BTP, rendimenti ai massimi da quasi un mese: focus su Hormuz e banche centrali

Continuano a salire i rendimenti dei BTP, arrivando ai livelli più alti delle ultime settimane dopo il nuovo deterioramento della situazione in Medio Oriente.

Gli attacchi statunitensi contro l’Iran, in risposta alle azioni contro le navi nello Stretto di Hormuz, hanno alimentato il rialzo del prezzo del petrolio, modificando le aspettative degli investitori sull’andamento dell’inflazione e, di conseguenza, sulle future decisioni delle banche centrali in materia di tassi d’interesse.

Tra l’altro, il fenomeno non interessa soltanto l’Italia: Titoli di Stato europei a parte, anche i Treasury statunitensi continuano a registrare rendimenti elevati, ormai stabilmente oltre la soglia del 4%.

Rendimenti dei BTP in crescita, tra Hormuz e banche centrali prudenti

Il rendimento del BTP decennale italiano è salito fino al 3,85%, con un incremento di 8 punti base rispetto alla seduta precedente, raggiungendo così i livelli più elevati da quasi un mese.

A sostenere questo movimento sono soprattutto le nuove tensioni in Medio Oriente, che hanno provocato un rialzo delle materie prime energetiche. A ciò si aggiungono i dati sulle aspettative d’inflazione pubblicati dalla Federal Reserve di New York, che mostrano valori superiori al 3% lungo tutto l’orizzonte temporale dell’indagine.

Questo scenario ha portato gli operatori a rivedere le proprie aspettative sulla politica monetaria. I mercati monetari scontano ora con certezza almeno un rialzo dei tassi da parte delle banche centrali, tra cui la Banca Centrale Europea. Secondo diversi analisti, il ritorno delle tensioni nello Stretto di Hormuz e il conseguente aumento del prezzo del petrolio rappresentano un ulteriore elemento a favore di un approccio prudente da parte della BCE, lasciando aperta la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi già a settembre.

Sul mercato continua inoltre a essere osservata con attenzione l’evoluzione della curva dei rendimenti. Lo spread tra i BTP a 2 e 3 anni si è recentemente irripidito e rimane circa 12 punti base più elevato rispetto all’equivalente spread sulla curva OIS, un elemento che secondo gli operatori continua a rendere interessante il posizionamento sul titolo triennale rispetto al biennale.

Nel frattempo il Tesoro italiano si prepara a nuove emissioni. Venerdì saranno collocati tra 3 e 3,5 miliardi di euro del nuovo BTP 3,35% con scadenza settembre 2033. Contestualmente verranno riaperti il BTP 3% settembre 2029, per un importo compreso tra 2 e 2,5 miliardi di euro, e il BTP 3,95% ottobre 2041, per un valore tra 1 e 1,5 miliardi di euro.

Anche Treasury e bond europei restano sotto pressione

L’aumento dei rendimenti riguarda anche il resto d’Europa. Attualmente il rendimento del Bund tedesco decennale si attesta al 3,04%, quello dei titoli britannici al 4,90%, il francese al 3,86% e lo spagnolo al 3,52%.

Le maggiori preoccupazioni, tuttavia, arrivano dagli Stati Uniti. I timori di una nuova fiammata inflazionistica, alimentati dalla crisi nello Stretto di Hormuz, hanno spinto il rendimento del Treasury decennale USA fino al 4,59%, mentre il rendimento del BTP decennale ha raggiunto il 3,91%, il livello più elevato dal 20 maggio.

Grande attenzione è ora rivolta ai verbali della riunione di giugno del FOMC, attesi in serata alle ore 20. Secondo il FedWatch Tool di CME Group, il mercato attribuisce una probabilità del 73% al mantenimento dei tassi nell’attuale intervallo compreso tra 3,50% e 3,75%, mentre il restante 27% sconta un possibile rialzo. Guardando invece alla riunione di settembre, le probabilità di un aumento dei tassi salgono fino a sfiorare il 50%.

BTP e bond globali in rialzo: cosa comporta per i possessori di certificati

Il continuo rialzo dei rendimenti obbligazionari, BTP o Treasury che siano, non è il massimo per investitori e possessori di certificati. In generale, quando i tassi salgono il valore teorico di molti strumenti finanziari tende a ridursi, mentre aumenta il costo di finanziamento per gli emittenti. E questo perché i rendimenti offerti dai certificati con i nuovi rendimenti saranno certamente più interessanti rispetto a quelli lanciati prima.

Ma vendere ora potrebbe essere problematico per diversi motivi, al che meglio per ora limitarsi a monitorare il prezzo sul mercato secondario, verificare la solidità dell’emittente e controllare la distanza dei sottostanti dalle eventuali barriere previste dal prodotto.

Chi non ha necessità di vendere immediatamente può valutare di mantenere l’investimento fino alla scadenza, evitando decisioni dettate dalla volatilità di breve periodo, mentre chi sta pensando a nuovi acquisti dovrebbe confrontare attentamente i rendimenti offerti dai certificati con quelli oggi disponibili su BTP e altre obbligazioni governative, diventati appunto più interessanti dopo il recente rialzo dei tassi.

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