Titoli di Stato e indebitamento globale, il 2026 sarà l’anno dei record

Il 2026 si prospetta come l’anno dei titoli di Stato (bond) e dell’aumento del debito pubblico. E non solo in Europa, ma in tutto il resto del Mondo: un indebitamento spinto soprattutto dai massicci investimenti in infrastrutture e dalle politiche di espansione economica delle principali economie mondiali.

Debito sovrano in Europa verso i 1,4 trilioni di dollari: l’analisi di Generali

La parola d’ordine per il 2026 sarà debito, soprattutto in Europa. Il che è in sintonia con gli ultimi del 2025: nei primi nove mesi dell’anno appena passato, le emissioni lorde di titoli di Stato dell’Area Euro con scadenza superiore a un anno hanno raggiunto circa 1.167 miliardi di euro, superando i 1.123 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente e attestandosi all’87% dell’obiettivo annuale, contro l’82% del 2024. Le emissioni nette, invece, sono state pari a 513 miliardi, in aumento rispetto ai 446 miliardi del 2024.

A tal riguardo, secondo Florian Späte (Senior Bond Strategist di Generali Investments), “ci aspettiamo che le emissioni nette continuino a crescere, superando i 500 miliardi di euro nel 2026. Considerando anche l’incremento dei rimborsi, prevediamo che il volume lordo delle emissioni supererà i 1,4 trilioni”.

Un ruolo chiave in questo andamento sarà giocato dal progressivo disimpegno della BCE attraverso il Quantitative Tightening. Dopo aver ridotto il proprio bilancio di circa 400 miliardi nel 2025, Francoforte si prepara a un’ulteriore riduzione nei prossimi mesi: secondo Bank of America, il bilancio dell’Eurosistema continuerà a scendere fino a 5,8 trilioni di euro entro la fine del 2026, e a 5,6 trilioni di euro entro la fine del 2027.

“Di conseguenza, le emissioni nette, comprensive dell’effetto del QT della BCE, toccheranno quasi i 900 miliardi di euro, leggermente al di sopra dei livelli del 2025. Dopo il forte calo al 36% registrato nel 2025, la quota di obbligazioni a lungo termine con scadenza superiore a dieci anni continuerà a diminuire, mentre ci aspettiamo una curva dei rendimenti leggermente più ripida nel 2026”, ha aggiunto Späte.

Il crescente ricorso all’emissione di Titoli di Stato in Europa riflette soprattutto il fabbisogno crescente dei governi di liquidità per finanziare infrastrutture e programmi strategici, tra cui la difesa. La Germania, in particolare, ha stabilito un nuovo record con oltre 140 miliardi di euro di emissioni nette, spinta dalla sua politica fiscale espansiva.

“Tuttavia, alcuni dei paesi non-core stanno perseguendo strategie fiscali più robuste”, sottolinea Späte. È il caso dell’Italia, la cui gestione attenta delle finanze pubbliche (che ha contribuito anche a ridurre lo spread BTp-Bund ai minimi da quindici anni) sembra destinata a proseguire. Il Tesoro dovrebbe registrare la contrazione più significativa in termini di emissioni nette rispetto al 2025, con un ammontare che l’Ufficio parlamentare di bilancio stima per il momento poco superiore ai 100 miliardi.

Indebitamento globale oltre i 3,45 trilioni: le stime dell’IIF

Uscendo dai confini dell’Eurozona, anche a livello globale l’indebitamento sarà la parola chiave del 2026. L’Institute of International Finance (IIF) ha stimato che il debito totale mondiale ha raggiunto i 345,7 trilioni di dollari alla fine di settembre, pari a circa il 310% del PIL globale, un rapporto sostanzialmente stabile rispetto alla metà del 2022. Un andamento destinato a proseguire anche nel 2026, sostenuto da un dollaro più debole che ha gonfiato il valore della maggior parte delle passività in valuta locale, una volta convertite in dollari.

“Con i deficit di bilancio ancora elevati”, osserva l’IIF, “e l’impatto degli ampi pacchetti di stimoli fiscali previsti nel 2026 in Giappone, Stati Uniti, Germania e Cina, è probabile che i paesi sovrani continuino ad aumentare il loro peso debitorio e le spese per interessi”.

A conferma di questo trend, nel 2025 i Titoli di Stato dei mercati emergenti hanno fatto sempre più affidamento ai mercati internazionali. Secondo un conteggio di JPMorgan, le emissioni sovrane di questi Paesi hanno superato i 255,7 miliardi di dollari entro l’inizio di dicembre, segnando il livello annuo lordo più alto di sempre, con i titoli investment grade che hanno assorbito 182,1 miliardi del totale. La banca d’affari statunitense definisce tuttavia il 2025 un “anno unico” e prevede per il 2026 una riduzione delle emissioni.

Guardando al futuro, i mercati emergenti dovranno far fronte a quasi 8.000 miliardi di dollari di rimborsi tra obbligazioni e prestiti nel 2026, mentre i mercati maturi saranno chiamati a rifinanziare oltre 16.000 miliardi di dollari. Un fattore che, secondo l’IIF, potrebbe aumentare il rischio di tensioni sui finanziamenti qualora le condizioni finanziarie globali si inasprissero.

Il ritorno dei titoli di Stato: opportunità e rischi per i possessori di certificati

Per l’obbligazionario, e quindi per i possessori di certificati legati ai titoli di Stato, il 2026 si prospetta già a inizio gennaio come un anno di sfide e opportunità.

Per sfide parliamo dell’aumento delle emissioni nette di titoli sovrani in Europa e il progressivo disimpegno della BCE. Un mix che potrebbe creare un contesto di maggiore volatilità sui mercati obbligazionari, con i prezzi dei certificati già emessi che potrebbero subire fluttuazioni più marcate.

Di contro, per opportunità si intendono la curva dei rendimenti più ripida e i nuovi collocamenti di titoli: questi elementi potrebbero offrire potenziali rendimenti più elevati, soprattutto per prodotti legati a obbligazioni a lungo termine o a mercati emergenti.

A tutto ciò si aggiungono anche la debolezza del dollaro, le emissioni record di eurobond e il crescente debito globale, tutti fattori che possono amplificare sia i rischi che le opportunità, incidendo sui prezzi e sul valore di rimborso.

In questo scenario, la gestione del portafoglio e la scelta dei sottostanti diventano determinanti: certificati ben diversificati e con strategie di protezione dal rischio di tasso o cambio potrebbero trarre vantaggio dalla maggiore generosità dei rendimenti, mentre prodotti più esposti restano sensibili a eventuali tensioni sui mercati e variazioni degli spread sovrani.

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