UniCredit apre un nuovo capitolo nel suo programma di buyback, annunciando il riacquisto di oltre 1 milione di azioni, che porta il totale delle azioni riacquistate a più di 30 milioni. Sullo sfondo, la banca continua a confrontarsi con le restrizioni del Golden Power legate alla sua OPA su Banco BPM.
Buyback Unicredit: oltre 1 milione di azioni riacquistate
UniCredit, nell’ambito del programma di acquisto di azioni proprie avviato lo scorso 23 ottobre, ha reso noto di aver acquistato dal 24 al 28 novembre 2025, complessivamente 1.043.934 azioni proprie al prezzo medio ponderato di 63,1065 euro. Per la cronaca, nelle tranche precedenti, Piazza Gae Aulenti ha provveduto a riacquistare 2.848.793 azioni a 62,6785 euro nella fase 17-21 novembre, 1.672.132 azioni a 66,1178 euro tra il 10 e il 14 novembre e 1.887.264 azioni a 63,4982 euro tra il 3 e il 7 novembre.
Il programma in questione è la cosiddetta “Seconda Tranche del Residuo SBB 2024“: avviato a fine ottobre e comunicato negli ultimi trimestrali 2025, rappresenta l’esecuzione della seconda e ultima tranche del buyback relativo all’esercizio 2024, per un ammontare massimo di 1.774.462.057,30 euro e un numero di azioni non superiore a 82.494.835.
Alla data del 28 novembre 2025, dall’inizio della Seconda Tranche, il totale degli acquisti effettuati dalla banca ammonta a 10.983.325 azioni, corrispondenti allo 0,71% del capitale sociale e per un controvalore complessivo di 695.043.523,53 euro, pari al 39,17% dell’importo previsto per la Seconda Tranche. “Alla medesima data, considerando anche gli acquisti realizzati in esecuzione della Prima Tranche del Residuo SBB 2024, UniCredit detiene complessivamente 38.488.490 azioni proprie pari al 2,47% del capitale sociale“, conclude la banca.
Unicredit, 2025 annus mirabilis per Piazza Gae Aulenti
La banca di Piazza Gae Aulenti procede spedita dunque nel suo programma di buyback, sostenuta anche dagli ultimi risultati trimestrali 2025, che hanno confermato performance solide. Tra i principali dati: un utile netto di 2,6 miliardi di euro nel terzo trimestre 2025 (+4,7% su base annua); un utile netto complessivo nei primi nove mesi del 2025 a 8,7 miliardi (+12,9% rispetto allo stesso periodo del 2024); il RoTE al 19,1% nel trimestre e al 21,7% nei nove mesi; e i ricavi netti a 6,1 miliardi di euro nel terzo trimestre.
Tutti risultato che hanno contribuito a migliorare la valutazione della banca presso le agenzie di rating. In particolare, Moody’s ha innalzato di un notch il rating Senior Preferred e Long-Term Deposits, portandolo da “Baa1” ad “A3”, con outlook stabile. Si tratta del quarto significativo miglioramento del merito creditizio di UniCredit nel corso del 2025, consolidando la valutazione nella fascia “singola A” presso tutte e tre le principali agenzie di rating.
Anche Morgan Stanley ha aggiornato le proprie stime, alzando il target price del titolo da 74 a 76 euro, con l’aspettativa di un RoTE sostenibile del 19% e un costo del capitale dell’11,4%. Per il 2026, la banca d’affari statunitense stima per UniCredit ricavi pari a 25,310 miliardi di euro (consenso 26,197 miliardi) e un utile netto di 9,671 miliardi (consenso 11,213 miliardi), con un dividendo previsto di 3,57 euro per azione (consenso 4,64 euro). In uno scenario ottimale, con RoTE al 20%, il titolo potrebbe raggiungere 82 euro.
UniCredit guarda al futuro nonostante il blocco dell’OPA su Banco BPM
Ora l’ultima sfida per UniCredit è quella del Golden Power alla sua OPA su Banco BPM. L’offerta, lanciata un anno fa come proposta di scambio volontaria per un corrispettivo totale di circa 10,1 miliardi di euro in azioni, era stata prima rifiutata da Banco BPM, che l’ha giudicata inadeguata. Successivamente, il 18 aprile 2025, il Governo ha esercitato il Golden Power, che ha portato al ritiro dell’OPA a luglio. In merito alla decisione governativa, UniCredit ha presentato ricorso al Tar del Lazio, che ha richiesto la modifica di due condizioni su quattro, e successivamente il 10 novembre 2025 il ricorso è stato portato davanti al Consiglio di Stato.
Di recente, durante l’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario al Senato, l’AD di UniCredit Andrea Orcel ha criticato le restrizioni imposte. Secondo l’AD, la decisione del Governo si basava su informazioni fornite da Banco BPM che UniCredit “non ritiene corrette“. Alcune delle condizioni imposte dal Golden Power, ha aggiunto, risultano “non percorribili” per l’istituto.
“Vedevamo questa operazione come un’opportunità per fare e offrire ancora di più, applicando il nostro modello di successo e la nostra significativamente maggiore capacità di investimento a clienti, famiglie e PMI di un’altra banca”, ha spiegato. “Data la complementarietà di Banco Bpm rispetto a UniCredit, l’acquisizione avrebbe generato grandi sinergie e benefici per famiglie, imprese, investitori e per l’intero Paese“.
Nonostante il blocco dell’OPA, la strategia di UniCredit resta invariata. “La nostra preferenza continua a essere per una soluzione negoziata e costruttiva”, ha ribadito Orcel. “Le nostre ambizioni non sono cambiate: la spinta a crescere e a fare di più resta intatta. Per il nostro gruppo, questo significa raddoppiare gli sforzi sulle opportunità di crescita organica in Italia e creare tanto valore quanto quello che avremmo generato se l’acquisizione di Banco BPM fosse andata in porto“.
Secondo le stime di S&P Global presentate all’indomani del lancio dell’OPA, la fusione dei due gruppi avrebbe generato “un business combinato di 998,94 miliardi di euro, superando così Intesa Sanpaolo per dimensioni in Italia“. A livello europeo, l’entità combinata sarebbe stata il 14° maggiore istituto di credito, considerando anche possibili fusioni tra altri gruppi spagnoli come Banco Bilbao Vizcaya Argentaria e Banco de Sabadell. A sua volta, secondo i dati di Market Intelligence, il gruppo combinato avrebbe potuto contare su oltre 3.300 filiali sul territorio nazionale.
Maxi riacquisto di azioni UniCredit: cosa significa per investitori e possessori di certificati
Tralasciando trimestrali e la mancata OPA su Banco BPM, a interessare investitori e i possessori di certificati è in primis il nuovo piano di buyback.
Il riacquisto massiccio di azioni proprie tende infatti a ridurre il flottante disponibile sul mercato, aumentando potenzialmente la volatilità del titolo e influenzando il prezzo di riferimento delle azioni sottostanti ai certificate. Questo può comportare variazioni nei prezzi dei certificate legati al sottostante, sia in termini di valore intrinseco sia di liquidità sul mercato secondario.
Inoltre, alcune tipologie di certificate — in particolare quelle con meccanismi di protezione condizionati al prezzo dell’azione — potrebbero vedere modificata la probabilità di raggiungere i livelli target, in quanto il buyback tende a sostenere i corsi azionari nel breve periodo, ma può anche ridurre la disponibilità di azioni per strategie di hedging da parte degli emittenti.
In sintesi, il programma di riacquisto rafforza il titolo e potenzialmente crea valore, ma introduce nuove dinamiche da valutare per chi detiene strumenti derivati o certificate legati a UniCredit.
