L’inflazione sale un’altra volta in Italia. Lo conferma l’ultimo bollettino ISTAT sui prezzi al consumo, che registra un nuovo incremento trainato ancora una volta dalla componente energetica.
Un andamento che non riguarda solo l’Italia: anche Francia e Spagna mostrano segnali simili, con pressioni diffuse sugli indici nazionali che continuano a risentire della volatilità dei prezzi dell’energia.
E dato che l’inflazione tende a erodere i risparmi, mercati e investitori cominciano a guardare con maggior interesse strumenti indicizzati all’inflazione, come il BTP Italia Sì o prodotti analoghi.
Inflazione in rialzo in Italia e Europa: prezzi al consumo sopra il 2%
Aumenta dello 0,4% su base mensile e del 3,2% su base annua l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, in accelerazione rispetto al +2,7% del mese precedente e leggermente sopra il +3,1% atteso dagli analisti.
Un incremento dettato soprattutto dalle tensioni sui beni energetici non regolamentati, oltre che dall’aumento dei servizi legati ai trasporti e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona, al quale contribuisce (in segno opposto) i prezzi dei Beni alimentari, “che mantengono sostanzialmente stabile il loro ritmo di crescita“, precisa l’ISTAT. Stabile anche il cosiddetto “carrello della spesa”, fermo al +2,3%, mentre l’inflazione di fondo sale all’1,8% rispetto all’1,6% del mese precedente. In conclusione, l’inflazione acquisita per il 2026 si attesta al +2,6%.
Non troppo dissimile la dinamica europea. A maggio, infatti, l’inflazione ha accelerato sia in Francia che in Spagna, toccando i livelli più alti dal 2024.
Secondo le stime preliminari, gli indici armonizzati dei prezzi al consumo mostrano una crescita annua del 3,6% in Spagna, in linea con le attese e in aumento rispetto al 3,5% di aprile, e del 2,8% in Francia, leggermente sotto il consensus degli analisti ma in risalita dal 2,5% precedente. A incidere anche qui sul rialzo è stata soprattutto la spinta dei costi energetici, condizionati dalle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Medio Oriente.
In Germania, invece, le indicazioni preliminari segnalano un’inflazione armonizzata in lieve rallentamento, dal 2,9% al 2,8% annuo, pur restando stabilmente sopra il target del 2% fissato dalla BCE.
BCE verso una stretta: inflazione e tassi cambiano lo scenario
Questi dati anticipano il quadro complessivo dell’area euro, atteso per martedì 2 giugno. Le stime raccolte indicano un aumento mensile dello 0,1% e un’accelerazione dell’inflazione annua al 3,3% dal 3,0% di aprile, con il dato core previsto in salita dal 2,2% al 2,4%.
Con dati di questo tipo, cresce tra l’altro la probabilità che la BCE possa orientarsi verso una posizione più restrittiva sui tassi, complice anche il rafforzarsi delle voci più “hawkish” all’interno del Consiglio direttivo.
Tra queste, anche quella di Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia e membro del Comitato esecutivo della BCE, che all’assemblea annuale dell’istituto centrale a Roma ha sottolineato come Francoforte sia pronta ad agire in modo “tempestivo e misurato” per evitare che lo shock energetico in corso si trasformi in un’inflazione persistente. Panetta ha inoltre evidenziato come il quadro previsivo sull’andamento dei prezzi possa richiedere una “ricalibrazione” della politica monetaria.
Il messaggio, di fatto, lascia intendere un orientamento sempre più prudente da parte dell’Eurotower. Non a caso, il mercato prezza ormai con elevata convinzione un ulteriore rialzo dei tassi nella riunione del Consiglio direttivo del 10-11 giugno: secondo le stime di ECB Watch, la probabilità è salita fino a circa il 92%.
Ritorno degli inflation-linked: convengono ai possessori di certificati?
Davanti a questo scenario di inflazione generalizzata e tassi in rialzo, a detta di Morningstar, i mercati stanno progressivamente riconsiderando alcuni strumenti rimasti ai margini negli ultimi anni. Tra questi, i titoli inflation-linked, come le obbligazioni indicizzate, che possono offrire protezione dall’inflazione senza esporsi completamente al rischio di variazione dei tassi d’interesse.
“Le obbligazioni europee indicizzate all’inflazione hanno registrato performance positive dall’inizio dell’anno, in controtendenza rispetto a gran parte dei mercati obbligazionari tradizionali”, spiega Jack Kelly, fixed Income portfolio manager di Fineco Asset Management. “Un andamento che conferma la funzione primaria di questa asset class: offrire protezione efficace quando shock inflazionistici esogeni – come le tensioni geopolitiche legate al conflitto con l’Iran – si manifestano in modo inatteso“.
A rafforzare questo trend contribuisce anche il ritorno dell’attenzione sul debito indicizzato in Italia, con il recente annuncio del collocamento del BTP Italia Sì, titolo di Stato legato all’inflazione destinato ai risparmiatori retail e sottoscrivibile dal 15 al 19 giugno.
In termini di convenienza, questi strumenti possono risultare particolarmente interessanti in uno scenario di stagflazione: la debolezza della crescita economica tende infatti a contenere i rendimenti obbligazionari, permettendo agli inflation-linked di offrire una protezione dall’inflazione senza scontare pienamente l’impatto negativo della duration. Al contrario, in contesti in cui l’inflazione cresce senza rallentamento dell’economia, tali strumenti possono risultare penalizzati dalla loro sensibilità alle variazioni dei tassi.
Proprio questo punto devono tenere in considerazione investitori e possessori di certificati, se interessati a questi strumenti. Anche se in questo contesto, proprio per chi detiene certificati conviene concentrarsi più sulla gestione della duration e della barriera, oltre che sulla qualità degli emittenti.
Insomma, tenere un approccio più selettivo, privilegiando strutture con meccanismi di rendimento periodico, barriere profonde e sottostanti meno ciclici, e riducendo l’esposizione a strutture eccessivamente complesse o fortemente dipendenti da scenari di stabilità dei tassi.


