Una boccata di ossigeno arriva per la Francia, dopo settimane di pura tensione. Nonostante la situazione decisamente difficile, Moody’s ha deciso di confermare il rating creditizio del Paese, resistendo al costante aumento del debito pubblico e a una frammentazione politica che rende molto complesso contenere il ricorso all’indebitamento.
Ciononostante, la strada per Parigi resta tutt’altro che in discesa.
Moody’s conferma rating A+ per la Francia (ma con riserva)
Entrando nel dettaglio della decisione, l’agenzia ha mantenuto il giudizio della Francia ad Aa3 per via di fattori positivi come la forte diversificazione della sua economia, la resilienza garantita da un profilo demografico “più favorevole rispetto a quello di molte altre economie avanzate“, precisa l’agenzia, e la solidità delle istituzioni pubbliche, “sebbene la situazione politica senza precedenti stia mettendo alla prova il contesto istituzionale del paese“.
Di contro, Moody’s ha confermato l’outlook negativo, a causa del contesto politico, capace di ostacolare gli sforzi necessari per risanare i conti pubblici. Proprio per questo, per rimettere in sesto le finanze dello Stato e stabilizzare un debito destinato a superare la soglia del 120% del PIL nel 2027, “sarà ancora necessario uno sforzo fiscale significativo e prolungato anche dopo le elezioni presidenziali di aprile e maggio 2027, per riportare le finanze pubbliche francesi su basi più solide e stabilizzare un debito che nel 2027 supererà il 120% del pil“, ha dichiarato Moody’s.
Il mantenimento del livello Aa3 resta inoltre vincolato all’approvazione di una legge di bilancio per il 2027 che sia realmente efficace nel ridurre il deficit; in caso contrario, il pericolo di un downgrade tornerebbe a farsi molto concreto.
S&P Global Ratings aveva infatti provveduto a un declassamento del Paese ad A+, puntando il dito contro il progressivo deterioramento dei conti pubblici e l’instabilità politica. Anche in quel caso, gli analisti di S&P avevano riconosciuto i tradizionali punti di forza economico-finanziari del Paese, come “la sua economia ricca ed equilibrata, gli elevati risparmi privati, il settore finanziario ampio e liquido e l’adesione all’area dell’euro“, racconta S&P.
Borsa di Parigi e OAT in rialzo dopo la tregua (ma i nodi restano)
La notizia della tregua concessa da Moody’s ha avuto immediati riflessi positivi sui mercati finanziari. Dopo la diffusione della nota, la Borsa di Parigi ha registrato un buon progresso con il CAC 40 in rialzo dello 0,78%, mentre il rendimento dei titoli di Stato transalpini (gli OAT) è sceso di 8 punti base, attestandosi al 4,95% e sovraperfomando gli altri bond dell’area euro dopo settimane di alta tensione.
Si tratta tuttavia di un sollievo che rischia di avere vita breve, frenato dalle persistenti incertezze sui conti pubblici e dal quadro politico. I riflettori sono già puntati sulla prossima revisione di S&P, la cui scadenza è fissata per il 27 novembre.
Un appuntamento in cui l’agenzia non ha escluso ulteriori tagli. “Potremmo abbassare i nostri rating sulla Francia se la sua posizione di bilancio dovesse deteriorarsi oltre le nostre previsioni o se le prospettive di crescita economica peggiorassero significativamente“, spiega l’agenzia nella nota.
Gran parte del futuro economico immediato dipenderà dalla gestione della legge di bilancio 2027. Un’impresa per il Ministero delle Finanze, soprattutto davanti a dati macroeconomici del genere: al momento, il deficit pubblico francese viaggia intorno al 5,4% del PIL, una cifra ben superiore sia alla media dell’Eurozona sia al limite del 3% imposto dall’Unione europea, mentre il debito continua a fluttuare pericolosamente a ridosso del 120% del PIL.
A questo si unisce un quadro di crescita economica piuttosto debole, con il Fondo monetario internazionale che stima per l’economia della Francia un incremento limitato allo 0,4% nell’anno in corso, a fronte dell’1,1% registrato in media nell’Eurozona, confermando una forte dipendenza dai capitali esteri per il finanziamento del debito sovrano.
Francia tra rating e deficit/PIL: cosa devono fare i possessori di certificati
Evitato per il momento il contraccolpo traumatico di un taglio repentino del merito di credito per la Francia, il che è un bene per investitori e possessori di certificati. Ciò avrebbe infatti fatto scattare vendite massicce e un calo immediato del valore di mercato dei bond.
Ma per quanto i mercati abbiano reagito positivamente, la presenza di un outlook negativo e di un debito pubblico strutturalmente fragile conferma l’elevato rischio Paese.
Proprio per questo, chi detiene certificate su titoli legati a doppio filo con la Francia dovrebbe monitorare con attenzione la tenuta della stabilità politica francese e l’effettivo varo della manovra di bilancio nei prossimi mesi, valutando un’eventuale diversificazione del portafoglio per non esporsi eccessivamente alla volatilità dei titoli sovrani transalpini in vista delle prossime scadenze di rating.
