È ufficialmente partita l’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) volontaria totalitaria promossa da Poste Italiane sulle azioni ordinarie TIM.
Un’operazione che rappresenta una delle più rilevanti mosse industriali nel settore delle telecomunicazioni italiano degli ultimi anni, e che punta a rafforzare il ruolo del gruppo postale come piattaforma integrata di servizi digitali, finanziari e infrastrutturali.
Poste lancia l’assalto a TIM: parte l’OPAS sulle azioni della compagnia telefonica
Dopo la pubblicazione del documento di offerta da parte della società postale e l’approvazione da parte del consiglio di amministrazione di TIM del comunicato dell’emittente, è partito oggi 20 luglio 2026 il periodo di adesione all’OPAS, che terminerà l’11 settembre 2026, estremi inclusi e salvo eventuali proroghe.
Come anticipato da mesi, si tratta di un’OPAS totalitaria: nel dettaglio, l’offerta riguarda un massimo di 1.706.361.829 azioni ordinarie, pari al 79,896% del capitale sociale della società di telecomunicazioni. Per ogni azione consegnata in adesione all’offerta, il gruppo postale riconoscerà agli azionisti un corrispettivo composto da due elementi: una componente in denaro pari a 1,67 euro per azione; una componente in azioni, rappresentata da 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione.
Considerando il numero complessivo delle azioni coinvolte nell’operazione, il valore economico dell’OPAS raggiunge circa 13,4 miliardi di euro, superiore rispetto ai circa 10,8 miliardi di euro della prima stima comunicata dal gruppo postale il 22 marzo 2026, giorno dell’annuncio dell’operazione.
TIM approva l’operazione di Poste (e congela il piano industriale)
A differenza di quanto accaduto in alcune recenti operazioni nel settore bancario, TIM ha accolto favorevolmente la proposta di Poste Italiane. Il consiglio di amministrazione della compagnia telefonica ha infatti approvato all’unanimità il comunicato dell’emittente, valutando positivamente “il razionale e le prospettive industriali dell’operazione e la coerenza con il percorso intrapreso“.
Per arrivare alla propria valutazione, il CdA ha esaminato il documento di offerta e ha tenuto conto delle fairness opinion predisposte da Evercore e Goldman Sachs, incaricate come advisor finanziari. Sulla base delle valutazioni ricevute, il CdA ha giudicato congruo dal punto di vista finanziario il corrispettivo proposto dal gruppo postale.
L’avvio dell’OPAS comporta anche una fase di attesa per quanto riguarda le prossime mosse strategiche del colosso TLC. La società ha infatti comunicato che il piano industriale “non sarà aggiornato in attesa del completamento dell’Offerta e degli scenari che andranno a delinearsi ad esito della stessa“. Pertanto “il prossimo 29 luglio saranno comunicati, e poi presentati al mercato nella conference call del 30 luglio, esclusivamente i risultati finanziari consolidati relativi al secondo trimestre e primo semestre 2026“.
La possibile nascita della più grande piattaforma italiana di infrastrutture connesse
Le prospettive restano rosee. Attualmente il gruppo postale detiene circa il 19,6% della società telefonica, una quota costruita attraverso una serie di acquisizioni realizzate negli ultimi mesi. Se l’offerta dovesse andare a buon fine, TIM verrebbe consolidata all’interno del gruppo Poste Italiane, creando uno dei principali operatori italiani nel settore delle infrastrutture digitali e dei servizi connessi.
L’integrazione potrebbe tra l’altro permettere la nascita della più grande piattaforma italiana di infrastrutture connesse, unendo la rete tecnologica della compagnia telefonica con la presenza capillare e la capacità distributiva del gruppo postale.
Secondo quanto previsto dal progetto, la compagnia telefonica dovrebbe comunque mantenere una propria autonomia operativa, mentre il gruppo postale punta a sfruttare le sinergie tra telecomunicazioni, servizi digitali, pagamenti e servizi al cittadino.
OPAS Poste-TIM: quali novità all’orizzonte per i possessori di certificati
Ulteriori indicazioni sull’evoluzione dell’operazione potrebbero arrivare già nei prossimi appuntamenti finanziari. Il 24 luglio 2026 Poste Italiane presenterà i risultati del secondo trimestre, fornendo anche un aggiornamento sugli obiettivi futuri. Non dovrebbe però trattarsi di un nuovo piano industriale completo, come inizialmente ipotizzato prima dell’avvio dell’OPAS, ma di un aggiornamento relativo alle prospettive del gruppo alla luce dell’operazione.
A prescindere, investitori e possessori di certificati dovranno fare attenzione. Già si prevede che con l’operazione scatterà un aumento di capitale da 372 milioni di euro, necessario per emettere le nuove azioni che saranno assegnate agli azionisti che aderiranno allo scambio. Proprio tale emissione comporterà una diluizione degli attuali azionisti Poste, anche se non modificherà il controllo pubblico della società: il MEF continuerà a mantenere una partecipazione complessiva superiore al 50,1% nel gruppo, considerando sia la quota detenuta sia quella posseduta indirettamente attraverso CDP.
Nel caso in cui l’OPAS portasse addirittura a un cambiamento rilevante nella struttura societaria della societò TLC, alcuni certificati potrebbero essere interessati da meccanismi specifici, come rettifiche del sottostante, sostituzione del titolo con il nuovo titolo risultante dall’operazione. In pratica quanto già visto al tempo con MPS e Mediobanca.
Non tutti i certificati subiranno necessariamente modifiche: molto dipenderà dal tipo di prodotto (ad esempio bonus certificate, cash collect, barrier certificate, reverse certificate), dalla data di emissione e dalle clausole contenute nella documentazione ufficiale.
Per i possessori di certificati la scelta più prudente è quindi seguire con attenzione i prossimi eventi, valutando l’impatto dell’operazione sulla probabilità di rimborso, sulle cedole future e sulla scadenza.
