Francia, record di emissioni e conti in picchiata: l’OAT spaventa i mercati

Tempi duri per la Francia, soprattutto sul ramo obbligazionario: i rendimenti degli OAT sono saliti notevolmente negli ultimi giorni, e questo è un problema per il Governo di Parigi. Il prossimo anno è infatti prevista una pioggia di nuove emissioni obbligazionarie, il che rischia di appesantire ancora di più i conti francesi, proprio mentre il Paese vive uno stallo legato alle imminenti elezioni presidenziali.

La morsa del deficit francese: 340 miliardi di nuove emissioni bond in arrivo

L’agenzia pubblica per la gestione del debito, l’Agence France Trésor (AFT), ha diffuso di recente una nota ripresa da Bloomberg che traccia il quadro per i prossimi mesi.

Per il prossimo anno si stima un’emissione netta di titoli a medio e lungo termine di ben 340 miliardi di euro (pari a circa 386 miliardi di dollari), al netto dei riacquisti, cioè il 10% circa in più rispetto all’anno precedente. Una cifra imponente ma indispensabile per le casse statali, che devono far fronte a investimenti gravosi in vari settori, a partire dalla difesa. 

Il problema è che la Francia non riesce a rimettere in sesto la finanza pubblica. La crescita economica sta rallentando in modo marcato e c’è un Parlamento frammentato che fa muro contro le ipotesi di austerità, sempre più inevitabili visto l’andamento dei conti.

Il deficit statale è proiettato verso il 5,4% del PIL per il 2026, smentendo le stime iniziali dell’esecutivo che ipotizzavano un calo graduale a partire dal 5,1% previsto per il 2025. Questo disavanzo così alto ha fatto lievitare il debito nazionale fino al 119% del PIL nel secondo trimestre, toccando il livello record dal secondo dopoguerra secondo le rilevazioni dell’ufficio di statistica INSEE.

Il risultato è un titolo di riferimento a 10 anni (OAT) arrivato fino al 4,6%, toccando il valore più alto degli ultimi 18 anni, dopo essere salito dal 4,2% di fine agosto e dal 3,6% di fine giugno.

Parigi al bivio tra spesa per la difesa e stallo di bilancio: c’è l’allarme mercati

E a contribuire a questo lievitare dei costi di finanziamento a lungo termine della Francia (ormai a livelli che non si vedevano dal 2002) c’è anche l’instabilità politica. Il Primo Ministro Sébastien Lecornu si trova stretto tra l’agitazione degli investitori obbligazionari, uno scenario politico precario e il malumore dei cittadini, preoccupati per l’impatto dei 54 miliardi di euro di risparmi previsti, riferisce Reuters.

Anche il fattore elettorale fa la sua parte. Sullo sfondo restano infatti le elezioni presidenziali del 2027, che si preannunciano piuttosto infuocate. A breve si terrà inoltre il voto per il Senato, che potrebbe fare emergere le spaccature interne al Paese, rendendo ancora più tortuoso il percorso per affrontare i problemi del bilancio pubblico.

Emilia Matei, analista sovrana di Aviva Investors, rileva come nel 2026 la Francia si troverà di fronte a una combinazione di sfide davvero complessa, che rischia di farne la nota stonata della regione. “Mentre quest’anno diverse economie europee hanno registrato una crescita modesta, la Francia è rimasta indietro. La domanda interna rimane contenuta, mentre l’incertezza politica grava sui consumi e sugli investimenti.”

A sua volta, secondo Allier di Carmignac, lo spread tra l’OAT decennale e il Bund tedesco non sarà il solo indicatore da monitorare per misurare la perdita di fiducia in vista del voto. Ci sono altri segnali spia da guardare con molta attenzione: le scadenze più brevi degli OAT, un’eventuale flessione della domanda durante le aste dei titoli di Stato, la minore liquidità del mercato e l’allargamento degli spread sul credito delle banche francesi.

“Anche i candidati [presidenziali] convinti della necessità di un consolidamento fiscale devono prima vincere le elezioni, cosa difficile da fare durante una campagna elettorale basata su un esplicito programma di austerità. I mercati potrebbero quindi avere diverse opportunità per esercitare ulteriore pressione sugli spread francesi, anche se ciò non si tradurrà necessariamente in una svendita unidirezionale”, afferma Allier.

Emissioni bond in Francia: rischi e opportunità per i possessori di certificati

Pioggia di emissioni obbligazionarie in arrivo, dunque; il che potrebbe essere un problema per investitori e possessori di certificati con sottostante gli OAT.

Ma non solo. I certificati che mettono a paniere titoli bancari francesi o grandi aziende del CAC 40 possono risentire comunque dell’allargamento degli spread del credito bancario. L’aumento della volatilità e della percezione del rischio riduce inoltre il prezzo di riacquisto sul mercato secondario dei certificati, anche se le barriere di protezione non sono state violate.

Vero però che, se l’aumento della volatilità da un lato deprezza i certificati in negoziazione, dall’altro lato rende più generosi i rendimenti proposti dai nuovi strumenti di recente emissione.

Detto ciò, a investitori e possessori di certificati conviene ora valutare la durata e la tipologia di barriera: se i certificati in possesso presentano barriere profonde (es. 50% o 60% dai prezzi iniziali) e barriere a scadenza (europee), le oscillazioni temporanee di prezzo causate dallo spread non compromettono la protezione finale, a patto di tenere il titolo fino a scadenza. Chi invece guarda a nuovi certificati può approfittare del quadro attuale visti i rendimenti dei bond e volatilità più alti.

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