Situazione (quasi) paradossale per Samsung Electronics, che pur avendo presentato stime preliminari che indicano uno dei migliori trimestri della sua storia si è trovata qualche giorno fa con il titolo in ribasso di quasi il 7%.
Una dinamica che, in realtà, non riguarda esclusivamente Samsung, ma riflette le crescenti preoccupazioni degli investitori sull’intero settore dei semiconduttori e sull’evoluzione della domanda legata all’intelligenza artificiale.
Utili record per Samsung, ma il mercato guarda già oltre
Samsung Electronics ha stimato che l’utile operativo del trimestre aprile-giugno sia aumentato di ben 19 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I risultati definitivi saranno pubblicati il 30 luglio, ma le previsioni parlano già di un utile operativo pari a circa 58,44 miliardi di dollari, superiore alla somma degli utili registrati negli ultimi due anni, sostenuto da una crescita del fatturato del 129%.
Numeri che, sulla carta, sembrerebbero destinati a sostenere ulteriormente il titolo. Eppure il mercato ha reagito diversamente. “Il titolo aveva scontato un trimestre storico già da mesi e, una volta che i dati hanno confermato la sua significatività, pur non superando di molto le aspettative del mercato, non c’era molto da premiare per chi fosse intervenuto“, ha affermato Zavier Wong, analista di mercato di eToro.
In altre parole, il mercato aveva già anticipato gran parte delle ottime notizie. Quando i risultati hanno semplicemente confermato le attese senza sorprenderle, molti investitori hanno preferito incassare i profitti accumulati nei mesi precedenti.
Infatti, martedì alla Borsa di Seul la capitalizzazione di Samsung si è ridotta di circa 100 miliardi di dollari in una sola giornata, con il titolo arrivato a perdere oltre il 10% durante gli scambi prima di chiudere in ribasso del 6,92%.
I timori sull’intelligenza artificiale pesano sull’intero settore
A incidere sul calo delle azioni non sono stati tanto i conti di Samsung quanto le preoccupazioni legate alla sostenibilità della corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Sempre Wong ha spiegato che il titolo è stato “frenato dai timori che la spesa per le infrastrutture di intelligenza artificiale non possa continuare a crescere al ritmo che ha spinto al rialzo i prezzi delle memorie“.
Il boom dell’AI ha infatti sostenuto negli ultimi trimestri una domanda eccezionale di chip di memoria, facendo salire rapidamente i prezzi. In particolare, nel trimestre concluso a fine giugno, secondo le stime di Citi Research, i prezzi medi di vendita delle DRAM sono aumentati del 44% rispetto al trimestre precedente, mentre quelli delle memorie NAND hanno registrato un incremento del 53%.
Oltre a ciò, a pesare sul sentiment degli investitori contribuisce anche il massiccio piano di investimenti annunciato da Samsung per la costruzione di nuovi impianti dedicati alla produzione di semiconduttori nella parte meridionale della Corea del Sud. Un’iniziativa che “sta trascinando al ribasso le azioni“, ha affermato alla CNBC Tom Kang, direttore della ricerca presso Counterpoint Technology Market Research.
Non è solo Samsung: anche SK Hynix e Micron restano sotto osservazione
Samsung, però, non rappresenta un caso isolato. Anche la rivale SK Hynix ha vissuto una seduta particolarmente difficile, chiudendo con un ribasso superiore al 6% dopo essere arrivata a perdere oltre il 10% nel corso della giornata.
Tuttavia, alcuni investitori iniziano a chiedersi se questo ritmo possa essere mantenuto anche nei prossimi anni. Perché c’è comunque una crescente carenza di chip di memoria, il che potrebbe ostacolare l’espansione dell’intero settore tecnologico.
Gli analisti continuano a ritenere che la scarsità di memorie possa protrarsi almeno fino al 2027. Uno scenario che, almeno sul piano industriale, continua a favorire i principali produttori mondiali, tra cui Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology, garantendo loro un significativo potere contrattuale nella determinazione dei prezzi.
Samsung in difficoltà? Possessori di certificati evitino mosse affrettate
Nonostante l’evento abbastanza infelice per Samsung e per il resto del comparto, è bene che investitori e possessori di certificati evitino di tranne subito delle conclusioni affrettate: il ribasso del titolo non significa automaticamente un peggioramento del prodotto. Tutto dipende dalla struttura del certificato: livelli barriera, distanza dal prezzo attuale, presenza di effetto memoria, autocall o protezione del capitale.
Se il certificato mantiene ancora un buon margine rispetto alla barriera, una correzione come quella registrata da Samsung potrebbe non avere conseguenze immediate. Diverso il caso dei prodotti con barriere ravvicinate o con il titolo già vicino ai livelli di protezione, dove aumenta il rischio in caso di ulteriori discese.
Proprio per questo, in questa fase la scelta più prudente è evitare decisioni dettate dall’emotività. Conviene verificare le caratteristiche del proprio certificato, monitorare l’evoluzione del comparto dei semiconduttori e attendere la pubblicazione dei risultati definitivi di Samsung il 30 luglio, che potrebbero offrire indicazioni più precise sulle prospettive del gruppo e dell’intero settore.
