L’economia italiana continua a muoversi tra luci e ombre. Da un lato, il PIL Italia registra una crescita nel primo trimestre del 2026, mentre dall’altro emergono segnali di rallentamento che riguardano la produzione industriale, il mercato del lavoro e l’andamento dei prezzi.
Malgrado tutto, in ambito finanziario le prospettive per l’Italia sono più lungimiranti, tra M&A e ricchezza detenuta dai risparmiatori.
Economia italiana, segnali contrastanti nel 2026 tra PIL Italia e dati macroeconomici
Lo scenario globale, infatti, continua a essere caratterizzato da numerose variabili. Sebbene le tensioni geopolitiche abbiano mostrato un lieve miglioramento rispetto ai mesi iniziali dell’anno, gli effetti della guerra tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare sull’inflazione mondiale, e dunque sulle economie come quella italiana.
Come riportato dall’ISTAT, il Paese ha chiuso il primo trimestre del 2026 con una crescita del PIL Italia dello 0,3%, mentre l’area euro ha registrato una flessione dello 0,2%. La crescita acquisita per l’intero anno si attesta allo 0,6%.
Un risultato abbastanza positivo vista la situazione odierna, ma comunque in calo rispetto alle precedenti stime. A fine 2025 la Commissione Europea stimava una crescita dello 0,8%, ridotta successivamente allo 0,5% nel mese di maggio. Diversamente, Prometeia aveva previsto a marzo un incremento dello 0,4%, poi rivisto al rialzo a luglio fino allo 0,7%.
Industria, occupazione e inflazione raccontano un Paese ancora in difficoltà
Se il PIL Italia offre un segnale positivo, altri indicatori economici restituiscono un’immagine decisamente più prudente.
Secondo l’ISTAT, la produzione industriale è diminuita dello 0,3% a maggio rispetto ad aprile, interrompendo tre mesi consecutivi di crescita. Nonostante questa battuta d’arresto, la media del trimestre marzo-maggio resta comunque positiva, con un incremento dello 0,9%.
Anche il mercato del lavoro evidenzia qualche elemento di debolezza. Il numero degli occupati è sceso a 24 milioni e 336 mila persone, mentre il tasso di disoccupazione italiano è diminuito al 5%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile. Nell’area euro, invece, la disoccupazione è rimasta stabile al 6,2%.
Sul fronte dei prezzi, si registra invece un’accelerazione dell’inflazione. A giugno l’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è aumentato del 3,1% su base annua, superando per la prima volta dall’ottobre 2023 la media dell’Eurozona, che nello stesso mese si è fermata al 2,8%, dopo il 3,2% registrato a maggio.
Risparmi delle famiglie e M&A continuano invece a crescere
Accanto ai dati meno incoraggianti dell’economia reale, emergono però alcuni elementi positivi che riguardano il patrimonio finanziario degli italiani.
Negli ultimi dati della Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) è emerso che il patrimonio complessivo delle famiglie italiane ha raggiunto nel 2025 quasi 6.500 miliardi di euro, con una crescita del 35% rispetto al 2020.
Sebbene la liquidità continui a rappresentare una componente fondamentale dei risparmi, nell’ultimo anno è però aumentato anche il peso degli investimenti finanziari e delle soluzioni assicurative. In particolare, il valore delle azioni detenute dalle famiglie è più che raddoppiato, passando da 973,9 miliardi a 2.077,2 miliardi di euro, con un incremento del 113%.
Anche gli investimenti in titoli obbligazionari hanno registrato una forte crescita, passando da 247,6 miliardi a 523,6 miliardi di euro (+111%). Positivo anche l’andamento dei fondi comuni, saliti da 689,1 miliardi a 901,9 miliardi di euro, pari a un aumento del 30,8%.
Questo dinamismo si riflette anche nelle operazioni straordinarie delle imprese. Secondo l’ultimo Parthenon Bulletin di EY, riportato da MF, nel primo semestre del 2026 in Italia sono state concluse 700 operazioni di M&A, per un valore complessivo di 25,3 miliardi di euro.
Un ruolo centrale è stato svolto dai fondi di private equity, protagonisti del 47% delle operazioni concluse nel semestre. Gli investimenti si sono concentrati soprattutto nei comparti dell’industria, dei business services e della tecnologia, confermando l’interesse degli investitori per i settori ritenuti più strategici.
PIL Italia e altri dati macroeconomici: a cosa devono stare attenti i possessori di certificati
Puntare sul Bel Paese dunque ancora conviene, se si guarda alla maggior parte dei dati macroeconomici. Conviene però per investitori e possessori di certificati mantenere alta la guardia.
Perché se è vero che la crescita del PIL Italia, l’aumento dell’attività di fusioni e acquisizioni e la buona tenuta dei mercati finanziari possono offrire un sostegno ai sottostanti azionari presenti in molti certificati, allo stesso tempo il rallentamento della produzione industriale, la frenata dell’occupazione e un’inflazione superiore alla media dell’Eurozona continuano a rappresentare fattori di rischio che potrebbero incidere sull’andamento dei mercati.
Per questo motivo, i possessori di certificati dovrebbero verificare periodicamente l’evoluzione dei sottostanti, controllare le date di osservazione delle cedole e delle eventuali barriere e valutare se il profilo di rischio del prodotto sia ancora coerente con il contesto economico attuale.