Prosegue il Ministero dell’Economia e delle Finanze a collocare nuovi Buoni Ordinari del Tesoro, registrando una costante crescita dei rendimenti assegnati. In particolare, nell’ultima asta BOT a 12 mesi ha visto il collocamento complessivo di 9 miliardi di euro in titoli.
Si preannuncia un mese ricco di aste, constatando anche l’esigenza del MEF di incamerare risorse finanziarie in vista degli investimenti programmati.
Asta BOT, rendimenti in corsa tra i Titoli del Tesoro: collocati oltre 16 miliardi
Nelle aste (già programmate da mesi) e svolte il 9 settembre 2026, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha assegnato 9 miliardi di euro sul comparto a breve termine, suddivisi in due distinte emissioni.
Per la nuova tranche del BOT a 12 mesi con durata di 365 giorni (ISIN IT0005730681), la raccolta si è attestata a 7,5 miliardi di euro a fronte di richieste per oltre 10,4 miliardi, generando un rapporto di copertura pari a 1,39. Il resoconto di Banca d’Italia evidenzia un rendimento medio ponderato semplice salito al 2,967%, in aumento rispetto al 2,768% della precedente asta.
A questa si è aggiunta la riapertura del BOT 12 mesi con vita residua di 122 giorni (ISIN IT0005689887), dove sono stati collocati 1,5 miliardi di euro a un rendimento del 2,6%, con domande superiori ai 2,51 miliardi di euro e un rapporto di copertura di 1,68. La data di regolamento per entrambe le componenti dei BOT è fissata per il 14 settembre 2026.
A sua volta, la giornata del 10 settembre ha registrato un’ulteriore pressione sul comparto delle scadenze medio-lunghe. Il MEF ha collocato 3,5 miliardi di euro della quinta tranche del BTP a tre anni (scadenza 15 settembre 2029) con un rendimento del 3,43%, in rialzo di 45 punti base rispetto al collocamento precedente, a fronte di una domanda pari a quasi 5,48 miliardi.
Parallelamente, la terza tranche del BTP a sette anni (scadenza 15 settembre 2033) ha visto l’assegnazione di altri 3,5 miliardi al 3,98%, con un incremento di 48 punti base e richieste arrivate a circa 5,33 miliardi.
Completa il quadro l’ottava tranche del BTP cinquantennale con scadenza 1° marzo 2072, che ha raccolto 750 milioni di euro con un rendimento del 4,61%.
Debito pubblico e scadenze record: perché i rendimenti continuano a salire
Il rialzo osservato nelle ultime aste trova un chiaro riscontro nel comportamento del BTP decennale sul mercato secondario, dove il rendimento è tornato sopra la soglia del 4% rimanendovi per cinque sedute consecutive, un evento che non si verificava dall’inizio del 2026.
Non è però un problema di quest’asta BOT, o del Paese: questa dinamica coinvolge tutto il mercato obbligazionario internazionale, con aumenti dei tassi registrati sia in Germania sia negli Stati Uniti, dove i titoli trentennali hanno toccato vertici storici relativi, mentre nell’Eurozona la curva delle scadenze lunghe si attesta su livelli che richiamano le fasi più tese del passato.
A trainare tra l’altro il momento di questa asta BOT e delle prossime non è nemmeno più la storica pressione dell’inflazione, bensì soprattutto il rialzo dei rendimenti reali e del premio a termine. Il tema centrale resta infatti la percezione della sostenibilità dei debiti pubblici di fronte a deficit strutturali elevati, volumi di debito da rinnovare e crescenti esigenze di spesa destinate a settori chiave come la difesa e le infrastrutture. L’Italia, secondo il piano predisposto dal MEF all’inizio dell’anno, deve raccogliere sul mercato tra i 350 e i 365 miliardi di euro nel corso del 2026 per coprire sia le scadenze sia il fabbisogno complessivo dello Stato.
Nel quadro del prossimo decennio, il 2026 rappresenta la quota più impegnativa con 384,3 miliardi di euro di titoli in scadenza, prima di una riduzione a 227,8 miliardi nel 2027, a 213,3 miliardi nel 2029 e a un moderato recupero verso i 236,1 miliardi stimati per il 2030.
Asta BOT di settembre: cosa comporta per i possessori di certificati
Buone prospettive per (quasi tutti gli) investitori e possessori di certificati, soprattutto per via dell’innalzamento dei rendimenti offerti dall’ultima asta BOT. Quando i Titoli di nuova emissione offrono un rendimento compreso tra il 3,4% e oltre il 4,6%, lsul mercato arrivano nuove emissioni di certificati più generosi.
Diverso è il caso di chi è già in possesso, che invece risentiranno negativamente della salita dei tassi sui mercati secondari. Poiché il valore teorico del titolo riflette l’andamento del comparto obbligazionario sottostante, il loro prezzo di listino tende a calare, il che rende sconsigliabile la vendita anticipata prima della naturale scadenza a meno di esigenze impellenti di liquidità.
Pertanto, chi detiene certificati condizionatamente protetti deve effettuare un rapido confronto di convenienza tra il rendimento effettivo annualizzato offerto dal certificato e quello garantito da un BTP di pari durata. E capire se convenga o meno partecipare ad un’asta BOT o BTP.
