Con gli ultimi dati macroeconomici pubblicati dall’Ufficio Nazionale di Statistica, aumentano le probabilità di un taglio anticipato dei tassi di interesse da parte della Banca d’Inghilterra. Manca ormai solo un mese alla prossima riunione del Comitato monetario della BoE, e il mercato dà per scontato un nuovo cut.
La situazione, tuttavia, resta aperta: non mancano infatti voci che ipotizzano un possibile blocco dei tagli, con la prospettiva, in alcuni scenari, di un eventuale rialzo dei tassi.
Inflazione UK sotto controllo: scende al 3% a gennaio 2026
Nel suo ultimo report, l’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) ha rilevato che l’inflazione, misurata dall’Indice dei Prezzi al Consumo, è scesa al 3%, rispetto al 3,4% di dicembre, grazie al calo dei prezzi della benzina, delle tariffe aeree e dei prodotti alimentari. L’inflazione di fondo – che esclude i componenti più volatili come energia, alimentari e alcolici – è diminuita al 3,1% dal 3,2% precedente.
Il rallentamento è coerente con le previsioni della maggior parte degli economisti della City e rappresenta il livello più basso da marzo 2025. L’inflazione aveva raggiunto il picco lo scorso anno al 3,8%, e gli analisti stimano che nel corso del 2026 tornerà rapidamente verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca d’Inghilterra. I dati confermano inoltre la stima del governatore della BoE, Andrew Bailey, che aveva anticipato un calo “sostanziale” dell’inflazione nel primo trimestre del 2026.
A completare il quadro, i dati pubblicati dall’ONS mostrano un aumento della disoccupazione nel Regno Unito al 5,2%, mentre i guadagni nel settore privato sono cresciuti del 3,4% su base annua fino a dicembre, in leggero calo rispetto al 3,6% di novembre.
BoE tra prudenza e tagli: il mercato scommette su marzo
Insomma, tutti questi dati potrebbero spingere la Banca d’Inghilterra verso una nuova stagione di tagli ai tassi di interesse. Addirittura, i numeri recenti rendono infatti plausibile un intervento già il mese prossimo; non a caso i mercati monetari valutano ora con l’86% di probabilità un taglio dei tassi al 3,5% a marzo, in aumento rispetto al 77% rilevato prima della pubblicazione dei dati sull’inflazione.
Lo sostiene anche Scott Gardner, stratega degli investimenti presso JP Morgan Personal Investing: “in teoria, questo calo dell’inflazione potrebbe segnalare un taglio dei tassi da parte della BoE nella riunione di marzo, a meno di sorprese nel frattempo”. A sua volta, sottolinea l’analista di JP Morgan, “i progressi compiuti sul fronte dei prezzi negli ultimi mesi e il netto raffreddamento del mercato del lavoro potrebbero incoraggiare i responsabili politici a ridurre i tassi per il settimo trimestre consecutivo”.
Infatti, a rafforzare questa prospettiva contribuiscono anche i dati sul lavoro, che mostrano un rallentamento dell’economia britannica. Proprio quest’ultimo trend potrebbe indurre i cinque membri del Comitato di Politica Monetaria della BoE, che a febbraio avevano votato per il mantenimento dei tassi, a sostenere tagli futuri, con l’obiettivo di stimolare la crescita economica.
Rialzo o taglio dei tassi? L’incertezza domina la BoE
Non tutti, però, interpretano i dati recenti come un segnale per ulteriori tagli ai tassi. È il caso di Huw Pill, capo economista della Banca d’Inghilterra: fortemente hawkish (ha votato contro gli ultimi quattro tagli della BoE), ha dichiarato durante un evento a Londra che l’inflazione di fondo in Gran Bretagna si attesta ancora intorno al 2,5% annuo, sopra l’obiettivo del 2% della BoE, rendendo quindi inopportuno un ulteriore alleggerimento dei tassi. Secondo Pill, i tassi sono oggi “un po’ troppo bassi”, pur esercitando ancora una moderata pressione al ribasso sull’inflazione. “Penso ancora che siamo sufficientemente restrittivi – anche se con qualche ambiguità – e che mantenere questo livello con cautela sarà sufficiente”.
Sempre Pill ha anche espresso preoccupazione che il ritorno al bersaglio inflazionistico possa essere solo temporaneo: “Se guardiamo la situazione attuale, prima che intervengano ulteriori fattori, l’inflazione di fondo sarà intorno al 2,5%, una volta eliminato l’effetto di mezzo punto percentuale dal bilancio nelle previsioni per aprile‑maggio”. Riguardo invece all’aumento della disoccupazione, Pill ha sottolineato che gran parte della crescita recente potrebbe derivare da fattori strutturali, piuttosto che da un rallentamento ciclico che potrebbe essere corretto dai tagli dei tassi. “La cosa importante da dire è che la crescita nel Regno Unito è positiva […] non stiamo assistendo a una sorta di collasso dell’attività”, ha aggiunto.
Non è comunque l’unico a pensarla così all’interno della BoE: dopo sei tagli dai tassi dall’agosto 2024, il Comitato di Politica Monetaria è ora diviso su quanto ulteriormente, se non del tutto, i tassi dovrebbero scendere. Nei verbali della riunione di febbraio, Pill ha ribadito che i tagli precedenti erano stati troppo rapidi e che le pressioni inflazionistiche generate da quelle decisioni “devono ancora essere contenute ed eliminate”, aggiungendo che il raffreddamento dell’inflazione è ancora incompleto. “Per completare il processo di disinflazione, la politica monetaria ha un ruolo cruciale, il che significa mantenere una certa restrizione nell’orientamento dei tassi fino al termine del processo”, ha spiegato.
Tassi BoE tra dati macro e Comitato: cosa aspettarsi per i possessori di certificati
Un taglio anticipato dei tassi di interesse, come quello scontato dai mercati per marzo, potrebbe rappresentare una buona notizia per gli investitori, in particolare per i possessori di certificati finanziari legati a titoli di Stato o gilt del Regno Unito. In uno scenario di riduzione dei tassi, questi strumenti potrebbero beneficiare di una performance più favorevole, soprattutto nel caso dei certificati legati a obbligazioni o a tassi fissi.
Tuttavia, le dichiarazioni di Huw Pill e la prudenza di alcuni membri del Comitato di Politica Monetaria indicano che i tassi potrebbero restare stabili o addirittura salire, se l’inflazione di fondo non dovesse scendere come previsto. Ciò comporta un aumento della volatilità per i certificati con sottostante sensibile ai tassi: in caso di blocco dei tagli o rialzo dei tassi, i prezzi di mercato dei certificati già emessi potrebbero subire correzioni al ribasso, comprimendo i rendimenti attesi.
Allo stesso tempo, i dati sul lavoro e sull’inflazione segnalano un’economia più debole, che potrebbe spingere la BoE verso politiche più accomodanti. Sulla stessa linea, Chris Higham, senior portfolio manager di Aviva Investors, sottolinea come “la persistente inflazione dei servizi indica un processo di aggiustamento più lento, in cui le pressioni sui prezzi interni si attenuano gradualmente e la normalizzazione delle politiche richiede più tempo di quanto i mercati si aspettino”.
Secondo Higham, queste dinamiche hanno conseguenze dirette per gli investitori in titoli di Stato o gilt britannici: “Per un posizionamento a lungo termine, questo scenario suggerisce moderazione piuttosto che urgenza. Le motivazioni per ridurre il rischio di portafoglio nell’ambito dei gilt sono più deboli rispetto a un anno fa, ma i dati non supportano un ritorno a un rapido allentamento monetario. I portafogli devono piuttosto essere strutturati per un contesto in cui i rendimenti reali rimangono positivi e l’incertezza politica si attenua solo lentamente”.


[…] prospetta così uno scenario di rialzo simile a quello ipotizzato per i tassi della BoE, anche se al momento il Fed Watch non segnala alcuna probabilità concreta di un aumento. […]