Petrolio in rialzo dopo le nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran: torna la guerra sullo Stretto di Hormuz

La tregua sembra ormai essersi esaurita e con essa anche la relativa calma che aveva caratterizzato i mercati energetici nelle ultime settimane.

Si segnalano infatti nuovi attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran, in risposta alle offensive contro le petroliere nello Stretto di Hormuz, togliendo a questo punto nevralgico del commercio mondiale di petrolio e gas quel poco di sicurezza e libertà che aveva riconquistato nell’ultimo mese.

Torna dunque l’incertezza nei mercati energetici, con il greggio che torna a correre e gli investitori che guardano con crescente preoccupazione agli sviluppi geopolitici.

Addio alla tregua: nuovi attacchi tra USA e Iran e ritorno delle sanzioni al petrolio iraniano

Secondo quanto comunicato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), le forze americane hanno condotto una vasta operazione militare contro oltre 80 obiettivi iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo e più di 60 piccole imbarcazioni appartenenti ai Guardiani della Rivoluzione Islamica dislocate nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti.

E la risposta di Teheran non si è fatta attendere. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno infatti lanciato attacchi contro siti militari statunitensi situati in Bahrein e Kuwait.

Praticamente non c’è più sicurezza nello Stretto di Hormuz, e così per le navi che sono ancora in fila per passare. Dall’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, almeno 16 carichi di GNL partiti da Ras Laffan, in Qatar, e altri 10 provenienti dal terminale di Das Island di Adnoc negli Emirati Arabi Uniti sono riusciti ad attraversare lo Stretto. Si tratta tuttavia soltanto di una parte delle circa 7 milioni di tonnellate metriche che mediamente vengono esportate ogni mese attraverso questi due principali hub energetici.

Ad aggravare ulteriormente il quadro contribuisce il ritorno delle restrizioni sulle esportazioni di greggio iraniano. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha infatti disposto il divieto di nuove vendite di petrolio iraniano successive al 7 luglio.

E tanto per peggiorare ulteriormente la situazione arrivano anche le ultime dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che da Ankara, durante una riunione della NATO, ha definito l’Iran un Paese “bugiardo e malato“, e che la tregua tra le parti “è finita“.

Il petrolio torna a correre mentre resta fragile l’accordo tra Washington e Teheran

Tutto questo mix di eventi (attacchi USA-Iran, Hormuz, Trump…) ha fatto subito infiammare i prezzi del petrolio. Al momento il future sul Brent registra un rialzo del 3,29%, attestandosi a 76,60 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) sale del 3,31% fino a 72,77 dollari al barile.

Ora tutto dipenderà dal mantenimento dell’accordo, negoziato nemmeno due mesi fa tra le parti proprio per chiudere una guerra che aveva portato i prezzi del greggio alle stelle. Infatti, nessuno dei due trarrebbe vantaggio da un ritorno alla guerra totale, come giustamente ha fatto notare Ali Vaez, direttore del Progetto Iran presso l’International Crisis Group: “Dubito fortemente che entrambe le parti lascerebbero che questo facesse crollare il protocollo d’intesa. Lo vedo ancora come l’ennesimo ostacolo sulla strada“.

Ciononostante, il memorandum resta estremamente fragile e la sua tenuta potrebbe essere messa seriamente alla prova nei prossimi giorni. A meno che il presidente Trump non dica sul serio e interrompa definitivamente ogni tentativo di negoziazione.

Oltre a ciò, altra questione importante sarà capire se gli Stati Uniti decideranno di introdurre ulteriori sanzioni economiche contro Teheran. Una simile decisione rappresenterebbe di fatto un’altra violazione dell’accordo provvisorio e contribuirebbe ad aumentare ulteriormente la pressione sui mercati, pur restando meno estrema rispetto all’avvio di nuove operazioni militari.

Senza contare che le scorte non stanno migliorando, sopratutto dalla parte americana. Secondo i dati dell’American Petroleum Institute (API), le scorte statunitensi di greggio sono diminuite nuovamente nella settimana appena conclusa.

Petrolio in rialzo e nuove tensioni: i rischi per i possessori di certificati

Siamo dunque tornati di nuovo in una fase da pura volatilità, pertanto investitori e possessori di certificati dovranno tenere alta l’attenzione.

L’aumento della volatilità può infatti determinare movimenti molto rapidi sia al rialzo sia al ribasso, influenzando il valore dei certificati, soprattutto quelli dotati di barriere, effetto memoria o meccanismi autocall.

In questa fase gli investitori dovrebbero monitorare con attenzione gli sviluppi geopolitici tra Stati Uniti e Iran, l’eventuale introduzione di nuove sanzioni, l’andamento delle scorte di greggio negli Stati Uniti e l’evoluzione dei prezzi di Brent e WTI.

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