La sterlina britannica inaugura il mese di novembre con una nota positiva, registrando un apprezzamento dello 0,26% rispetto al dollaro statunitense grazie al calo dei prezzi del petrolio.
Parallelamente, l’euro mostra debolezza e cede terreno nei confronti della valuta britannica, la quale si rafforza nonostante le aspettative di politiche monetarie aggressive da parte della Banca d’Inghilterra (BoE).
La sterlina parte in rialzo a novembre su dollaro ed euro
Nelle prime fasi di contrattazione, la coppia GBP/USD si attesta intorno a quota 1,3423, dopo aver toccato un massimo delle ultime sei settimane a 1,3448. Questo risultato arriva nonostante i dati solidi del settore manifatturiero statunitense pubblicati dall’ISM, con l’indice PMI salito da 54,5 a 55,5 in ottobre, superando le attese fissate a 54,6.
A bilanciare la forza macroeconomica degli Stati Uniti sono intervenute le speranze di una soluzione diplomatica riguardo al conflitto con l’Iran, che hanno fatto cedere i prezzi energetici: il greggio WTI è sceso di oltre il 5% attestandosi a 96,32 dollari.
La tradizionale correlazione positiva tra il petrolio e il biglietto verde ha così penalizzato quest’ultimo, portando l’indice DXY a quota 101,68 con un calo dello 0,27%.
Sul fronte europeo, la coppia EUR/GBP scambia intorno a 0,8345. La moneta unica sconta dati congiunturali poco brillanti, tra cui il PIL dell’Eurozona e le vendite al dettaglio in Germania, risultate inferiori alle previsioni.
La sterlina corre tra tensioni energetiche e rialzo dei tassi
Il quadro per la sterlina non è privo di ombre, legate soprattutto alla prospettiva di un imminente rialzo dei tassi da parte della BoE. La mossa si inserisce nel solco tracciato dalle altre grandi banche centrali, come Federal Reserve e BCE, costrette ad agire per arginare l’inflazione alimentata dall’impennata energetica connessa alla crisi geopolitica in Medio Oriente.
“Finora la Banca avrebbe sostenuto di essere stata in ‘sospensione attiva’. Quest’anno era previsto un taglio dei tassi di oltre 50 punti base, quindi non farlo equivaleva di fatto a un inasprimento“, hanno affermato gli economisti e gli strateghi di ING.
“Ma il peggioramento della crisi energetica ha reso molto più difficile per la Banca non agire“, hanno aggiunto, affermando che si prevede che l’inflazione supererà il 4% all’inizio del prossimo anno dall’attuale 3,5%.
Per il futuro, dopo il rialzo dei tassi atteso per giovedì, ING prevede un ulteriore giro di vite a febbraio, pur avvertendo che i prezzi incorporati dai mercati appaiono piuttosto estremi.
Sterlina rialzista o ribassista: l’analisi di FXStreet
Le prospettive per la sterlina appaiono complessivamente costruttive.
Nei confronti del dollaro, l’impostazione di breve periodo delineata da FXStreet è rialzista: il cambio si mantiene al di sopra delle medie mobili chiave (attorno a 1,3376) e beneficia di uno slancio moderato, con un RSI a quota 59.
Per quanto riguarda il cross con l’euro, la tendenza di fondo resta sfavorevole alla valuta europea, pur registrando segnali di ipervenduto tecnico (RSI a 22,7) che lasciano spazio a un potenziale rimbalzo verso quota 0,8405.
Sterlina tra cambi e tassi BoE: cosa devono fare i possessori di certificati
Al netto dell’analisi di FXStreet, c’è da dire che entrambi gli scenari scontano lo sviluppo dei prossimi eventi: da parte americana, le midterm che si terranno oggi 3 novembre; da parte europea, in gran parte dai toni che il governatore Andrew Bailey adotterà durante la conferenza stampa.
Pertanto, investitori e possessori di certificati dovranno tenersi in allerta nel breve periodo, non solo per il rischio di cambio, ma anche per la volatilità dovuta all’eventuale rialzo dei tassi da parte della BoE.
Per il momento, nel primo caso, conviene controllare se i certificati in portafoglio sterilizzano il rischio di cambio tramite opzione. In caso contrario, monitorare attentamente la forza della sterlina e del dollaro per evitare sorprese al momento della valutazione o della scadenza.
Se i certificati investono su azioni britanniche o americane particolarmente sensibili al costo dell’energia e ai tassi, è opportuno verificare la distanza delle barriere protettive rispetto ai livelli attuali di mercato.








