Nuova parola d’ordine per chi sta investendo nel settore dei semiconduttori: ed è prudenza. Perché il rally dei chip alimentato dall’intelligenza artificiale potrebbe aver già incorporato aspettative di crescita eccessivamente ottimistiche.
A sostenerlo è Morgan Stanley Wealth Management, secondo cui il vantaggio competitivo dei produttori di chip rischa di ridursi con l’arrivo di soluzioni proprietarie sviluppate direttamente dai grandi operatori del cloud, uno scenario che potrebbe modificare profondamente gli equilibri del comparto.
Morgan Stanley vede un cambio di rotta per il mercato dei chip
L’ultima analisi di settore arriva da Lisa Shalett, Chief Investment Officer di Morgan Stanley Wealth Management, che parlando a Surveillance di Bloomberg Television ha dichiarato che al momento i principali colossi tecnologici stanno investendo sempre più nello sviluppo di chip proprietari destinati ai propri data center.
L’obiettivo è duplice: ridurre la dipendenza dai fornitori tradizionali e abbassare i costi legati all’enorme fabbisogno di infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
“Stiamo assistendo a una riprogettazione dello stack tecnologico dei data center per l’IA, per così dire, per includere chip proprietari a basso costo che molti dei grandi operatori di cloud computing stanno ora progettando internamente“, ha dichiarato la manager.
Per Morgan Stanley si tratta di una dinamica già vista in altri momenti della storia del settore tecnologico. Quando alcuni produttori riescono a beneficiare di margini particolarmente elevati grazie a vincoli dell’offerta, il mercato tende a reagire favorendo l’innovazione e la nascita di alternative più economiche, che finiscono inevitabilmente per ridurre il potere di determinazione dei prezzi.
Valutazioni elevate e primi segnali di volatilità
La banca ritiene inoltre che il comparto dei semiconduttori stia attraversando una fase di eccessiva sopravvalutazione. In una recente nota agli investitori, Shalett ha definito il settore “significativamente ipercomprato“, sottolineando come diversi indicatori mostrino valutazioni ormai molto elevate.
Tra questi figurano sia gli ETF specializzati sui semiconduttori sia il Philadelphia Semiconductor Index, il cui rapporto prezzo/utili, secondo i dati raccolti da Bloomberg, è più che triplicato rispetto ai livelli registrati nel 2022.
Anche l’andamento di alcune società rappresenta, secondo Morgan Stanley, un segnale della crescente volatilità che caratterizza il comparto. È il caso del produttore sudcoreano SK Hynix, che sul proprio mercato domestico ha registrato forti oscillazioni fino ad arrivare a perdere circa il 26% rispetto al massimo raggiunto il mese precedente.
Il tutto è avvenuto nonostante l’azienda abbia raccolto 26,5 miliardi di dollari con quella che è stata indicata come la più grande offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti da parte di una società straniera dall’avvio delle negoziazioni sul Nasdaq.
Le Big Tech potrebbero rallentare gli investimenti nell’intelligenza artificiale
Tra gli elementi osservati da Morgan Stanley c’è anche il recente riposizionamento di Meta sul fronte dell’intelligenza artificiale, interpretato come un possibile segnale che alcune grandi aziende tecnologiche stiano iniziando a interrogarsi sulla sostenibilità delle enormi spese sostenute per costruire infrastrutture IA.
Secondo Shalett, all’interno del settore sono ormai aperte discussioni sul ritmo degli investimenti, sulla loro velocità di esecuzione e soprattutto sul ritorno economico generato da queste infrastrutture. Parallelamente, cresce l’attenzione verso strategie capaci di monetizzare più rapidamente gli investimenti già effettuati.
Per questo motivo Morgan Stanley ritiene che il mercato possa trovarsi solo “all’inizio di un rallentamento del processo di spesa in conto capitale“, una dinamica che, se confermata, avrebbe inevitabili ripercussioni sulla domanda di semiconduttori destinati ai data center.
Il precedente allarme sulla “chipflation”
Non è la prima volta che Morgan Stanley esprime preoccupazioni sul comparto dei semiconduttori. Già a giugno la banca aveva evidenziato il rischio di una “chipflation”, ovvero un aumento generalizzato dei prezzi dei chip di memoria alimentato dalla fortissima domanda proveniente dal settore dell’intelligenza artificiale.
Secondo quell’analisi, i produttori di dispositivi elettronici (dagli smartphone ai computer) si sarebbero trovati davanti a un bivio: trasferire gli aumenti sui consumatori attraverso prezzi più elevati oppure accettare una riduzione dei margini di profitto.
Come riportato da Reuters, diversi produttori di elettronica di consumo hanno già iniziato ad adeguare i listini. Tra questi figurano Sony, produttore della PlayStation, e Lenovo, mentre anche le grandi aziende tecnologiche hanno segnalato un incremento significativo dei costi dovuto al rincaro delle memorie. Microsoft, ad esempio, aveva comunicato ad aprile che circa 25 miliardi di dollari dei 190 miliardi di investimenti previsti per l’anno sarebbero stati assorbiti proprio dall’aumento dei prezzi dei chip.
Secondo Morgan Stanley, i produttori di memorie stanno beneficiando di prezzi più elevati, margini superiori e maggiore visibilità sul business, mentre le aziende che realizzano prodotti hardware “devono assorbire i costi, trasferirli sui prezzi finali, riprogettare i prodotti o rischiare la distruzione della domanda”.
Prudenza nel settore chip IA, un consiglio per i possessori di certificati
Alla luce di tutti questi elementi, Morgan Stanley ritiene che il mercato possa essere entrato in una fase nella quale la crescita degli investimenti nelle infrastrutture IA inizierà gradualmente a rallentare, con possibili effetti anche sulle prospettive future dei produttori di semiconduttori.
Quindi, come detto all’inizio, la parola d’ordine è prudenza, e questo vale anche per investitori e possessori di certificati. Perché se la volatilità dovesse aumentare e le aspettative di crescita venissero riviste al ribasso, anche il valore dei certificati potrebbe risentirne, soprattutto nel caso di strumenti con effetto leva o con barriere particolarmente vicine ai prezzi correnti.
In questa fase può quindi essere utile verificare la struttura del proprio certificato, controllando il livello delle barriere, le date di osservazione, i sottostanti presenti nel paniere e il grado di esposizione al comparto IA. Chi è fortemente concentrato esclusivamente sui semiconduttori potrebbe valutare una maggiore diversificazione del portafoglio, mentre chi intende mantenere l’investimento dovrebbe monitorare con attenzione i prossimi risultati trimestrali delle Big Tech e l’evoluzione della spesa per le infrastrutture di intelligenza artificiale.


