Sterlina in balia della politica: la valuta britannica oscilla tra Westminster e i mercati

Dopo il leggero recupero registrato lunedì, arrivato in seguito al maggiore ribasso mensile della valuta da marzo, la sterlina è tornata a ondeggiare nei mercati, mentre a Westminster si cerca la quadra per il prossimo governo a trazione laburista, dopo dimissioni dell’ex primo ministro Keir Starmer quasi una settimana fa.

Tutti gli occhi sono puntati sul (futuro) premier Andy Burnham, che durante il suo suo primo intervento pubblico da deputato ha delineato una strategia economica basata su un profondo cambiamento dell’assetto istituzionale del Regno Unito.

Un piano che suscita interrogativi tra gli investitori, soprattutto nel mercato dei Gilt, i titoli di Stato britannici, dove cresce il timore che possano arrivare politiche fiscali più espansive.

Sterlina tra euro e dollaro: i mercati restano prudenti

Nella seduta di martedì la sterlina si è rafforzata nei confronti dell’euro, mentre ha perso terreno rispetto al dollaro.

Contro il dollaro la valuta britannica ha interrotto una serie di tre sedute consecutive in rialzo, registrando una flessione dello 0,2% fino a quota 1,3233 dollari. Su base mensile il calo raggiunge l’1,7%, mentre il biglietto verde continua a beneficiare del rafforzamento seguito al cessate il fuoco provvisorio nella guerra in Medio Oriente e del miglioramento delle aspettative sulle politiche commerciali statunitensi.

Diversa la situazione nei confronti della moneta unica europea. L’euro è infatti sceso a 86,10 pence, tornando vicino al minimo della scorsa settimana di 86,03 pence, il livello più basso registrato dall’agosto 2025. In questo caso, il movimento della valuta britannica non è stato influenzato tanto dai dati macroeconomici pubblicati nell’Eurozona, ma in particolare dalle aspettative sull’ascesa di Andy Burnham alla guida del governo britannico.

Economia britannica solida, ma è la politica a guidare il mercato

Rispetto ad altre occasioni, il recente indebolimento della sterlina non è spiegato dai fondamentali dell’economia britannica. Anzi, i dati diffusi dall’Office for National Statistics hanno infatti confermato una crescita del PIL del primo trimestre 2026 pari allo 0,6%, invariata rispetto alla precedente lettura. Si tratta della migliore performance degli ultimi sei mesi e del trimestre più forte dal primo trimestre del 2025.

A preoccupare gli investitori è invece il discorso tenuto lunedì da Burnham, in cui il futuro Primo Ministro britannico ha promesso un’importante redistribuzione dei poteri verso le regioni, puntando sulla cooperazione territoriale e su una strategia di crescita definita “buona”, inserita all’interno di un piano di sviluppo della durata di dieci anni.

All’inizio le reazioni sono state contenute. Kit Juckes, responsabile della strategia valutaria presso Société Générale, ha dichiarato che la sterlina è rimasta stabile per il fatto che ieri “Andy Burnham abbia parlato di devoluzione; per i mercati non si tratta di un argomento pericoloso“. Tuttavia, “il tipo di devoluzione che auspica potrebbe essere costoso, quindi dovremo vedere come evolverà la situazione, ma non ha fatto nulla di dannoso e così alcuni ribassisti sulla sterlina sono stati estromessi dal mercato“.

Molto più prudente è invece la posizione di David Stritch, stratega di Caxton, che ha ricordato quanto accaduto durante il breve governo di Liz Truss. Considerando quanto accaduto l’ultima volta che un governo del Regno Unito ha annunciato un ambizioso, ma non finanziato, allontanamento dall’ortodossia economica, la situazione si è conclusa con una catastrofe. Burnham farebbe molto bene a evitare la stessa trappola“, ha affermato Stritch.

Dubbi sulla futura politica fiscale del Regno Unito:

Preoccupati sono anche gli investitori di Gilt, in questo caso per la possibilità che il futuro governo laburista scelga di sostenere la crescita attraverso un aumento della spesa pubblica. Ad oggi, il Regno Unito disporrebbe di margini limitati per incrementare il debito o finanziare nuove misure espansive. Già solo questo timore sta portando i titoli di Stato decennali a 4,74%, in aumento di 10 punti percentuali rispetto a una settimana fa.

Il comportamento dei rendimenti dei titoli di Stato dopo la pandemia, l’aumento dei costi di indebitamento di quasi il doppio in pochi anni e la nostra continua spesa in deficit suggeriscono che l’ultima cosa di cui c’è bisogno è un grande giro di elemosine“, ha affermato Stritch.

Pur ritenendo improbabile una replica delle politiche adottate da Liz Truss, che portarono la Banca d’Inghilterra a intervenire per stabilizzare il mercato dei Gilt dopo l’annuncio di consistenti tagli fiscali non finanziati, in molti ritengono che la scelta del prossimo ministro delle Finanze sarà decisiva per mantenere sotto controllo i costi di finanziamento del Paese.

Sterlina e Gilt tra banche centrali e politica fiscale: a cosa devono fare attenzione i possessori di certificati

Ulteriori indicazioni potrebbero arrivare già mercoledì, quando la presidente della BCE Christine Lagarde parteciperà a un panel insieme al governatore della Bank of England Andrew Bailey e al nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh. Le loro dichiarazioni potrebbero influenzare le aspettative sui tassi d’interesse e, di conseguenza, l’andamento della sterlina e dei mercati obbligazionari.

Fino ad allora, conviene a investitori e possessori di certificati tenere alta l’attenzione. Un aumento della volatilità della valuta o dei rendimenti dei Gilt può infatti incidere sul valore degli strumenti finanziari e sulle performance dei certificati.

In attesa di un quadro politico più definito e di maggiori dettagli sul programma economico del futuro governo, conviene monitorare con attenzione le prossime dichiarazioni delle autorità monetarie e l’evoluzione delle politiche fiscali britanniche, valutando l’esposizione al rischio prima di assumere nuove posizioni o modificare quelle già in portafoglio.

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