Intesa Sanpaolo, via libera dall’assemblea: sì all’aumento per l’OPAS su MPS

Avanti tutta per Intesa Sanpaolo, che come da pronostici ha ottenuto dal proprio azionariato il via libera definitivo per l’aumento di capitale a servizio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio su Monte dei Paschi di Siena.

Vento in poppa dunque per Ca’ de Sass, che si avvicina all’obiettivo di conquistare il controllo di uno dei gruppi bancari più in vista del panorama nazionale, con l’intento di dare vita a un nuovo gigante del credito su scala europea.

Maggioranza bulgara per l’integrazione bancaria: i soci di Intesa Sanpaolo dicono sì al piano

L’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo tenutasi a Torino ha approvato l’operazione con una maggioranza del 96,96% dei voti favorevoli, ben al di sopra delle stime pubblicate da MF. All’assise ha preso parte il 63,9% del capitale votante della banca, rappresentato da 4.889 soci tramite il rappresentante designato: in particolare, il 69,61% di questo era riconducibile a investitori istituzionali, il 29,45% a fondazioni, lo 0,04% al retail e lo 0,9% ad altri soci.

Dunque una spiccata presenza di investitori internazionali e di grandi fondi di investimento. Ricordiamo che tra i grandi fondi esteri, BlackRock figura con una quota vicina al 5,1%, Vanguard si attesta al 3,6% e Amundi all’1,7%. Seguono Fidelity, che supera di poco l’1%, e UBS Asset Management con circa lo 0,9%. I fondi comuni e gli ETF pesano nel complesso per il 28% del capitale, a cui si aggiunge un ulteriore 11% associato ad altri soggetti istituzionali.

Un ruolo centrale è stato svolto anche dalle fondazioni (19,88% del capitale): la Compagnia di San Paolo detiene il 6,48% delle quote e Fondazione Cariplo il 5,4%, mentre Cariparo, Carifirenze, Carisbo e CariCuneo posseggono partecipazioni comprese tra l’1% e l’1,8%.

Intesa Sanpaolo punta a 16 miliardi di utile netto: il piano d’impatto per la maxi-fusione

Questa maggioranza bulgara è stata resa possibile in primis per via della sostenibilità economica dell’operazione. Ma anche dalle ambizioni del piano elaborato da Intesa Sanpaolo: sono stimati 2,9 miliardi di euro di sinergie annue ante imposte, suddivise tra 1,5 miliardi di risparmi sui costi e 1,4 miliardi derivanti da un incremento dei ricavi.

Per il 2029 si prevede inoltre il raggiungimento di un utile netto superiore ai 16 miliardi di euro con il nuovo gruppo, un valore più alto di circa 4,5 miliardi rispetto alle stime elaborate dalle due banche su base autonoma. Per lo stesso anno, il piano proietta il ROE sopra il 20% e conferma il CET1 su livelli superiori al 14%.

Focus anche sul destino di Mediobanca e Generali. Nel primo caso, le competenze dell’istituto nel Corporate & Investment Banking e nel Wealth Management sono state indicate dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina come asset complementari da affiancare alle strutture di IMI CIB. L’intento comunicato dal vertice è “valorizzarne il marchio, le professionalità e le capacità distintive all’interno di un Gruppo con maggiore scala e ruolo europeo“. Per quanto riguarda i Leoni di Trieste, l’acquisizione della partecipazione nel capitale della compagnia giuliana viene impostata con “un’ottica puramente finanziaria“.

Infine, una novità per gli azionisti sul fronte della remunerazione degli azionisti. Sempre Messina ha delineato un piano di distribuzioni complessive pari a 61 miliardi di euro nel quinquennio 2025-2029, articolato tra dividendi e riacquisti di azioni proprie (buyback). La cifra supera di 11 miliardi di euro la stima prevista nello scenario standalone delle due entità separate.

Intesa Sanpaolo verso un nuovo campione europeo: cosa cambia per i possessori di certificati

Ormai diventa sempre più fattibile il successo dell’OPAS su MPS, e dunque eventuali interventi diretti su Mediobanca e Generali. Uno scenario di risistemazione bancaria che potrebbe convenire a investitori e possessori di certificati.

A parte il rischio di sostituzione del certificato in caso di concambio azionario o di delisting del titolo di una banca incorporata, a interessare sarà l’effettivo valore di questo potenziale nuovo campione europeo, che potrebbe premiare nel lungo periodo i titoli sottostanti.

Inevitabile però un aumento della volatilità implicità da qui all’esito dell’offerta pubblica, con oscillazioni di prezzo più marcate dei titoli azionari e dei premi delle opzioni incorporate nei certificati.

Detto ciò, conviene al momento (specie per chi ha certificati strutturati in worst-of) monitorare l’andamento del titolo con la performance peggiore, giacché le fasi di integrazione aziendale possono temporaneamente deprezzare o spingere le quotazioni di una specifica banca rispetto al resto del settore.

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