Risiko bancario, Intesa alla stretta finale: il 10 settembre l’assemblea sull’Opas MPS

Mancano pochi giorni al prossimo step del risiko bancario: l’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo, chiamata a deliberare un aumento di capitale a supporto dell’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) volontaria e totalitaria lanciata su Monte dei Paschi di Siena.

Una mossa a cui Rocca Salimbeni ha tentato di rispondere mettendo sul piatto due contromosse parallele su Banco BPM e Banca Generali, anche se la strada per queste ultime appare ricca di ostacoli.

Intesa Sanpaolo accelera su MPS per creare il secondo colosso dell’Eurozona

L’appuntamento chiave del calendario finanziario del gruppo guidato da Carlo Messina è fissato per il 10 settembre, alle ore 10, presso il Nuovo Centro Direzionale di Torino in unica convocazione.

All’ordine del giorno, la “proposta di attribuzione al cda di una delega per un aumento di capitale al servizio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria (opas) sulle azioni ordinarie di Banca Monte dei Paschi di Siena“. Secondo le stime diffuse dall’istituto, in caso di adesione totale verranno emesse fino a 4,86 miliardi di nuove azioni (pari al 21,748% del capitale post-aumento), affiancate da circa 3 miliardi di euro in contanti per rendere la proposta ancora più allettante.

Un’offerta notevole, a giudicare dai numeri; ma a senso visto l’obiettivo a cui punta: creare il secondo gruppo bancario dell’Eurozona per capitalizzazione di mercato. A regime, ossia entro il 2029, le sinergie attese ammontano a circa 2,9 miliardi di euro all’anno ante imposte (1,5 miliardi dai tagli di costo e 1,4 miliardi dai ricavi), a fronte di costi d’integrazione una tantum stimati in 2,1 miliardi.

MPS e la controffensiva per il terzo polo: la partita incrociata con Banco Bpm e Generali

Se da una parte analisti come quelli di Equita hanno ribadito che l’offerta di Intesa rappresenti (per loro) l’opzione per gli azionisti di MPS, “grazie a maggiore visibilità sulla generazione delle sinergie, alla migliore solidità patrimoniale e alla creazione di valore attesa superiore con un profilo di rischio più contenuto”, dall’altra la stessa Rocca Salimbeni non ha di certo applaudito al lancio dell’OPAS.

Non è comunque rimasta immobile. Qualche settimana fa ha infatti lanciato due distinte offerte pubbliche di scambio: una diretta a Banco BPM e l’altra a Banca Generali.

Operazione che già a suo tempo ha trovato non poche offensive, ma che da Siena confermano che “tutto procede secondo i tempi previsti per quanto riguarda le due Ops annunciate”. La posta in gioco per l’istituto guidato da Luigi Lovaglio è decisamente ambiziosa, quasi al pari di quella del gruppo guidato da Carlo Messina: la nascita del terzo polo bancario italiano, con un bilancio pro forma di circa 466 miliardi di euro, impieghi per 245 miliardi e una raccolta diretta a quota 315 miliardi.

Se Banco BPM ha accolto con estrema freddezza l’avanzata di Siena, segnali d’apertura sono arrivati dal gruppo assicurativo Generali, che si è detto disponibile a valutare l’offerta su Banca Generali (di cui controlla oltre il 50%). Nel frattempo, Rocca Salimbeni ha incassato il via libera fondamentale dalla Banca Centrale Europea per la fusione per incorporazione di Mediobanca e le relative modifiche statutarie.

Intesa-MPS, le mosse sui soci e il nodo Generali

In questo intreccio, Intesa Sanpaolo ha chiarito come gestirà la quota del 3,01% in Generali ereditata da Mediobanca. Si legge sempre nella nota che tale partecipazione “sarà ricompresa nel compendio mantenuto da Intesa Sanpaolo […] come investimento azionario non di controllo senza ingerenza nella governance di Generali, e beneficerà del regime prudenziale del Danish Compromise“.

Si tratterà di una posizione temporanea e di natura meramente finanziaria, priva di ingerenze nella governance della compagnia di Trieste, “acquisita al solo fine di evitare un utilizzo pregiudizievole per Intesa Sanpaolo della normativa in tema di partecipazioni incrociate”.

In modo anche per far sì che Intesa Sanpaolo “possa mantenere, successivamente al buon esito dell’offerta, il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Generali secondo il metodo del patrimonio netto“.

Intesa accende il risiko bancario: alcune indicazioni per i possessori di certificati

Tutti questi movimenti societari (tra aumenti di capitale, fusioni e possibili stacchi straordinari) fanno tenuti sotto d’occhio da parte di investitori e possessori di certificati che hanno come sottostanti i titoli coinvolti, vale a dire Intesa Sanpaolo, MPS, Banco BPM, Mediobanca o Generali.

Potrebbero infatti svilupparsi nel corso del tempo alcune variazioni di volatilità sui titoli sottostanti, e influenzare direttamente il prezzo di mercato (mark-to-market) del certificato prima della sua scadenza naturalistica.

In concreto, per chi si trova in questa situazione è consigliabile muoversi con prudenza, ed eventualmente valutare l’impatto dei concambi. Nel caso in cui una società sottostante venga incorporata o delistata, verificare se il regolamento del certificato prevede la sostituzione del titolo con la nuova entità nata dalla fusione o la liquidazione anticipata dello strumento.

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