Nuovo report JOLTS del Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti: a ottobre le posizioni aperte registrano un aumento contenuto rispetto ai mesi precedenti. Un incremento moderato, ma decisamente non brillante; anzi si paventa il rischio di una stagnazione per il settore. Il che però potrebbe facilitare la Federal Reserve nell’ipotesi di un taglio dei tassi di interesse.
USA, report JOLTS: offerte di lavoro in lieve salita, in calo le assunzioni
Tra i principali indicatori della domanda di lavoro, le offerte di lavoro sono salite di 12.000 unità, raggiungendo 7,670 milioni alla fine di ottobre, secondo il Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro. Dato dunque decisamente al di sopra delle stime degli analisti: gli economisti intervistati da Reuters avevano infatti previsto 7,150 milioni di posizioni vacanti.
A spingere il risultato di ottobre è stato in particolare il settore commercio, trasporti e servizi di pubblica utilità, con 239.000 posti vacanti. Al contrario, il settore dei servizi professionali e alle imprese ha registrato 114.000 posizioni vacanti in meno, mentre i posti vacanti in alloggio e ristorazione sono diminuiti di 33.000 unità. Anche il governo federale ha registrato un calo di 25.000 posti vacanti.
Di contro, il tasso di posti vacanti è rimasto stabile al 4,6%, con un aumento netto di 120.000 unità, inferiore rispetto al rialzo record di settembre (431.000 unità), il massimo in quasi un anno, quando il totale aveva raggiunto 7,658 milioni.
Le assunzioni hanno invece subito una contrazione di 218.000 unità, attestandosi a 5,149 milioni a ottobre. I settori più colpiti sono stati edilizia, servizi professionali e alle imprese, assistenza sanitaria e sociale, oltre a alloggio e ristorazione. Il tasso di assunzioni è sceso al 3,2% dal 3,4% di settembre, mese in cui erano state registrate 5,367 milioni di assunzioni.
Sul fronte dei licenziamenti, si è registrato un aumento di 73.000 unità, raggiungendo un livello ancora contenuto di 1,854 milioni, concentrato nel settore alloggio e ristorazione. Il tasso di licenziamenti è salito all’1,2% dall’1,1% di settembre. Infine, il tasso di dimissioni, considerato un indicatore chiave della fiducia dei lavoratori, è sceso all’1,8%, il valore più basso da maggio 2020, rispetto al 2,0% di settembre.
Mercato USA del lavoro in stagnazione: possibile mossa dalla FED?
Dopo un mese di stop dovuto allo shutdown, che ha sospeso la pubblicazione di numerosi dati ufficiali, l’Ufficio del Lavoro torna a fare il punto sul mercato del lavoro statunitense, evidenziando segnali di incertezza economica: sebbene le offerte di lavoro siamo aumentate marginalmente, le assunzioni contenute e il livello più basso di dimissioni in cinque anni indicano una fiducia più cauta da parte dei lavoratori.
I rapporti combinati di settembre e ottobre suggeriscono che il mercato del lavoro stia entrando in una fase di stagnazione, collegata a una riduzione dell’offerta di lavoro dovuta in parte dalla diminuzione dei flussi migratori iniziata nell’ultimo anno del mandato di Joe Biden e proseguita sotto la seconda amministrazione di Donald Trump. E in parte dall’adozione dell’IA, che sta riducendo la domanda per alcuni ruoli, in particolare posizioni entry-level, e addirittura sta stimolando i licenziamenti. Il settore bancario ne è un esempio: grandi istituti come JPMorgan Chase e Wells Fargo hanno confermato che l’intelligenza artificiale aumenterà la produttività, ma comporterà anche la perdita di posti di lavoro.
Come ha evidenziato Oren Klachkin, economista dei mercati finanziari di Nationwide, “il mercato del lavoro non sta crollando, ma sta certamente perdendo slancio“, suggerendo che i funzionari della Fed “cercheranno di anticipare la debolezza del mercato del lavoro con un altro taglio del tasso di 25 punti base, anche se l’inflazione rimane al di sopra dell’obiettivo del 2%“. Tutto ciò potrebbe infatti spingere la Federal Reserve a intervenire con un taglio dei tassi di 25 punti base, portando il range al 3,50%-3,75%.
Dollaro USA e Treasury in rialzo dopo pubblicazione dati lavoro
All’indomani della pubblicazione dei dati sul lavoro negli Stati Uniti, il dollaro ha registrato un apprezzamento diffuso rispetto a un paniere di valute principali, mentre i rendimenti dei titoli del Tesoro sono saliti ai livelli più alti degli ultimi mesi.
Il dollaro ha raggiunto i massimi delle ultime due settimane contro lo yen, vicino a 157, con un rialzo finale dello 0,6% a 156,845 yen. Ha guadagnato terreno anche sull’euro, sceso dello 0,1% a 1,1629 dollari, mentre l’indice del dollaro USA, che misura la forza della valuta rispetto a sei principali valute, è salito dello 0,1% a 99,21.
Tra le altre valute, la sterlina britannica ha segnato un lieve calo a 1,3303 dollari, mentre il dollaro neozelandese è salito a 0,5781 dollari. Il dollaro australiano ha guadagnato lo 0,3% a 0,6641 dollari USA, dopo che la Reserve Bank of Australia ha confermato i tassi al 3,6% per il terzo mese consecutivo, avvertendo che la ripresa dell’inflazione potrebbe rivelarsi persistente.
Sul fronte dei titoli di Stato, il rendimento dei Treasury a 10 anni si è attestato intorno al 4,2%, il massimo degli ultimi tre mesi, mentre quello dei Treasury trentennali ha superato il 4,8%, livello più alto dall’inizio di settembre.
Lavoro USA, dollaro e Treasury al rally: a cosa devono fare attenzione i possessori di certificati
Un mercato del lavoro in fase di stagnazione, il dollaro e i Treasury che volano, la FED prossima al taglio: non sono davvero pochi gli elementi a cui dovranno fare attenzione investitori e possessori di certificati.
Sul fronte del lavoro, i certificati legati ai mercati azionari (con focus settori come retail, edilizia, servizi professionali e alloggio/ristorazione) potrebbero registrare volatilità dei titoli sottostanti, influenzando il rendimento dei certificati collegati. Allo stesso tempo, il calo della fiducia dei lavoratori e la stagnazione delle assunzioni potrebbero rallentare la crescita dei settori più sensibili al consumo interno.
Sul fronte macroeconomico, l’apprezzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti dei Treasury introducono ulteriori fattori di riflessione. Il dollaro ha raggiunto i massimi delle ultime due settimane contro lo yen e ha guadagnato anche sull’euro, mentre il rendimento dei Treasury a 10 e 30 anni ha toccato i livelli più alti degli ultimi tre mesi. Tutti movimenti che dunque potrebbero favorire i certificati legati a valute forti o tassi a lungo termine, ma anche esercitare pressione sui certificati legati a settori sensibili ai tassi d’interesse.
Infine, da tenere conto le imminenti mosse della Federal Reserve: un possibile taglio dei tassi di 25 punti base potrebbe infatti influenzare direttamente la valutazione dei certificati.
