Mentre gran parte del settore automotive mostra chiari segni di sofferenza, c’è chi riesce comunque a chiudere il primo semestre 2026 con risultati eccellenti. È il caso di Lamborghini che, a dispetto di un quadro globale decisamente complesso e segnato da forti instabilità geopolitiche, ha archiviato i primi sei mesi dell’anno con un fatturato in crescita.
Dando così un po’ di ossigeno all’Audi, e dunque al gruppo Volkswagen, in crisi a causa degli ultimi conti trimestrali.
Lamborghini accelera nel primo semestre 2026: i risultati
Guardando nel dettaglio i conti del primo semestre 2026, la casa di Sant’Agata Bolognese ha raggiunto ricavi record per 1,74 miliardi di euro, segnando un +7,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo nonostante le consegne siano scese del 4,6%, attestandosi a 5.422 vetture.
Ottenere un fatturato da record in questo momento non è cosa da poco. Il settore deve infatti fare i conti con pesanti tensioni geopolitiche, l’impatto dei dazi americani, la frenata del mercato del lusso in Cina e una certa incertezza della domanda in Europa. Fattori che, come sottolinea la stessa Lamborghini, hanno portato a “una contrazione del segmento di riferimento pari al -7,7%, rispetto al quale il marchio ha registrato un andamento più solido“.
Rispetto a questo scenario, la casa emiliana è riuscita a muoversi con maggior solidità, facendo meglio del mercato grazie al suo posizionamento unico ed esclusivo.
Non è però tutte rose e fiori, specie sul fronte redditività: l’utile operativo si è fermato a 395 milioni di euro, registrando una discesa dell’8,4% rispetto ai 431 milioni dell’anno precedente. Il margine è così passato dal 26,6% al 22,7%.
Anche con questa riduzione di quasi quattro punti percentuali, Lamborghini si conferma però tra i costruttori più redditizi a livello globale, anche in forza della risposta del mercato: il portafoglio ordini copre infatti circa un anno di produzione.
Lamborghini da record, Volkswagen in crisi: i due volti dell’auto nel 2026
Il primo semestre 2026 di Lamborghini è a tutti gli effetti una boccata d’aria fresca per il Gruppo Volkswagen, a cui appartiene oggi Lamborghini dato che dal 1998 la casa emiliana fa capo alla controllata Audi.
Il colosso di Wolfsburg non sta vivendo un periodo piacevole: si trova infatti a dover ripensare da cima a fondo il proprio modello industriale, stretto tra il crollo delle vendite in Cina, la pressione spietata dei concorrenti cinesi, gli alti costi di gestione degli impianti in Germania e il peso dei dazi americani.
Una situazione fotografata dai conti del secondo trimestre. Tra aprile e giugno i ricavi del gruppo sono saliti del 2% a 82,444 miliardi di euro, ma sul semestre complessivo mostrano una lieve flessione dello 0,2%, fermandosi a 158,102 miliardi. Andando a guardare la redditività, l’utile operativo del trimestre è sceso del 9,5% a 3,469 miliardi, portando il calo dei primi sei mesi all’11,6% (pari a 5,931 miliardi). Ancora più marcata la flessione dell’utile prima delle imposte: -23,4% nel trimestre (2,538 miliardi) e -25,7% nel semestre (4,773 miliardi).
Dati che hanno costretto la dirigenza a rivedere al ribasso le stime per l’anno in corso. Per quanto riguarda il fatturato, la nuova previsione oscilla tra un -3% e uno 0%, a fronte del precedente stima che ipotizzava una crescita tra lo 0% e il +3%. Resta invece confermato il target per il margine operativo, compreso tra il 4% e il 5,5%. Nel frattempo, ai piani alti si sta preparando quello che potrebbe diventare il piano di ristrutturazione più imponente mai visto per il gruppo.
Nonostante questo quadro di incertezza, sui mercati finanziari resiste un certo ottimismo sul futuro del marchio. Gli analisti di Jefferies, per esempio, hanno confermato il giudizio “buy” sul titolo Volkswagen con un valore obiettivo di 120 euro, evidenziando come il deficit dell’utile operativo sia legato principalmente a una svalutazione del valore residuo di circa 400 milioni di euro all’interno di Audi.
Automotive, il caso Volkswagen: a cosa devono stare attenti i possessori di certificati
Occhi dunque sul titolo Volkswagen, soprattutto per investitori e possessori di certificati, perché il rischio di una maggiore volatilità dei prezzi non è così irrealistico.
Tra l’altro, la revisione al ribasso delle stime e l’incertezza sulla ristrutturazione potrebbero spingere al ribasso le quotazioni del titolo, mettendo sotto pressione soprattutto i certificati con barriere poco profonde o vicine alla scadenza.
La cosa più saggia da fare in questa fase è evitare mosse impulsive dettate dall’emotività, prendendosi invece il tempo per analizzare a fondo la scheda del proprio strumento, valutando la distanza attuale dalla barriera, la presenza dell’effetto memoria per i premi non staccati ed eventualmente considerando uno switch verso strutture più difensive se la soglia di protezione dovesse trovarsi troppo a ridosso dei prezzi di mercato.

