L’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) conferma le stime di luglio: il PIL Italia continua a crescere. Anche se non di molto, mantenendosi in una traiettoria attiva ma contenuta, che tuttavia tiene il passo rispetto ai principali partner europei come Germania e Francia (ma non la Spagna).
L’economia italiana cresce a piccoli passi: PIL Italia verso lo 0,8%
Come si legge nella nota, nel secondo trimestre del 2026, il PIL Italia ha registrato un incremento dello 0,2% su base congiunturale (rispetto al trimestre precedente) e dell’1% su base tendenziale (rispetto allo stesso periodo del 2025). Alla luce di questi dati, la crescita acquisita per l’intero 2026 si attesta allo 0,8%.
Tutti i principali aggregati della domanda interna mostrano un segno positivo rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Sia i consumi finali nazionali sia gli investimenti fissi lordi sono saliti dello 0,3%. Per quanto riguarda il commercio estero, le importazioni hanno evidenziato un balzo dell’1,7%, a fronte di un aumento delle esportazioni limitato allo 0,8%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo positivo di 0,3 punti percentuali alla crescita del PIL Italia. Nello specifico, la spesa delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) ha inciso per 0,2 punti percentuali, mentre gli investimenti fissi lordi hanno aggiunto 0,1 punti. Nullo, invece, l’apporto della spesa finale delle Amministrazioni Pubbliche.
Segnali distesi arrivano dal mercato del lavoro, dove le ore lavorate sono cresciute dello 0,3% e i redditi da lavoro dipendente pro-capite hanno segnato un +0,6%.
Guardando ai settori economici,si evidenzia una flessione per i settori primario e secondario: l’agricoltura cala dello 0,2% su base trimestrale e l’industria registra un ribasso dello 0,5%. Tali contrazioni sono state compensate dalla spinta dei servizi, che hanno chiuso il trimestre con una dinamica ampiamente positiva dello 0,4%.
PIL Italia rispetto alle altre economie dell’Eurozona
L’ultimo trimestre del PIL Italia non è assolutamente scadente, se paragonato al resto dell’Eurozona, a partire dalle altre due maggiori economie dell’area.
In Germania l’economia mostra un’accelerazione moderata, con una crescita del PIL del 2° trimestre allo 0,3% su base trimestrale (rivista al rialzo dallo 0,2% della stima preliminare), dopo il +0,4% dei primi tre mesi dell’anno. Su base annua la crescita tedesca sale all’1%, battendo sia la stima provvisoria (+0,9%) sia il dato del trimestre precedente (+0,7%).
Di contro, nel secondo trimestre il PIL Francia è salito di 0 punti, contro il +0,2% inizialmente stimato, pur recuperando rispetto al -0,2% registrato nel primo trimestre. Nel complesso il PIL è salito dello 0,5% su base annua, sotto le stime di consenso che puntavano allo 0,7% e in frenata rispetto al +0,9% del trimestre precedente. Su base congiunturale la variazione è risultata nulla (0,0%),
Corre a ritmi nettamente superiori la Spagna, con il PIL che segna una crescita trimestrale dello 0,7% fra aprile e giugno, in accelerazione dal +0,6% del periodo gennaio-marzo. Su base annua l’espansione tocca il 2,7%, portando la media del primo semestre al +2,2% e avvicinando il Paese al target del 2,6% indicato dal governo per fine anno.
PIL Italia per il 2026: buone prospettive per i possessori di certificati
Nonostante i rischi all’orizzonte, l’anno in corso potrebbe chiudersi su livelli migliori delle attese iniziali. Diversi uffici studi stanno rivedendo al rialzo le stime sul PIL italiano per il 2026. Intesa Sanpaolo prevede di ritoccare la proiezione dal precedente 0,5% a una forchetta compresa tra 0,7% e 0,9%. Anche gli analisti di ING allineano la visione, indicando come punto di partenza una crescita acquisita già ferma allo 0,8%.
Pertanto, investitori e possessori di certificati possono stare tranquilli, visto che una crescita economica costante, seppur moderata, unita alla tenuta dei consumi e dei servizi, offre un contesto di stabilità di fondo al mercato azionario italiano ed europeo.
Al limite, conviene per ora mantenere in posizione i certificati con barriere profonde, dato che l’assenza di una recessione tecnica riduce le probabilità di violazione delle soglie di protezione. E monitorare l’esposizione sui sottostanti legati ai settori industriale e agricolo, che stanno registrando rallentamenti operativi, valutando un eventuale spostamento verso certificati aventi come sottostanti società del comparto servizi, bancario o dei consumi.

