Spuntano i primi dati ufficiali su disoccupazione e industria negli Stati Uniti, a quasi una settimana dalla fine dello shutdown più lungo della storia. Dati però abbastanza contrastanti: gli ordinativi industriali rispettano le attese, ma le richieste di sussidio di disoccupazione superano le previsioni.
USA, disoccupazione aumenta e industria rimbalza: i primi dati post-shutdown
Salgono più delle attese le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti. Nella settimana al 18 ottobre, i “claims” hanno raggiunto 232 mila unità, in aumento di 13 mila, rispetto alle 219 mila della settimana precedente (riviste da 218 mila), e di 10 mila rispetto alle 223 mila attese. Si segnalano anche le richieste continuative, che si sono attestate a 1.957.000, leggermente sopra le 1.947.000 della settimana precedente.
Complessivamente, i dati restano in linea con i livelli settimanali osservati negli ultimi 12 mesi, il che è un segnale rassicurante per i mercati, a conferma che fino alla metà di ottobre non si è registrato il temuto aumento dei licenziamenti. Dopo il 4,3% di agosto, il tasso di disoccupazione era rimasto modesto prima della chiusura governativa, ma il significativo rallentamento nella creazione di posti di lavoro registrato nei mesi successivi ha alimentato i timori di un raffreddamento del mercato del lavoro.
Per quanto riguarda il fronte industriale, i nuovi ordini di beni negli Stati Uniti hanno mostrato un rimbalzo ad agosto. Secondo l’ultimo rapporto del Department of Commerce – Bureau of the Census, gli ordini sono aumentati dell’1,4%, dopo il calo dell’1,3% registrato a luglio, in linea con le previsioni degli analisti, mentre sono aumentati del 3,3% su base annua ad agosto. Al netto del settore dei trasporti, gli ordini sono saliti dello 0,3% (dopo il +0,4% di luglio), mentre al netto del settore difesa sono cresciuti dell’1,9%.
USA, FED guarda alla prudenza: il commento di Tom Barkin
Dovevano uscire il mese prima, e invece solo ora le autorità competenti hanno potuto rilasciare i dati di agosto su lavoro e industria. Il ritardo è dovuto allo shutdown federale, che per 43 giorni ha sospeso le attività governative, bloccando anche la diffusione dei principali indicatori macroeconomici. Per conoscere i dati di settembre bisognerà però attendere giovedì, quando verrà presentato il primo rapporto mensile post-chiusura, con le cifre relative alla creazione di posti di lavoro e al tasso di disoccupazione.
Tutti questi dati saranno essenziali per il prossimo appuntamento della Federal Reserve a dicembre, durante il quale si deciderà se procedere o meno con un nuovo taglio dei tassi di interesse. Una mossa che i mercati attendevano con ansia, ma ormai con sempre meno fiducia: gli odds sul portale di CMEGroup sono ormai sotto il 50%, in discesa dal 64% di qualche settimana fa.
In attesa della prossima riunione del Comitato, alcuni membri della Banca Centrale hanno già commentato i primi numeri diffusi dopo la sospensione delle attività governative. Tra questi, il presidente della FED di Richmond Tom Barkin, che ha lanciato un messaggio di prudenza sul mercato del lavoro, pur mantenendo un outlook relativamente ottimistico sull’inflazione.
Intervenendo a Winchester, in Virginia, Barkin ha evidenziato come i dati ufficiali mostrino una crescita occupazionale rallentata, un calo delle offerte di lavoro e richieste di sussidio sostanzialmente stabili. Secondo il banchiere, il quadro reale appare più fragile di quanto suggeriscano le statistiche: “le imprese parlano di un mercato ‘bilanciato’, ma nei dettagli la situazione non sembra così solida“.
Davanti a questo scenario, è quindi comprensibile che non ci sia sintonia dentro la FED in merito al prossimo taglio dei tassi. In effetti, alcuni membri chiedono una pausa per contenere i rischi inflazionistici, mentre altri spingono per ulteriori riduzioni a sostegno dell’occupazione. In merito al prossimo appuntamento, lo stesso Barkin non ha anticipato la sua posizione, limitandosi a sottolineare che “pressioni si avvertono su entrambi i lati del mandato, ma anche fattori mitiganti che riducono i rischi“.
USA, segnali misti per i possessori di certificate in vista della riunione FED
Con i primi dati ufficiali su lavoro e industria statunitensi, diventa più facile comprendere quale sarà la prossima mossa della Federal Reserve sull’eventuale nuovo taglio dei tassi. C’è da dire che al momento i numeri non sembrano sufficienti a giustificare un ulteriore cut, nonostante una riduzione dei tassi potrebbe risultare utile per stimolare l’economia (o almeno per evitare che questa subisca danni peggiori, come sottolineato da Mary Daly, presidente della Federal Reserve di San Francisco).
A prescindere, se i tassi dovessero rimanere stabili o anzi scendere, i certificate legati a indici azionari o obbligazionari potrebbero registrare una diminuzione del rendimento atteso per le scadenze più brevi. Allo stesso tempo, quelli con barriera o protezione condizionata potrebbero subire maggiore volatilità se il mercato dovesse reagire pure ai segnali di rallentamento occupazionale o industriale.
Gli investitori dovrebbero quindi valutare attentamente profilo di rischio, barriera e leva dei propri certificate, considerando che sia i prossimi dati macroeconomici che la prossima riunione della FED saranno ancora più influenti a livello di mercati.

[…] poche parole, una situazione economica poco brillante, il che conferma quanto già emerso da altri report “non ufficiali” diffusi durante e dopo lo shutdown. Investitori e FED hanno così dovuto operare in condizioni di incertezza, un contesto […]