Ottime notizie dalla Spagna sul fronte del Prodotto Interno Lordo trimestrale. Secondo l’Istituto statistico spagnolo INE, che ha pubblicato i dati definitivi, su base trimestrale, il PIL ha registrato un incremento dello 0,7%, portando la crescita annua ad attestarsi al 2,6%.
Un dato che posiziona il paese iberico tra le economie più dinamiche dell’intera Eurozona, pur non esente comunque da sfide e limiti.
Spagna, il PIL corre al +2,6%: consumi e lavoro trainano l’Eurozona
Sebbene la crisi innescata dal conflitto in Medio Oriente abbia rallentato la crescita in molte delle principali economie, la Spagna ha comunque registrato 24 trimestri consecutivi di crescita con tassi positivi.
Quest’ultimo non è da meno. L’omologo spagnolo dell’ISTAT ha certificato un aumento del PIL pari allo 0,7%, come atteso anche dal consensus, mentre su base annua la crescita si attesta al 2,6%, un dato rivisto solo lievemente rispetto alla prima lettura (2,7%).
A trainare l’economia del trimestre è in primis la domanda interna, sostenuta in primo luogo dai consumi delle famiglie, che contribuiscono per l’1,1% alla crescita trimestrale. Su scala annuale, la spesa dei nuclei familiari accelera al 3,5%, mentre la spesa del settore pubblico cresce del 2,6%.
Registrano una buona performance anche gli investimenti fissi lordi, in aumento del 5% su base annua (+0,8% rispetto al trimestre precedente). Tra i settori produttivi si distingue il comparto delle costruzioni, il cui valore aggiunto lordo aumenta del 4,3% su base annua (+1,4% nel trimestre), affiancato dal settore dei servizi, che cresce del 2,9% tendenziale.
La tenuta della domanda interna trova riscontro nella forza del mercato del lavoro. Nel secondo trimestre le ore effettivamente lavorate crescono del 2,8% e la creazione di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno segna un +2,2%. A sua vola, i salari complessivi salgono del 7% su base annua, grazie al combinato disposto di un aumento del 3% dei posti a tempo pieno e di un incremento del 3,9% della retribuzione media per occupato.
L’unica nota stonata giunge dal settore estero, con le esportazioni nette che sottraggono quasi l’1% alla crescita annuale (-0,5% su base trimestrale) a causa dell’incremento delle importazioni.
L’economia spagnola brilla in Europa, ma non mancano le incognite strutturali
Nonostante i numeri positivi, il modello di crescita spagnolo presenta alcune criticità di lungo termine, come evidenziato in un recente report a cura di BBVA Research. Dal quarto trimestre del 2019 a oggi, a fronte di un aumento complessivo del PIL del 12,1%, il PIL per occupato è cresciuto appena dello 0,2% e il PIL per ora lavorata del 2,4%.
Un divario importante, che indica come l’aumento dell’occupazione e della popolazione non sia stato accompagnato “con la necessaria intensità da un aumento del valore aggiunto per lavoratore“, spiega la banca di Bilbao, precisando che la produttività rimane la variabile chiave per sostenere l’aumento dei salari reali, finanziare i servizi pubblici e gestire l’impatto dell’invecchiamento demografico.
A ciò si aggiunge la debolezza degli investimenti privati, che dopo la pandemia “hanno avuto una performance debole e irregolare“, nonostante il miglioramento generale. Infatti, dopo la conclusione dei fondi Nex Generation, “è necessario chiedersi quali nuovi investimenti prenderanno il loro posto e in quali settori“.
Ma non solo. Davanti ai vantaggi della Spagna, “un’economImmagine copertina generata con l’intelligenza artificialeia esterna diversificata, servizi competitivi, una maggiore capacità di generare energia rinnovabile e una popolazione attiva in crescita“, secondo l’istituto iberico, occorre “garantire che ogni ora lavorata generi più valore“. E che si provveda a snellire la burocrazia, ridurre l’incertezza normativa, “rafforzare la concorrenza, migliorare il capitale umano e la formazione continua, accelerare l’adozione tecnologica e l’intelligenza artificiale e fornire stabilità alle decisioni di investimento“.
Spagna tra PIL e Bono: le opportunità per i possessori di certificati
Nel complessivo, tra ottimi risultati e qualche ombra per il futuro, la situazione della Spagna è promettente. E così anche sul lato dei Titoli di Stato (decennali). A fine settembre, la Spagna si conferma solida rispetto alle altre economie europee, con il Bono decennale al 4,10%, superiore al Bund tedesco (3,63%), ma decisamente inferiore al BTP (in area 4,55%) e all’OAT francese (sui massimi al 4,70%).
Investitori e possessori di certificati dovrebbero infatti prendere in considerazione l’andamento odierno: un’economia che gira a pieni ritmi tra l’altro allontana i tagli aggressivi dei tassi da parte della BCE.
Mai dire mai, però: come ha precisato BBVA, le insidie non mancato. Pertanto, per chi possiede ad esempio certificati con barriere profonde (es. 50% o 60%) e cedole con memoria, non c’è motivo di liquidarli prima della scadenza. Semmai, visto che la tenuta del PIL e la forza dei consumi proteggono l’utile delle società cicliche e del comparto bancario spagnolo, si potrebbe guardare proprio a quest’ultimo settore per futuri investimenti.
