BOE, arriva la svolta: salgono i tassi al 4% per frenare l’inflazione (ma basterà?)

Dopo tre anni di resistenza, anche la Bank of England (BOE) ha dovuto allinearsi alle decisioni delle principali banche centrali europee e americane. Il Monetary Policy Committee (MPC) ha deciso di portare il tasso di riferimento al 4%, deliberando un incremento di 25 punti base.

La decisione è matura nonostante non si notino ancora effetti evidenti sui prezzi finali e sui salari causati dalla nuova ondata inflazionistica globale. Proprio per questo si spera che nei prossimi mesi si possa evitare un ciclo prolungato di ulteriori rialzi.

Inflazione e tensioni geopolitiche: perché la BOE ha detto addio alla resistenza

Con 8 voti contro 1 (l’unico dissenziente avrebbe voluto un aumento di 50 punti base, al 4,25%), la decisione dell’MPC ha avuto come motivo generale la corsa dell’inflazione, arrivata al 3,5% a settembre nel Regno Unito ma prossima a raggiungere, secondo le stime della BOE, la soglia del 5% entro la metà del prossimo anno. Dovrebbe però ridursi progressivamente grazie alla progressiva attenuazione dell’effetto base sulle materie prime energetiche e all’azione restrittiva della politica monetaria.

Sebbene finora si registrano scarsi elementi di un’inflazione rapida al di fuori dei settori direttamente colpiti dai costi dell’energia, e non vi siano ancora rilevanti effetti di secondo impatto (second-round effects) sulle dinamiche salariali, l’istituto ha ritenuto inevitabile intervenire.

“Con la scadenza dei contratti a prezzo fisso e degli accordi di copertura, si prevede che l’impatto dei prezzi più elevati dell’energia sui costi delle imprese diventerà più diffuso”, ha affermato la BOE. “Da allora, l’aumento dei prezzi all’ingrosso dell’energia aumenterà i costi delle aziende’ più di quanto precedentemente previsto nei prossimi trimestri”.

Tra prudenza e falchi: le mosse di Bailey per le prossime riunioni

Nonostante l’intervento restrittivo, non sembra imminente l’avvio di una lunga scia di ritocchi all’insù. Nel corso della conferenza stampa, il governatore Andrew Bailey ha spiegato che i dati evidenziano ancora pochi segnali di una trasmissione diretta dei rincari energetici verso gli altri beni di consumo e verso i servizi.

Ha però avvertito che “ogni mese che passa senza una soluzione al conflitto” fa crescere la pressione inflazionistica, rendendo opportuno un rialzo preventivo per mitigarne i riflessi. Sennò si rischia l’estensione dell’inflazione alla totalità del sistema economico.

A prescindere, “l’aumento di oggi non dovrebbe essere visto come il primo di un’inevitabile lunga sequenza di aumenti. Ma a meno che il conflitto in Medio Oriente non venga risolto, non sembra nemmeno probabile che si tratti dell’ultimo aumento“, ha detto il governatore della BOE.

L’essenziale è che non ci siano dietrofront comunicativi come la volta scorsa. Negli scorsi mesi, ricorda Reuters, Bailey aveva sostenuto che la banca centrale avrebbe valutato con calma la situazione, inducendo gli investitori a stimare persino l’ipotesi di tagli al costo del denaro. I dati recenti hanno tuttavia spinto la Bank of England a sposare l’impostazione di falchi del Comitato come Catherine Mann, la quale ha votato per l’aumento di mezzo punto al 4,25%.

Stretta monetaria nel Regno Unito: tra rialzi preventivi e voci critiche

Alla luce delle ultime decisioni, ora c’è discordia nei mercati finanziari. C’è chi teme un prolungamento della fase restrittiva, con almeno altri tre rialzi da un quarto di punto entro il 2027.

C’è chi invece crede ancora che “un inasprimento aggressivo” non sarà effettivamente necessario. “Rimaniamo cauti sulla possibilità che l’economia del Regno Unito possa sostenere l’aumento di un punto percentuale dei tassi di interesse attualmente previsto nei prossimi 12 mesi”, afferma Andy Burgess, vicedirettore degli specialisti degli investimenti presso Insight Investment.

Proprio a questo orientamento fa eco Matthew Ryan, responsabile della strategia di mercato di Ebury, il quale ribadisce la mancanza di segnali netti di effetti di secondo impatto, giudicando “ingiustificati” ulteriori interventi. “Il nostro caso di base è una situazione di stallo prolungata, ma riteniamo che sia possibile raggiungere una sorta di accordo all’inizio del 2027, il che indebolirebbe notevolmente le possibilità di tassi più elevati”, spiega Ryan.

Inoltre, i rendimenti elevati registrati sui titoli di Stato del Regno Unito stanno esercitando autonomamente una funzione restrittiva, irrigidendo le condizioni finanziarie generali senza bisogno di un ulteriore lavoro da parte dell’MPC.

Tassi BOE al rialzo? Ccosa devono fare i possessori di certificati

Investitori e possessori di certificati dovranno tenere alta l’attenzione se lo scenario rialzista dovesse avverarsi. Tassi di interesse più alti aumentano il costo del capitale per le imprese e possono comprimere le valutazioni azionarie nei settori più indebitati o sensibili ai consumi.

C’è da dire però che le flessioni di prezzo dovute al rialzo dei tassi sono contabili. Se la struttura garantisce il capitale a scadenza, non occorre vendere in perdita sul mercato secondario salvo esigenze immediate di liquidità.

Al limite basta controllare che se la struttura sia protetta dal rischio cambio. I rendimenti più alti sostenuti dalla BOE tendono a rafforzare la sterlina nel breve periodo. Se si possiedono certificati privi di opzione Quanto, la conversione in euro dei premi e del capitale alla scadenza risentirà delle oscillazioni GBP/EUR. Se non è presente la clausola, meglio monitorare l’andamento del cambio GBP/EUR.

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