Le IPO stanno letteralmente trascinando i mercati azionari, in particolare negli Stati Uniti.
Tra i giganti del settore tech e le startup guidate da intelligenze artificiali diffuse su scala globale, la piazza finanziaria di New York si avvia a concludere un’estate bollente, spinta da un’ondata senza precedenti di prossime quotazioni.
Da Anthropic a Oura: i giganti tecnologici pronti all’IPO in borsa
Il mercato statunitense delle offerte pubbliche iniziali si trova sulla buona strada per registrare un’annata storica, con un slancio partito ad agosto dopo che SpaceX ha raccolto ben 86 miliardi di dollari tramite la sua offerta.
A spingere ancora di più l’asticella potrebbe pensarci Anthropic. Il colosso dell’intelligenza artificiale, che si appresta a debuttare in borsa tra settembre e ottobre, sta attirando un forte interesse da parte degli investitori e, secondo fonti vicine al dossier, punta a raccogliere una cifra record che potrebbe toccare i 100 miliardi di dollari.
La pipeline dei prossimi mesi non si ferma però al software puro. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, anche Oura, azienda produttrice di anelli intelligenti e dispositivi per il monitoraggio fisico, sta valutando un’offerta in autunno dopo aver presentato la documentazione a maggio. Le stime indicano per l’azienda una valutazione nettamente superiore agli 11 miliardi di dollari toccati nel round di finanziamento del 2025.
Tra le altre realtà pronte a sbarcare a Wall Street figurano Switch, operatore di data center, SB Energy, società sostenuta da SoftBank e specializzata nello sviluppo di data center e nell’approvvigionamento energetico ad essi dedicato, e Inspire Brands, gruppo della ristorazione a cui fanno capo marchi noti come Dunkin’ e Arby’s.
Sullo sfondo resta infine OpenAI: sempre secondo il Journal, il colosso di Sam Altman valuta una quotazione per il 2026, con alcune fonti che non escludono un possibile slittamento al 2027.
Il 2026 punta al sorpasso storico del 2021 nonostante i passi falsi
Tutto questo fa presagire un vero e proprio boom per i listini americani. Stando ai dati raccolti da Dealogic, le IPO tradizionali negli Stati Uniti hanno finora superato i 137 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno. Qualora la quotazione di Anthropic andasse in porto, il volume totale infrangerebbe comodamente il precedente record storico dei 156 miliardi di dollari raggiunto nel 2021.
Ciò che sorprende è la tenuta dell’entusiasmo tra aziende, finanziatori e consulenti, perfino a fronte di casi complessi come quello di SpaceX, il cui titolo ha ritracciato sotto il prezzo di collocamento continuando a languire su quei livelli. A infondere fiducia è il quadro generale: le società approdate sul listino nel corso del 2026 mettono a segno, sempre secondo Dealogic, un rialzo medio del 21% rispetto alla quotazione iniziale.
Il 2026 si conferma dunque come l’anno delle IPO, sebbene non per qualsiasi tipologia di impresa.
Il grande paradosso del Venture Capital tra mercati privati e listini pubblici
Esiste infatti un settore specifico che incontra forti difficoltà a considerare la borsa come approdo naturale: le startup tecnologiche sostenute dai fondi di Venture Capital. Secondo dati di PitchBook, dall’anno 2022 a oggi, il numero di quotazioni sostenute da capitale di rischio è rimasto bloccato tra le 43 e le 50 operazioni annuali, a fronte di una media storica vicina alle 70 entrate.
Per il 2026 PitchBook stima un totale di 76 IPO sostenute da capitale di rischio, ma specifica che il rialzo sarà guidato principalmente dal settore farmaceutico e biotech.
Perché questa difficoltà per le VC? La ragione va ricercata nel fatto che i fondatori preferiscono fare a meno dei listini pubblici finché possono: la presenza di mega-round da parte del Venture Capital, un mercato del credito privato più accessibile e la crescita di mercati secondari liquidi consentono a dipendenti e soci di monetizzare le quote mantenendo la società al riparo dai mercati regolamentati.
IPO nel 2026: un’ondata di novità per i possessori di certificati
Una vera e propria ondata di novità si sta per abbattere nelle borse, per questo investitori e possessori di certificati varebbero bene a considerare alcuni aspetti essenziali.
In primis, l’ingresso nei listini di megacap tecnologiche e l’aumento dei volumi complessivi porteranno una spiccata volatilità sui sottostanti, specie durante le prime fasi di negoziazione in cui l’efficienza dei prezzi deve ancora assestarsi.
Se da un lato un mercato azionario complessivamente tonico rialza il sentiment generale favorendo il mantenimento delle barriere di protezione del capitale; dall’altro, l’impatto di possibili delusioni post-IPO (sulla scia del ritracciamento osservato per SpaceX) potrebbe generare scossoni improvvisi su specifici settori high-tech o indici di riferimento.
Detto ciò, i possessori di certificati diretti sul settore tech o su panieri contenenti i grandi nomi delle quotazioni dovrebbe innanzitutto verificare la distanza dai livelli barriera e monitorare con frequenza le date di osservazione rilevanti per il pagamento delle cedole o l’eventuale rimborso anticipato. È utile analizzare con cura la composizione dei sottostanti, evitando l’eccessiva concentrazione su singole matrici volatili e preferendo prodotti dotati di strutture con effetto memoria o barriere profonde.


