Il settore dei semiconduttori finisce di nuovo sotto pressione, a giudicare dalle ultime sedute nelle borse newyorkesi e sudcoreane, dove i colossi globali dei chip hanno lasciato sul campo punti percentuali pesantissimi.
A pesare sul sentiment degli investitori stavolta non sono solo i timori legati alle ingenti spese aziendali, ma anche una concorrenza cinese sempre più aggressiva.
Semiconduttori in caduta libera a Wall Street e Seoul
Profondo rosso per il settore dei chip, soprattutto negli Stati Uniti che in Asia. Wall Street ha visto soffrire parecchi titoli di primo piano: SanDisk è arrivata a cedere oltre il 14% nel corso della giornata, seguita da Micron con un calo dell’8%, AMD a -6% e Intel a -5%.
La situazione si è rivelata ancora più critica in Corea del Sud. Martedì mattina le contrattazioni sull’indice Kospi sono state persino sospese temporaneamente a causa di un ribasso dell’8%, per poi chiudere con una flessione del 10,8%. A trascinare verso il basso il listino sono state soprattutto Samsung Electronics e SK Hynix, entrambe in flessione di oltre il 13%.
Il Kospi, che da inizio anno a metà giugno aveva più che raddoppiato il proprio valore, ha così bruciato circa un terzo della capitalizzazione accumulata.
Secondo Jane Sydenham, direttrice degli investimenti presso la società di gestione patrimoniale Rathbones, questo crollo è avvenuto dopo gli “incrementi fenomenali” degli ultimi mesi, con il mercato coreano in particolare “molto concentrato” su pochi grandi player come Samsung e SK Hynix, il che ha amplificato l’impatto dei loro ribassi.
Crollo globale dei colossi dei chip: cosa c’è dietro il panic selling
A innescare le vendite sono state prima di tutto le incertezze sull’effettiva redditività dei progetti di intelligenza artificiale.
A detta sempre di Sydenham, la miccia è stata accesa dal tonfo di Nvidia di lunedì, arrivato dopo le indiscrezioni del Wall Street Journal su trattative per un finanziamento da circa 250 miliardi di dollari destinato ad OpenAI per un gigantesco progetto di data center.
Le enormi risorse finanziarie mobilitate dai colossi tech rappresentano da diversi mesi un elemento di forte tensione per i mercati, con gli investitori che continuano a chiedersi se e quando questi investimenti garantiranno un ritorno adeguato. “Riuscirà a generare un rendimento adeguato in futuro? È questo che preoccupa gli investitori“, commenta Sydenham.
Ma fosse solo l’IA il problema. A guastare ulteriormente il clima contribuisce anche un report pubblicato da The Information, secondo cui la Cina avrebbe avviato la produzione interna di macchine per litografia a immersione nell’ultravioletto profondo (DUV).
Si tratta di una tecnologia fondamentale per produrre chip avanzati, finora gestita quasi in regime di monopolio dall’olandese ASML , il che conferma la determinazione dell’industria cinese nel voler insidiare il primato occidentale nel comparto dei chip.
Un’operazione che già sta riscuotendo un grande successo sul mercato interno: lunedì, al debutto sulla borsa di Shanghai, le azioni di ChangXin Memory Technologies (CXMT) (principale produttore cinese di chip di memoria DRAM usati per data center AI, smartphone, PC e tablet) sono volate con un rialzo di quasi il 470%.
Le prospettive sui colossi tech: focus su SK Hynix
Per quanto riguarda il futuro, il quadro resta complesso. A pesare sul sentiment ci sono anche i timori di un potenziale eccesso di offerta, alimentati dai recenti piani di espansione annunciati da SK Hynix e Samsung.
Proprio i due big sudcoreani intendono realizzare due nuovi impianti a testa in Corea del Sud, per un investimento complessivo di 800 mila miliardi di won (circa 530 miliardi di dollari) con l’obiettivo di raddoppiare la capacità produttiva di chip DRAM nei prossimi cinque anni.
Guardando però la principale indiziata di quest’anno, SK Hynix, le cui azioni si erano triplicate all’inizio dell’anno salvo poi crollare di circa il 45% da quando hanno raggiunto il massimo storico, sul fronte dei conti gli analisti stimano che il colosso sudcoreano mostrerà per il secondo trimestre un utile operativo di circa 64 mila miliardi di won (sette volte superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e ricavi più che triplicati a circa 57 miliardi di dollari.
Quindi malgrado le sfide e gli ostacoli, c’è dell’ottimismo nell’aria. Infatti, riferisce FT, nonostante la volatilità del momento, le case d’affari mantengono dunque una visione positiva sul breve termine per l’intero settore, facendo leva sugli accordi di fornitura a lungo termine che garantiscono una buona stabilità e visibilità sui profitti futuri.
Terremoto sui chip da Wall Street a Seoul: niente panico per i possessori di certificati
Scossoni così violenti possono essere un bel campanello d’allarme per investitori e possessori di certificati investimento legati al settore dei chip o all’intelligenza artificiale.
Tuttavia, come visto di recente, è meglio non lasciarsi abbandonare a facili allarmismi: per quanto movimenti negativi a doppia cifra su sottostanti come Nvidia, Samsung, AMD o Micron possono ridurre la distanza dai livelli barriera, i fondamentali a breve termine del comparto restano sostenuti dagli ordini già programmati.
La priorità assoluta, in questo momento, è al limite controllare la scheda tecnica dei propri prodotti per verificare la tenuta della barriera e l’ampiezza dell’effetto memoria sulle cedole.

