Sale il PIL USA al 2,2% annuo, in ripresa netta rispetto ai dati del precedente trimestre. A fare da traino a questo rialzo sono principalmente due fattori: la tenuta della spesa dei consumatori e i massicci investimenti delle imprese rivolti allo sviluppo e alle infrastrutture di intelligenza artificiale.
Una situazione dunque favorevole, ma qui la domanda: basterà alla Federal Reserve a evitare a ottobre un nuovo rialzo dei tassi?
L’economia americana tiene la marcia tra il boom dell’AI e l’incognita inflazione
L’economia statunitense ha mantenuto un passo decisamente sostenuto tra aprile e giugno. Secondo la terza stima pubblicata dal Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio, il PIL USA è aumentato a un ritmo annualizzato del 2,2%, rivedendo al rialzo il dato preliminare che si attestava all’1,5%.
La revisione ha sorpreso gli economisti intervistati da Reuters, che prevedevano invece la conferma della stima precedente.
I numeri testimoniano la capacità dell’apparato produttivo americano di resistere alle forti tensioni internazionali legate al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La spesa delle famiglie, che rappresenta oltre due terzi dell’intero PIL USA, ha accelerato fino a un tasso del 3,8%, rispetto al 3,4% della stima precedente e allo 0,7% registrato nel primo trimestre.
Nonostante la corsa ai consumi, i bilanci familiari mostrano segni evidenti di sofferenza. L’impatto dell’inflazione continua a farsi sentire, spinto soprattutto dal rincaro dei prezzi dei carburanti alla pompa. Questa dinamica trova conferma nell’ultimo sondaggio del Conference Board, che a settembre ha evidenziato un crollo della fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi 12 anni e mezzo.
Crescita PIL USA a due velocità: il boom dell’IA contro il peso dei tassi alti
L’ansia per il costo della vita non ha comunque finora bloccato gli acquisti, i quali sembrano essere proseguiti con un buon ritmo anche nel terzo trimestre, sostenuti in parte dal rally dei mercati azionari legato all’IA.
Proprio gli investimenti aziendali non residenziali, saliti del 9% nel secondo trimestre, riflettono a pieno il boom di risorse destinate all’intelligenza artificiale. L’indicatore di fondo dell’economia (depurato dalle fluttuazioni della spesa pubblica e della bilancia commerciale) ha registrato un’espansione del 4,6%, a fronte dell’1,8% del trimestre precedente.
Come evidenziato da Atsi Sheth, responsabile del credito di Moody’s Ratings, questi dati dimostrano che imprese e consumatori “hanno continuato a spendere e investire per tutto il secondo trimestre, nonostante l’inflazione più elevata e l’incertezza sui tassi di interesse”.
C’è comunque motivo di ritenere che questa corsa possa stabilizzarsi, soprattutto se la Federal Reserve deciderà di alzare ulteriormente i tassi di interesse. Secondo una recente analisi di Morningstar, ci troviamo di fronte a un importante “shock della domanda” guidato proprio dalle tecnologie emergenti.
Per controbilanciare questo impulso senza far surriscaldare l’economia, la FED sta mantenendo i tassi su livelli più elevati, così da preservare il PIL in linea con il suo potenziale di piena occupazione, evitando un’accelerazione dell’inflazione e rispettando così il suo doppio mandato.
Di conseguenza, un eventuale ridimensionamento del fenomeno IA porterebbe a una naturale discesa dei tassi, a patto che rientrino anche le altre forze, prima fra tutte l’impatto dei prezzi del petrolio condizionati dalle tensioni in Medio Oriente.
A tal riguardo, gli analisti di Morningstar prevedono un progressivo calo del costo del denaro, con il rendimento del Treasury a 10 anni destinato a scendere verso il 3,5% entro il 2029, partendo dai livelli attuali attorno al 5,0%.
PIL USA tra consumi e IA: il nodo dei tassi e degli investimenti per i possessori di certificati
Situazione sostanzialmente positiva per l’economia a Stelle e Strisce, visto sia l’andamento del PIL USA che l’andamento degli investimenti. Una nota storta viene però dal fatto che le aziende del comparto tecnologico e dell’intelligenza artificiale, pur beneficiando della forte domanda reale, soffrono molto il costo del denaro elevato, e questo potrebbe premere sui certificati e le loro barriere di protezione.
A prescindere, dato l’ambiente di tassi alti e volatilità presente, gli emittenti nuovi difficilmente non provvederanno a strutturare in futuro nuovi certificati con cedole periodiche più ricche rispetto al passato.
Detto ciò, se non c’è un’esigenza immediata di liquidità, per investitori e possessori di certificati conviene comunque non svendere sul mercato secondario i certificati garantiti che pagheranno il nominale a scadenza, davanti alla prospettiva di un calo dei tassi a lungo termine.
Chi vuole però inserire nuova liquidità può valutare l’acquisto di certificati di nuova emissione che beneficiano dei tassi attuali, preferendo strutture con barriere profonde (es. barriere 40% o 50%) o meccanismi di protezione Airbag per proteggersi da eventuali correzioni del mercato azionario IA.
