L’indice PMI Eurozona si conferma definitivamente in calo per il mese di maggio, seppur comunque sopra la soglia ideale di 50 punti, come riferisce l’ultimo report a cura di S&P Global.
Particolarmente interessante il quadro delle principali economie europee, con la Germania vicina alla stagnazione, la Francia in difficoltà sul fronte della domanda e l’Italia che continua a distinguersi per una dinamica più favorevole della produzione e degli ordini.
PMI Eurozona, manifatturiero in rallentamento ma ancora su livelli elevati
A maggio l’indice PMI Eurozona si è attestato a 51,6 punti, un dato superiore sia alla stima preliminare di 51,4 punti sia alla soglia dei 50 punti, ma inferiore rispetto ai 52,2 registrati ad aprile.
Nonostante il rallentamento, “è comunque tra i più alti mai registrati dalla metà del 2022“, precisa S&P Global, sottolineando come una parte significativa dell’aumento dell’indice principale è riconducibile alla componente relativa ai tempi di consegna dei fornitori. “Con il relativo indice che segnala i peggiori ritardi dal giugno 2022, il suo contributo al PMI manifatturiero è stato positivo, con i tempi di consegna più lunghi che storicamente sono associati a una maggiore attività manifatturiera”.
Di segno opposto, invece, il contributo proveniente dagli altri quattro sottoindici che compongono l’indicatore principale. In particolare, il volume dei nuovi ordini ha mostrato una sostanziale frenata dopo il forte recupero registrato ad aprile, quando la crescita delle vendite aveva raggiunto il livello più elevato degli ultimi quattro anni.
“Ciò è in parte dovuto a una nuova diminuzione dei nuovi ordini esteri (che includono il commercio intra eurozona)“, dice S&P Global. La crescita della produzione è stata comunque elevata, anche se la ripresa è stata la più lenta da gennaio.
Sul fronte dei prezzi, l’indagine ha evidenziato un ulteriore rafforzamento delle pressioni inflazionistiche. I costi di acquisto hanno registrato l’incremento più marcato dal maggio 2022, mentre l’inflazione dei prezzi di vendita ha raggiunto il livello più elevato degli ultimi tre anni e mezzo.
PMI Eurozona maggio 2026: Germania e Francia rallentano, l’Italia si conferma tra i Paesi più dinamici
Guardando alle principali economie del PMI Eurozona, emerge un quadro piuttosto eterogeneo. Il PMI della Germania si è portato a 50,1 punti, dai 51,4 precedenti, risuotando migliore dei 49,9 preliminari, mentre quello della Francia è peggiorato a 49,7 da 52,8, con revisione al rialzo rispetto al 48,9 preliminare. In Italia, il PMI manifatturiero sale a 52,9 dal 52 preliminare e supera di poco il 52,1 atteso.
Germania vicina alla stagnazione a maggio 2026
Quella che per anni è stata considerata la locomotiva economica d’Europa mostra ora una “virtuale stagnazione delle condizioni economiche“, sottolinea S&P. La crescita della produzione si è ulteriormente attenuata per il secondo mese consecutivo, rallentando fino a un ritmo appena marginale, il più basso dall’avvio dell’attuale fase espansiva iniziata a gennaio.
Nel corso del secondo trimestre i nuovi ordini hanno inoltre registrato una lieve diminuzione. Alcune aziende hanno segnalato un incremento delle richieste da parte dei clienti intenzionati ad anticipare possibili rincari e a evitare disagi derivanti dalle tensioni in Medio Oriente. Tuttavia, tali effetti positivi sono stati compensati da due elementi: “l’aumento dell’incertezza geopolitica e il calo della domanda dovuto ai prezzi già elevati”.
Francia in calo con domanda in peggioramento
Per quanto riguarda invece la Francia, l’indagine di S&P Global una nuova riduzione della produzione, dei nuovi ordini, dei volumi di acquisto e delle scorte, in parallelo all’esaurimento dell’effetto positivo generato nei mesi precedenti dall’accumulo di magazzino da parte dei clienti. Allo stesso tempo, l’accelerazione dei costi degli input e dei prezzi di vendita segnala un’intensificazione delle pressioni inflazionistiche nel settore manifatturiero francese.
Particolarmente significativo il peggioramento della domanda. Dopo il recupero registrato ad aprile, il sottoindice relativo ai nuovi ordini ha cancellato integralmente i progressi precedenti, “riprendendo il trend di contrazione che si è osservato in quasi tutti i mesi degli ultimi quattro anni“.
Italia in crescita ma a rischio causa guerra in Medio Oriente
Tra le maggiori economie al centro del report sul PMI Eurozona, l’Italia continua a mostrare la performance più solida. Secondo S&P Global, la rinnovata crescita dei nuovi ordini ha sostenuto un’accelerazione della produzione manifatturiera, “con il livello di fiducia che è quasi tornato alla sua normalità storica“. Dei cinque sottoindici che compongono il PMI principale, quattro hanno registrato un miglioramento (l’unica eccezione è rappresentata dall’occupazione). “Invertendo la tendenza al ribasso osservata ad aprile, le aziende manifatturiere italiane hanno segnalato a maggio un miglioramento nel volume degli ordini ricevuti“, sottolinea S&P.
Non mancano però elementi di preoccupazione. Le aziende continuano a monitorare con attenzione l’evoluzione della guerra in Medio Oriente e i suoi effetti sulle catene di approvvigionamento. Le difficoltà logistiche hanno infatti spinto sia i produttori sia i clienti ad aumentare gli acquisti per costruire scorte di sicurezza, alimentando ulteriormente la domanda di beni intermedi. Parallelamente, anche le pressioni sui costi hanno continuato a intensificarsi, confermando un contesto ancora caratterizzato da tensioni inflazionistiche significative.
PMI Eurozona maggio 2026: quadro favorevole per possessori di certificati
Il quadro delineato dai PMI europei suggerisce una fase ancora favorevole per i sottostanti azionari più esposti al comparto industriale, ma con alcuni segnali di cautela che investitori e possessori di certificati farebbero meglio a non sottovalutare.
Da un lato, il mantenimento del PMI Eurozona sopra quota 50 e la tenuta dell’economia italiana indicano che il ciclo manifatturiero resta in territorio espansivo; dall’altro, il rallentamento della Germania, la debolezza della Francia e il ritorno delle pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare la volatilità dei mercati nei prossimi mesi.
Per chi detiene certificati con sottostanti europei, soprattutto su indici come Euro Stoxx 50, DAX o panieri di titoli industriali, diventa quindi importante monitorare sia l’evoluzione della domanda sia l’andamento dell’inflazione, fattori che potrebbero influenzare le future decisioni della Banca Centrale Europea.


