Con 10 voti favorevoli e 2 contrari, il Federal Open Market Committee (FOMC) della Federal Reserve ha deciso di confermare il tasso sui fondi federali nell’intervallo compreso tra il 3,75% e il 4%.
Una mossa ampiamente prevista dai mercati e sostenuta da quadri macroeconomici che, pur tra molteplici luci e ombre, non hanno reso necessario un inasprimento immediato del costo del denaro.
Nonostante ciò, i mercati finanziari non hanno reagito in modo del tutto favorevole
La FED congela i tassi a ottobre: economia resiliente nonostante inflazione
Rispetto alle sedute precedenti, questa riunione ha fatto registrare una netta spaccatura all’interno del comitato: Lisa Cook e Beth Hammack hanno espresso voto contrario, orientate a preferire un rialzo dei tassi di un quarto di punto percentuale.
Una posizione spinta dai dati preoccupanti sul fronte dei prezzi. L’ultima rilevazione riferita a settembre 2026 ha evidenziato un tasso di inflazione annuo al 3,7%, in accelerazione rispetto al 3,4% dei due mesi precedenti.
Nonostante la fiammata inflazionistica, i dati generali dell’economia statunitense hanno convinto la maggioranza del comitato a mantenere la linea prudente. Lo stesso FOMC ha sottolineato che, “sebbene permanga un’elevata incertezza, dovuta in parte agli sviluppi geopolitici“, molti indicatori restano solidi.
La spesa interna continua a mostrare grande resilienza, contribuendo per circa 2,5 punti percentuali alla crescita complessiva del PIL nel trimestre, sebbene si sia registrato un calo al 2,2% nel secondo trimestre (in rallentamento rispetto al 2,5% dei primi tre mesi dell’anno).
A sua volta, la produttività procede a ritmi solidi e gli investimenti in capitale hanno registrato un balzo importante: ad esempio, quelli fissi non residenziali (nonresidential fixed) hanno registrato un rialzo dell’8,4%.
Anche il mercato del lavoro ha tenuto il passo con l’espansione della forza lavoro, generando 29.000 nuovi posti a fronte di revisioni positive per il mese di agosto (+133.000), mentre il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché stabile al 4,2%.
Nelle sue conclusioni, il FOMC ha ribadito che l’acquisizione di ulteriori informazioni permetterà di calibrare la politica monetaria e “garantire un ritorno tempestivo dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% fissato dal Comitato stesso“.
Mercati reagiscono alla FED: Treasury in rialzo e oro sotto pressione
Nonostante la stabilità dei tassi, subito dopo la decisione, il mercato ha cominciato a smuoversi, ora verso l’alto come i Treasury, ora verso il basso come l’oro.
Nel caso dei titoli di Stato, il Treasury a 10 anni è salito di oltre 3 punti base attestandosi al 5,026%. Mentre quello a lunga scadenza a 30 anni è aumentato di oltre 4 punti base, attestandosi al 5,354%.
Sul fronte dei metalli preziosi, l’oro spot è invece sceso dell’1,1% a 4.024,22 dollari l’oncia, mentre i futures di dicembre hanno ceduto lo 0,4% a 4.035,90 dollari.
Nel caso dell’oro, però, a influenzare gli andamenti recenti sono state le scommesse sul futuro dei tassi. Secondo lo strumento FedWatch del CME, i trader prezzano ora circa l’83% di probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre, uno scenario che, alzando il costo opportunità dei beni non redditizi, penalizza i lingotti.
A livello globale, intanto, le importazioni nette di oro della Cina via Hong Kong sono balzate a settembre di oltre il 28% rispetto ad agosto, toccando i massimi degli ultimi cinque mesi.
Tassi FED stabili o al rialzo? Cosa cambia per i possessori di certificati
Tutto potrebbe cambiare da qui alla prossima riunione. Soprattutto alla luce dei nuovi dati macroeconomici in arrivo, tra cui l’indice di spesa per consumi personali (PCE), il PIL trimestrale e i dati su redditi e spese personali.
Perché l’eventuale aumento dei tassi potrebbe giocare a sfavore per investitori e possessori di certificati Quando i rendimenti dei tassi ufficiali restano elevati o minacciano ulteriori rialzi, i prodotti a capitale protetto o condizionatamente protetto risentono della concorrenza di strumenti risk-free più remunerativi.
Inoltre, la risalita dei rendimenti obbligazionari a lungo termine e la volatilità sui mercati azionari e delle materie prime possono influenzare la distanza delle barriere e il valore dei sottostanti, specialmente per i certificati legati a panieri azionari o a commodity come l’oro.
Per questo, oltre a controllare lo “spazio” attuale tra i prezzi dei sottostanti e i livelli di barriera dei propri certificati, è bene valurare se l’esposizione complessiva ai certificati sia ancora coerente con il proprio profilo di rischio, valutando eventualmente di affiancarvi titoli obbligazionari a reddito fisso che beneficiano direttamente di questo livello dei tassi.

