Prima scende, poi risale, rimane stazionario e adesso sembra riprendersi. È la parabola dell’oro, che da gennaio a oggi ha fatto un vero e proprio giro sull’ottovolante, mettendo in subbuglio mercati e banche.
La domanda centrale di quest’anno, a questo punto, sorge spontanea: nella seconda metà del 2026 il metallo prezioso si rivelerà un’opportunità oppure un rischio?
Oro di nuovo al rialzo mentre gli investitori guardano ai dati USA
Il metallo prezioso ha recentemente allungato i guadagni, sostenuto dal calo del dollaro e dai rendimenti dei titoli del Tesoro americano che si sono allontanati dai massimi.
L’oro spot è salito dell’1,2% attestandosi a 4.437,08 dollari l’oncia alle 08:32 GMT, mentre negli Stati Uniti i futures sul metallo giallo sono saliti dell’1,6% a 4.483,30 dollari. Mercoledì i lingotti erano scesi ai minimi dal 7 agosto, prima di stabilizzarsi con un rialzo superiore all’1% rispetto alla piazza americana.
Nel frattempo, gli investitori attendono i dati chiave sulle buste paga ADP, che potrebbero far pendere la bilancia sulle aspettative di un eventuale aumento dei tassi da parte della Federal Reserve già questo mese. Come evidenziato dall’analista di UBS Giovanni Staunovo, dato che la FED al momento non offre alcuna previsione futura, “l’oro resta molto sensibile ai cambiamenti nelle aspettative del mercato per la riunione di settembre“.
Aspettative comunque non troppo discordanti: secondo il CME FedWatch, i trader valutano una probabilità di circa il 60% per un rialzo dei tassi d’interesse durante l’incontro di politica monetaria della Fed a fine mese. Per questa ragione, il rapporto sulle buste paga sarà probabilmente il momento più decisivo della settimana. “Se il rapporto sull’occupazione non soddisfa le aspettative e le scommesse sull’aumento dei tassi di settembre diminuiscono, l’oro potrebbe salire“, ha affermato Ilya Spivak, responsabile macro globale di Tastylive.
Dalle stelle alla correzione: cosa spinge e cosa frena la corsa dell’oro
L’oro torna dunque ad alzarsi, un po’ come a gennaio, quando era arrivato a toccare nuovi massimi storici e gli analisti delle principali banche d’investimento rivedevano al rialzo, l’uno dopo l’altro, i propri obiettivi di prezzo. Salvo poi però subire una correzione di oltre il 25% rispetto al picco, e ritrovarsi le previsioni di alcune banche d’affari riviste al ribasso.
Che la narrativa d’investimento sull’oro sia cambiata, anzi tramontata? Per la società internazionale di broker online Freedom24, sembrerebbe di no. Anzi, il problema qui non è il valore del metallo in sé, ma il periodo durante il quale la Federal Reserve manterrà elevati i tassi d’interesse. “La correzione è stata determinata da fattori macroeconomici, non da un deterioramento dei fondamentali“, spiega Francesco Bergamini, rappresentante di Freedom24 in Italia.
Fattori come appunto il cambio di politica monetaria. A seguito dell’aumento dei prezzi del petrolio e dell’accelerazione dell’inflazione, gli investitori hanno pressoché escluso la possibilità di un imminente taglio dei tassi da parte della FED, anzi hanno puntato sul loro rialzo. E questo ha determinato una salita dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, un rafforzamento del dollaro e, inevitabilmente, una pressione ribassista sull’oro.
È proprio per questo motivo, sottolinea la società, che l’attuale correzione assomiglia più a una reazione al cambio del costo del denaro che a una rivalutazione del ruolo di lungo periodo del metallo nei portafogli.
A riprova di questa tesi, le banche centrali continuano ad acquistare oro a un ritmo decisamente superiore rispetto al periodo pre-pandemico. Non soltanto perché un bene rifugio, ma anche come asset ideale per diversificare le riserve internazionali e rafforzarsi da rischi sistemici, non a caso diversi Paesi sviluppati hanno raggiunto livelli record di debito pubblico.
Quindi quale direzione prenderà il mercato dell’oro: al ribasso o al rialzo? “Qualora la FED mantenesse effettivamente una politica monetaria restrittiva molto più a lungo del previsto, l’oro potrebbe rimanere all’interno di un ampio intervallo laterale per diversi trimestri. Se, al contrario, l’inflazione iniziasse a rallentare e il mercato tornasse a scontare un ciclo di riduzione dei tassi, il potenziale di rialzo del metallo potrebbe concretizzarsi con una certa rapidità”, precisa Bergamini.
Oro in rally o in ribasso nel H2 2026? Gli scenari per i possessori di certificati
E torniamo dunque alla nostra domanda: nella seconda metà del 2026 l’oro sarà un’opportunità o un rischio per investitori e possessori di certificati?
Dipende. Se i prezzi dell’oro dovessero rimanere all’interno di un canale laterale per qualche trimestre, la situazione potrebbe rivelarsi persino favorevole per chi possiede certificati a capitale condizionatamente protetto, perché permetterebbe di continuare a incassare le cedole senza che il sottostante rompa le barriere posizionate sui minimi. Al contrario, un’eventuale ripresa rapida del trend rialzista favorirebbe il richiamo anticipato dei prodotti con opzione Autocall.
In concreto, chi ha in portafoglio questi strumenti dovrebbe per prima cosa verificare la distanza attuale del prezzo dell’oro dalla barriera di protezione del capitale e valutare le date delle prossime rilevazioni. Meglio anche verificare la presenza dell’effetto memoria sulle cedole, così da recuperare eventuali premi non distribuiti durante le fasi di calo non appena il sottostante risale.
I casi comunque sono due: se la barriera è ancora molto lontana e la struttura del certificato è solida, conviene mantenere la posizione e monitorare i dati macroeconomici americani. Se invece il prezzo del metallo si trova pericolosamente vicino ai livelli critici, meglio valutare uno switch strategico verso certificati con barriere più profonde o con strutture più difensive.


