Euro digitale, la BCE chiama le imprese private a innovare

La Banca Centrale Europea accelera i preparativi per l’euro digitale e chiama in causa il settore privato. L’Eurotower ha indirizzato un invito a manifestare interesse a imprese e organizzazioni private, perché esprimano un parere su come la futura moneta digitale possa favorire l’innovazione nei pagamenti europei. Non si tratta di un esercizio accademico: le candidature devono arrivare entro il 9 novembre 2026 e daranno forma a un percorso che si concluderà nella seconda metà del 2027.

Chi può partecipare alla call sull’euro digitale

La platea a cui la BCE si rivolge è volutamente ampia. La partecipazione a questa nuova fase è aperta a un’ampia gamma di soggetti, tra cui commercianti, prestatori di servizi di pagamento (PSP), fornitori di servizi tecnici, società fintech, associazioni di consumatori, istituzioni pubbliche e istituti di ricerca. Le valutazioni raccolte si inseriranno nel solco già tracciato dalla piattaforma per l’innovazione dell’euro digitale, lanciata nel 2024, che nella sua prima fase aveva già prodotto risultati concreti: i lavori avevano coinvolto circa 70 operatori di mercato, tra cui commercianti, operatori fintech, start-up, esponenti del mondo accademico, banche e altri fornitori di servizi di pagamento, articolati in due gruppi denominati “visionari” e “pionieri”.

Sperimentazione ed esplorazione: le due fasi operative

Il nuovo ciclo di lavoro si articola su due binari paralleli, la sperimentazione e l’esplorazione. Il primo filone è quello più orientato al mercato: la sperimentazione si svolgerà fra gennaio e giugno 2027 e punta a trasformare idee promettenti in soluzioni concrete, per supportare il settore privato nello sviluppo di nuove funzionalità pratiche e servizi aggiuntivi che migliorino l’esperienza utente dell’euro digitale. Il secondo filone guarda invece più lontano: l’esplorazione, prevista nel primo e secondo trimestre 2027, riguarda gli sviluppi tecnologici che potrebbero migliorare l’infrastruttura della moneta digitale europea.

Le domande andranno inviate all’indirizzo dedicato dell’Eurosistema e saranno valutate dalla BCE sulla base dei requisiti di ammissibilità e dei criteri di valutazione, che comprendono motivazione, rilevanza, potenziale di innovazione e allineamento con i principi di progettazione dell’euro digitale. La banca centrale incoraggia inoltre le candidature congiunte, soprattutto quelle che coinvolgono ruoli diversi all’interno dell’ecosistema digitale dell’euro (ad esempio un esercente insieme a un PSP o a un fornitore di servizi tecnici). Tutte le informazioni sulla procedura sono disponibili sul sito ufficiale della BCE dedicato al progetto euro digitale.

Trasparenza e cautela istituzionale

Queste attività, spiega l’Eurosistema, mirano a promuovere l’innovazione e la collaborazione e a garantire che l’euro digitale soddisfi le esigenze in continua evoluzione del mercato. Saranno condotte in modo trasparente, a conferma dell’impegno della BCE per un’introduzione responsabile e affidabile della valuta digitale. Resta però un paletto politico non trascurabile: la decisione finale sull’emissione di un euro digitale, ricorda l’Eurotower, sarà presa solo dopo l’adozione della relativa legislazione europea.

A nostro avviso il vero segnale da cogliere non è tanto la call in sé, quanto la scelta di coinvolgere nuovamente il mercato prima ancora che il quadro normativo europeo sia definitivo: la BCE punta a costruire un ecosistema di aziende pronte a integrare l’euro digitale non appena arriverà il via libera politico, riducendo così i tempi di adozione. Per banche, fintech e commercianti si tratta di un’occasione per influenzare fin da subito le specifiche tecniche di un progetto che, se approvato, ridisegnerà una fetta rilevante dei pagamenti retail nell’area euro, con possibili ricadute anche sul modello di business degli intermediari oggi al centro dei processi di consolidamento bancario europeo, come nel caso di UniCredit e Commerzbank.

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