Bank of England frena sui tagli: tassi fermi al 3,75% nella riunione di febbraio 2026

La Bank of England frena i tagli ai tassi: nella riunione del 4 febbraio, il Comitato di Politica Monetaria (MPC) ha deciso di mantenere il tasso invariato, nonostante l’inflazione superiore al target, le tensioni interne al comitato e le incertezze sull’andamento dell’economia a fine 2025. Sui mercati, nel frattempo, gilf e sterlina hanno registrato movimenti significativi in risposta alla decisione.

BoE divisa: cinque voti bastano per lo stop ai tagli

Nella riunione conclusasi il 4 febbraio 2026, il Comitato di Politica Monetaria (MPC) della Bank of England ha deciso, con una stretta maggioranza di 5 voti contro 4, di mantenere il tasso di riferimento invariato al 3,75%. La spaccatura interna è evidente: quattro membri avrebbero preferito un taglio di 25 punti base, che avrebbe portato i tassi al 3,5%. Una divisione più ampia rispetto alle attese degli analisti, che stimavano solo due voti a favore di un alleggerimento.

Dall’agosto 2024, la Bank of England ha ridotto il tasso di riferimento di 150 punti base, diminuendo progressivamente il carattere restrittivo della sua politica. Nel comunicato ufficiale si legge che: “sulla base delle prove attuali, è probabile che il Bank Rate venga ridotto ulteriormente. Tuttavia, le decisioni su futuri allentamenti saranno sempre più sofferte“.

A prescindere, l’entità e la tempistica dei prossimi tagli dipenderanno esclusivamente dall’andamento delle prospettive inflazionistiche, con l’obiettivo di assicurare non solo il raggiungimento del target del 2%, ma anche la sua stabilità nel medio termine.

Inflazione sopra target e crescita debole: perché la Bank of England aspetta

La Banca d’Inghilterra procede con cautela, mentre la Gran Bretagna registra il tasso di inflazione più alto tra le principali economie avanzate. Secondo il report mensile dell’Office for National Statistics (ONS), i prezzi al consumo di dicembre sono aumentati dello 0,4% su base mensile, in linea con le attese, dopo il calo dello 0,2% registrato a novembre. Su base annua, l’inflazione si è attestata al 3,4%, oltre il 3,2% del mese precedente e leggermente superiore al 3,3% stimato dagli analisti.

Nonostante il dato resti ben al di sopra il target del 2%, la Banca centrale prevede “un rientro verso l’obiettivo a partire da aprile, spinta dal calo dei prezzi dell’energia e dagli effetti del Budget 2025“. Secondo la BoE, il rallentamento economico e l’allentamento del mercato del lavoro hanno già contribuito a frenare la crescita dei salari e l’inflazione nei servizi.

In effetti, la situazione del mercato del lavoro non è delle migliori: secondo l’ultima stima flash a cura di S&P Global, le assunzioni sono diminuite per il sedicesimo mese consecutivo, il calo più lungo dal 2010. L’economia britannica resta fragile, con la disoccupazione in aumento e una serie di modifiche fiscali in arrivo ad aprile che colpiranno imprese, risparmiatori e proprietari di case. Le previsioni ufficiali indicano un rallentamento della crescita del PIL dall’1,5% nel 2025 all’1,1% nel 2026.

Sterlina sotto pressione e rendimenti in calo: i mercati scommettono sui tagli

E mentre tutti gli occhi sono puntati sui prossimi dati sull’inflazione e sulla tempistica dei tagli ai tassi previsti per quest’anno, gilf e sterlina hanno reagito sui mercati. La sterlina è scivolata di quasi un centesimo rispetto al dollaro USA, avviandosi verso il più marcato calo giornaliero da settembre, mentre i rendimenti dei titoli di Stato a due anni sono scesi di circa sette punti base fino al 3,620%, minimo dal 14 gennaio, prima di recuperare parte del calo.

A contribuire a questo allentamento monetario, secondo Stefan Koopman, senior macro strategist di Rabobank, sono stati diversi fattori, tra cui “il raffreddamento della domanda, l’attenuazione dei rischi inflazionistici e un mercato del lavoro in rallentamento”. Una situazione economica che “potrebbe beneficiare di qualche stimolo da parte della BoE“, a detta di Neil Birrell, responsabile degli investimenti di Premier Miton Investors.

Infatti, sempre più si amplia la platea di chi prevede nuovi tagli nei prossimi mesi: la probabilità di un intervento a marzo è stimata intorno al 50%, in crescita rispetto al 25% precedente all’annuncio di giovedì, una valutazione che lo stesso governatore Bailey ha definito ragionevole. Secondo Suren Thiru, direttore economico dell’ICAEW, i responsabili della politica monetaria “sembrano propensi a optare per due tagli quest’anno“, tenendo in considerazione “un terzo taglio da attuare se l’economia dovesse peggiorare rispetto alle previsioni della Banca“.

BoE e tassi di interesse: cosa cambia per i possessori di certificati

Nonostante l’inflazione persistente, dati macroeconomici non molto brillanti e un comitato spaccato, il quadro odierno non appare malvagio per investitori e possessori di certificati.

Il mantenimento del tasso al 3,75%, insieme al calo dei rendimenti obbligazionari e a un mercato che inizia a scontare nuovi allentamenti monetari, potrebbe alleggerire la pressione sui sottostanti obbligazionari e valutari, il che andrebbe a beneficio dei certificati legati ai gilt, agli indici azionari più sensibili ai tassi e ai cambi, come il GBP/USD.

Al tempo stesso, la maggiore volatilità osservata su sterlina e titoli di Stato britannici potrebbe accrescere il valore delle componenti opzionali, con effetti diretti su barriere, probabilità di autocall e tenuta dei livelli di protezione.

In uno scenario di tassi destinati a scendere gradualmente, assumono quindi un ruolo centrale la struttura del payoff e l’orizzonte temporale. I certificati con cedole condizionate e barriere profonde potrebbero beneficiare di mercati più stabili, mentre quelli con un’esposizione valutaria restano maggiormente sensibili alle aspettative sui prossimi interventi della Bank of England.

Di contro, eventuali tagli dei tassi (che molti analisti collocano tra aprile e luglio) potrebbero rendere più appetibili i certificati e i prodotti costruiti in un contesto di tassi più elevati.

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  1. […] trend potrebbe indurre i cinque membri del Comitato di Politica Monetaria della BoE, che a febbraio avevano votato per il mantenimento dei tassi, a sostenere tagli futuri, con l’obiettivo di stimolare la crescita […]

  2. 3 settimane ago

    每天都在战争,希望2026和平.