupero dello sconto.

Gli Equity Protection pagano i dividendi? No. L’investitore rinuncia ai dividendi del sottostante, che servono a finanziare la struttura. È il principale costo implicito rispetto a un ETF.

Cosa succede se vendo prima della scadenza? Si incassa il prezzo di mercato, che può essere sotto il nominale anche con protezione 100%, perché risente di tassi, volatilità e credito dell’emittente. La protezione vale solo a scadenza.

Come sono tassati? Come redditi diversi al 26%, compensabili con minusvalenze pregresse entro il quarto anno successivo.

Equity Protection e orizzonte temporale

La scelta di un Equity Protection dipende molto dall’orizzonte temporale. Questi certificati hanno una scadenza fissa, spesso tra i tre e i sei anni, e la protezione del capitale vale solo a quella data: chi vende prima sul mercato secondario resta esposto alle oscillazioni di prezzo, che dipendono da volatilità, tassi e vita residua.

Per questo l’Equity Protection si adatta a chi può immobilizzare la somma fino a scadenza e non prevede di aver bisogno del capitale nel frattempo. Un altro elemento pratico è la liquidità: prima di acquistare conviene verificare che l’emittente garantisca quotazioni denaro-lettera continue e uno spread contenuto.

Infine, conviene confrontare il livello di protezione con il cap: una protezione molto alta si paga quasi sempre con un tetto più basso ai guadagni, mentre una protezione parziale lascia più spazio al rialzo. Valutare insieme questi due parametri è il modo corretto per capire se il prodotto è coerente con i propri obiettivi.

Approfondimenti correlati

Per inquadrare l’Equity Protection nel panorama dei certificati, approfondisci anche i certificati a capitale protetto, i certificati Cash Collect e la variante Cash Collect Airbag. Trovi l’elenco completo nella guida alle tipologie di certificati.

Fonti

Contenuto a scopo informativo e didattico, redatto dallo scrivente. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento. I certificati sono prodotti complessi: possibile perdita parziale o totale del capitale e rischio emittente. Prima di investire leggere il KID sul sito dell’emittente.