Continua il prezzo del petrolio a ondeggiare, alternando nel giro di un paio di giorni cali e improvvisi rincari. A guidare questo andamento altalenante è ovviamente la guerra in Medio Oriente, bloccato in uno stallo critico in cui si sovrappongono timide prospettive di accordo e nuovi attacchi alle navi.
Complica ulteriormente il quadro anche l’ultimo report dell’Energy Information Administration statunitense (EIA), secondo cui il deficit globale di greggio sarà decisamente peggiore rispetto a quanto stimato in precedenza.
Petrolio, Brent e WTI in altalena tra speranze di pace e attacchi Houthi
Fino a ieri il Brent aveva annullato tutti i guadagni accumulati, scivolando in territorio negativo. E tutto questo grazie ai segnali incoraggianti arrivati dal Pakistan, che avevano riacceso qualche speranza di pace.
Ieri martedì il Brent cedeva lo 0,4% scendendo a 87,4 dollari al barile e allontanandosi dalla soglia dei 90 dollari, mentre il West Texas Intermediate (WTI) virava a -0,2% portandosi a 82,0 dollari.
Oggi mercoledì invece i prezzi sono tornati a salire, spinti dalle crescenti preoccupazioni per la sicurezza delle rotte marittime globali, segnate da nuovi attacchi mortali contro le navi nel Mar Rosso e nel Golfo di Oman da parte dei ribelli Houthi.
In mattinata i futures sul Brent guadagnavano circa lo 0,5% salendo a 89,32 dollari al barile. In parallelo, quelli sul WTI statunitense avanzavano dello 0,3% arrivando a 83,44 dollari al barile.
Operatori in attesa della svolta, ma nel frattempo aumentano le stime
Siamo ormai al sesto mese della guerra in Medio Oriente, e e nonostante gli sforzi diplomatici per riaprire lo Stretto di Hormuz mostrino qualche piccolo passo avanti, i mercati restano in trepidante attesa di svolte concrete.
“Gli investitori attendono un accordo da alcune settimane ed è probabile che siano necessari progressi tangibili affinché i rendimenti scendano in modo significativo e le azioni si riprendano ulteriormente in questo frangente“, ha affermato José Torres, economista senior di Interactive Brokers.
Nel frattempo, a causa del prolungarsi dello stallo nelle trattative, Citi ha alzato le stime medie sul Brent per il terzo trimestre portandole a 80 dollari al barile, contro i precedenti 75 dollari. Per il quarto trimestre 2026 e per tutto il 2027, Citi mantiene invece invariate le sue previsioni medie rispettivamente a 70 e 65 dollari al barile.
Mercati energetici sotto pressione: il deficit di greggio supera le stime
A complicare ulteriormente la situazione è anche l’andamento del bilancio globale del petrolio, che stando al report mensile dell’International Energy Agency (IEA), potrebbe registrare un deficit di 1,8 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre del 2026.
Un dato che più che raddoppia la stima di circa 800.000 barili al giorno diffusa appena un mese fa.
A sua volta, stima che la domanda mondiale di petrolio si ridurrà di 1,6 milioni di barili al giorno nel 2026, ossia 510.000 barili al giorno in meno rispetto alle stime del mese scorso.
Sebbene l’IEA preveda che il mercato possa ritornare in surplus verso la fine dell’anno, l’agenzia sottolinea come i rischi rimangano notevoli e come sia sempre più urgente riaprire lo Stretto di Hormuz, dal momento che le riserve di inventario accumulate in precedenza si stanno esaurendo a ritmi sostenuti.
Petrolio in rialzo: un’opportunità per i possessori di certificati?
Un indubbio scenario di forte volatilità è quello che si trovano davanti oggi investitori e possessorid i certificati. E proprio per questo occorre fare attenzione: la persistenza dello stallo geopolitico impone infatti estrema cautela.
Chi possiede questi prodotti dovrebbe prima di tutto verificare la distanza del prezzo attuale dei sottostanti dalle rispettive barriere di protezione, specialmente se tra i titoli compaiono edipendenti dalle raffinerie o dal trasporto marittimo. Se le barriere sono ancora ampiamente al sicuro, l’elevata volatilità attuale gioca a favore del rendimento, permettendo di incassare le cedole previste.
Se invece uno dei sottostanti si trova vicino al livello barriera, può essere saggio valutare strategie di copertura (hedging) o lo switch verso certificati con strutture più difensive o barriere più basse, evitando di rimanere esposti a improvvisi strappi ribassisti causati da eventuali notizie sul fronte diplomatico.
