I bond governativi europei continuano a registrare una pressione rialzista sui rendimenti, a causa dell’estesa instabilità politica che caratterizza diverse nazioni, il che desta viva preoccupazione tra gli operatori.
A destare maggiori timori è in particolare l’OAT, il bond Francia, con i suoi tassi che hanno superato perfino quelli di molti corporate bond ad alto merito di credito.
Un quadro decisamente critico per il Paese d’oltralpe, che, se dovesse peggiorare, rischia di innescare spiacevoli effetti di contagio verso i Paesi storicamente più vulnerabili.
Pressione sui bond Francia: l’anomalia degli OAT
Questa è la situazione ad oggi dei titoli di Stato Europei: il Bund tedesco a 10 anni si attesta al 3,47%, mentre il BTP italiano viaggia tra il 4,53% e il 4,57%, con spread intorno ai 110 punti base; il Bono decennale scambia tra il 3,75% e il 3,80%, mentre fuori dalla zona euro il Gilt britannico si posiziona tra il 4,65% e il 4,70%.
In cima per rendimenti oggi è il bond Francia, l’OAT, con un rendimento di circa il 4,85% e un differenziale con il Bund a circa 138 punti base. Un livello particolarmente elevato, al punto che, secondo un’analisi di Bloomberg, circa il 38% del volume complessivo di corporate bond di fascia high-grade emessi in Francia rende, in media, meno dei titoli di Stato di pari durata.
Secondo la testata statunitense, quasi 215 miliardi di euro di obbligazioni aziendali d’oltralpe vengano scambiati come se offrissero garanzie migliori rispetto ai titoli emessi dal Tesoro francese. Per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che a inizio 2026 la massa di obbligazioni private ritenuta più sicura del debito pubblico di Parigi valeva appena 12 miliardi.
La trappola del deficit francese scuote l’Eurozona
Sebbene le inversioni di rendimento tra debito pubblico e privato si siano già viste in passato in altre economie avanzate, il caso della Francia presenta contorni estremi.
Principale causa scatenante di questa situazione critica sono in particolar modo i timori sui conti pubblici, guidati dallo stallo politico nella fase di approvazione della manovra finanziaria, dall’incertezza per le prossime elezioni presidenziali, ma soprattutto dal mancato rispetto dei target sul deficit.
Lo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze Roland Lescure ha definito durante un’intervista alla BBC “allarmante” il livello del deficit annuo, schizzato oltre il 5% del PIL, chiarendo la necessità di intervenire subito per prevenire mosse più dolorose in futuro, ammettendo che finanziarsi sul mercato è diventato ben più oneroso: la domanda per i titoli francesi c’è, ma gli investitori chiedono rendimenti assai più alti che in passato.
Il ministro si è comunque detto fiducioso che la legge di bilancio passerà in un Parlamento frammentato, ricordando che la Costituzione mette a disposizione diversi strumenti per approvarla.
Lo spettro del contagio dai bond Francia
Il recente allargamento dei differenziali sui titoli sovrani potrebbe proseguire e farsi più intenso man mano che si avvicineranno importanti appuntamenti istituzionali, come le stesse elezioni presidenziali in Francia nella primavera 2027.
Al punto che, secondo Sebastiano Chiodino (Head of Liability Driven Investments presso Generali Asset Management), sebbene la Francia sia oggi l’epicentro di questo rischio, un ulteriore deprezzamento dei bond Francia potrebbe trasmettere tensione anche agli altri Paesi periferici o ad alto debito.
Tuttavia, lo stesso analista precisa che allo stato attuale né i rendimenti assoluti né il livello di trasmissione ad altri mercati giustificano un intervento d’emergenza con gli strumenti di supporto straordinari della BCE (come il TPI o l’OMT). Potrebbe quindi essere necessario un ulteriore repricing dei mercati prima che un intervento delle autorità diventi probabile.
Bond Francia in crisi: come dovrebbero procedere i possessori di certificati
Non sono poche le strategie che investitori e possessori di certificati possono adottare in questa tempesta di bond Francia. Anzi, come spiega lo stesso Chiodino, questi tassi reali, tornati su livelli che non si vedevano dalla vigilia della crisi finanziaria globale, offrono interessanti opportunità d’investimento.
Ad esempio, potrebbe essere opportuno avviare una graduale rotazione dal rischio di credito verso il rischio duration, privilegiando l’esposizione ai titoli sovrani core sulle scadenze intermedie. O rivalutare il Bund tedesco come asset di rifugio, anche la Germania non è immune alle incertezze politiche e deve affrontare profonde sfide strutturali per la propria economia.
A prescindere, investitori e possessori di certificati non devono farsi prendere dal panico né liquidare le posizioni d’impulso se si ha sottostanti societar (anche perché i fondamentali rimangono solidi).

