Inizia la stagione dei trimestrali USA, e già si preannuncia più che soddisfacente, vista la forza dei primi dati pubblicati da diverse aziende e le aspettative positive per il resto della stagione.
Trimestrali USA: quasi l’85% delle aziende supera le aspettative
Nonostante meno di un quinto delle società di Wall Street pesate per capitalizzazione di mercato abbia finora reso noti i propri risultati trimestrali (tra cui le Big Tech quali Alphabet, Amazon, Apple e altre), i dati finora disponibili si rivelano nettamente superiori alle attese.
Quasi l’85% delle aziende che hanno pubblicato i conti ha infatti registrato guadagni superiori alle stime degli analisti, segnando la percentuale più alta degli ultimi quattro anni secondo Bloomberg Intelligence.
A fare da traino in questa prima ondata di trimestrali sono state in particolare le grandi banche, come JPMorgan Chase, Citigroup e Morgan Stanley, che hanno superato le stime di consensus. Non meno rilevante è stata la performance di Coca-Cola, con i consumatori che hanno acquistato le bevande dell’azienda nonostante i prezzi più alti.
Da segnalare anche General Motors, che ha visto il titolo impennarsi dopo aver rivisto al rialzo le proprie previsioni di profitto, grazie alle forti vendite di camion e da alcuni sgravi tariffari strategici.
Trimestrali USA tra ottimismo e incertezze geopolitiche
Eppure, la stagione dei trimestrali è partita con il piede giusto: utili solidi e segnali di investimenti consistenti in settori strategici, come l’intelligenza artificiale, stanno contribuendo a mitigare le pressioni derivanti dagli eventi di quest’anno. In particolare la politica dei dazi commerciali dell’amministrazione Trump, a cui si aggiungono recentemente lo shutdown governativo e le nuove tensioni commerciali con la Cina.
Tensioni che però potrebbero allentarsi, considerando la recente dichiarazione del presidente Donald Trump secondo cui i dazi al 100% proposti contro la Cina non sono sostenibili: una speranza in più perché torni la “tregua” tra le due superpotenze.
Diversa invece la situazione per dazi e shutdown. Fin dal loro esordio, i dazi sono stati tra i principali venti contrari per il mercato, insieme all’incertezza economica legata al rallentamento del mercato del lavoro e alle tensioni geopolitiche. E ora anche lo shutdown porta ulteriore incertezza, visto che impedisce la pubblicazione dei dati macroeconomici essenziali per gli investitori.
Nonostante tutto, lo S&P 500 ha registrato un rialzo del 15% nel corso dell’anno, sebbene i guadagni si siano stabilizzati a ottobre. Addirittura, secondo il team di strategist di JPMorgan Chase, si prevede che i membri dell’indice realizzeranno un ulteriore trimestre di crescita a due cifre, stimata intorno al 12%, superando così le previsioni del consenso, che indicano un aumento del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Opportunità e rischi per i possessori di certificate
Al momento la situazione appare promettente, anche se l’ultima parola spetterà alle Big Tech quando pubblicheranno i loro risultati trimestrali. Fino ad allora, conviene monitorare con attenzione l’andamento del mercato, pur considerando che i dati positivi di alcune grandi banche e di colossi internazionali offrono già opportunità di valorizzazione dei certificate, in particolare quelli a leva o con barriere condizionate.
Se il contesto dovesse rimanere stabile, i certificate legati allo S&P 500 potrebbero beneficiare dei rialzi mirati dei titoli sottostanti, il che porterebbe a performance favorevoli per gli investitori.
Rimane però il rebus sulle tensioni geopolitiche e le politiche commerciali: eventuali escalation potrebbero influenzare la performance dei certificate nei prossimi mesi. Per questo conviene tenere a prescindere un approccio prudente ma strategico.

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