Nuovo capitolo per il risiko bancario, stavolta per quanto riguarda l’operazione di UniCredit su Commerzbank. Dopo settimane di forti tensioni e prese di posizione contrarie, il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz lascia intendere di non voler ostacolare l’operazione, pur continuando a criticarne le modalità con cui è stata avviata.
Un cambio di tono che potrebbe rendere meno complesso il percorso dell’offerta pubblica di scambio promossa dall’istituto guidato da Andrea Orcel e che arriva mentre anche S&P Global Ratings ha analizzato le possibili conseguenze dell’operazione sui rating delle due banche.
Berlino non blocca l’operazione di UniCredit su Commerzbank
“Non stiamo impedendo questa fusione o questa acquisizione, né abbiamo mai tentato di farlo. Quello che abbiamo sempre sostenuto è che le modalità con cui Commerzbank è stata presa di mira non incontrano la nostra approvazione“.
Così, nel corso della Bundespressekonferenz, la tradizionale conferenza stampa dell’esecutivo prima della pausa estiva politica, il cancelliere tedesco Frederich Merz ha chiarito la posizione dell’esecutivo, ribadendo che ciò che il governo tedesco continua a contestare non è tanto il progetto industriale quanto il modo in cui UniCredit ha costruito la propria posizione nella banca di Francoforte. “Ciò che possiamo valutare è il modo in cui tutto questo è avvenuto. Lo abbiamo ritenuto inopportuno e, sotto alcuni aspetti, aggressivo“.
Una valutazione che richiama le posizioni già espresse nei mesi scorsi sia dalla CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp, sia dal Ministero delle Finanze tedesco, che aveva definito l’approccio di UniCredit “aggressivo e ostile“.
Nonostante queste critiche, dalle parole del cancelliere emerge una disponibilità al dialogo. Merz ha infatti sottolineato di condividere l’idea che l’Europa abbia bisogno di grandi gruppi bancari competitivi, capaci di confrontarsi con i principali istituti statunitensi, aggiungendo che la struttura proprietaria di una società deve essere decisa dagli azionisti e non dai governi.
UniCredit punta sul dialogo e rilancia il piano industriale
Dal canto suo, UniCredit continua a manifestare disponibilità ad aprire un confronto diretto con il governo tedesco per affrontare le preoccupazioni di Berlino e individuare la strada migliore per il futuro di Commerzbank.
L’istituto guidato da Andrea Orcel continua inoltre a considerare pienamente valide le proprie proposte strategiche per la banca tedesca. Secondo il piano presentato dal gruppo italiano, Commerzbank potrebbe raggiungere un utile netto di circa 5,1 miliardi di euro nel 2028, vale a dire circa 600 milioni in più rispetto alle attuali stime di consenso.
Il progetto prevede inoltre la combinazione tra Commerzbank e HVB, la controllata tedesca di UniCredit. Da questa integrazione nascerebbe un gruppo in grado di generare, entro il 2030, un utile netto “di circa 21 miliardi di euro, per effetto di ricavi pari a circa 45 miliardi di euro e di risparmi di costi per 14,5 miliardi di euro“, si legge sul Corriere della Sera.
Per il momento, però, questi benefici restano prospettici. L’offerta pubblica di scambio promossa da Andrea Orcel si è infatti conclusa portando UniCredit a detenere il 47,59% del capitale di Commerzbank.
Parallelamente, il governo federale tedesco mantiene ancora una partecipazione significativa nell’istituto. “Possediamo ancora circa il 12% di Commerzbank. Siamo stati tra coloro che non hanno accettato l’offerta di vendere quelle azioni. E, al momento, non è in discussione alcun cambiamento di questa posizione“, ha ribadito Merz.
S&P promuove UniCredit, meno Commerzbank
Nel frattempo l’operazione comincia già a produrre effetti anche sul fronte del merito di credito. Ne è un esempio la recente analisi condotta da S&P Global, che ha confermato i rating di UniCredit e delle sue controllate tedesca e austriaca, mantenendo per il gruppo un outlook positivo.
Secondo l’agenzia, l’integrazione delle attività di Commerzbank potrebbe consentire in futuro a UniCredit di ottenere un rating fino a due livelli superiore rispetto al rating sovrano dell’Italia. Nel caso in cui il rating dell’Italia venisse promosso, l’agenzia potrebbe procedere con un analogo miglioramento anche per UniCredit, a condizione che il gruppo riesca a ricostituire la propria capitalizzazione, integri senza particolari difficoltà Commerzbank e mantenga gli attuali punti di forza sotto il profilo creditizio.
Di contro, S&P ha precisato che tale outlook potrebbe tornare stabile qualora anche il rating dell’Italia venisse riportato a stabile oppure nel caso di “un indebolimento dell’affidabilità creditizia autonoma di UniCredit, del suo buffer ALAC o del grado di resilienza in un ipotetico default dell’Italia“.
Per Commerzbank, invece, il quadro è diverso: l’agenzia ha rivisto l’outlook da positivo a stabile, confermando comunque il rating “A/A-1”. E rispetto a UniCredit, non sembra esserci spazio di manovra per una promozione. Secondo S&P, la crescente probabilità di un cambio di controllo riduce infatti il potenziale di un ulteriore miglioramento del rating, poiché l’agenzia ritiene improbabile che possa esistere un divario di due notch tra la futura capogruppo e una sua controllata. Se non altro, un’eventuale acquisizione da parte di UniCredit non modificherà il profilo creditizio autonomo di Commerzbank.
UniCredit-Commerzbank: cosa cambiano le ultime novità per i possessori di certificati
Non di certo effetti immediati sulle caratteristiche degli strumenti già in portafoglio, ma sicuramente degli elementi da monitorare con attenzione.
Le aperture del governo tedesco, l’avanzamento dell’operazione e il giudizio positivo espresso da S&P potrebbero influenzare l’andamento delle azioni sottostanti, con possibili riflessi sul valore dei certificati, sulle probabilità di rimborso anticipato (autocall) e sul raggiungimento delle barriere previste dai prodotti.
Investitori e possessori di certificati dovrebbero quindi seguire l’evoluzione dell’OPS, le decisioni delle autorità coinvolte e i prossimi aggiornamenti sul fronte dei rating, verificando inoltre le condizioni specifiche del proprio certificato per comprendere in che modo eventuali movimenti dei titoli possano incidere sui rendimenti attesi.