La situazione si sta ribaltando nel mercato del debito sovrano europeo. Per anni l’Italia è stata la grande osservata speciale per via della sostenibilità del suo debito, ma oggi gli occhi degli investitori globali si stanno spostando sulla Francia.
Il motivo? La situazione controversa del debito Francia, con Parigi che si trova ad affrontare difficili negoziati sul bilancio, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.
Debito Francia, storico sorpasso dei BTP sui OAT
Andando un po’ indietro nel tempo, durante la crisi dell’Eurozona di oltre dieci anni fa, l’Italia era finita nel gruppo dei cosiddetti Paesi “PIIGS”, ed è sempre stata considerata uno dei debitori più rischiosi del continente, per via di un debito pubblico altissimo. La Francia, al contrario, ha sempre rappresentato la sponda sicura e l’investimento tranquillo per eccellenza.
Oggi le cose vanno diversamente. Come ha fatto notare il Financial Times, il rendimento del BTP decennale italiano, per un’eternità ben più alto di quello francese, è rimasto più basso nel mese di agosto rispetto all’omologo transalpino (OAT): il decennale francese si è mosso tra il 3,91% e il 4,01%, mentre il BTP italiano è oscillato tra il 3,895% e il 4,00%.
Considerando che quando i prezzi dei titoli salgono i rendimenti scendono, questa inversione storica racconta in modo chiarissimo che i mercati percepiscono in modo nuovo il rischio relativo dei due Paesi.
La cosa particolare è che entrambi i Paesi si trovano ad affrontare autunni caldi sul fronte del bilancio ed elezioni importanti l’anno prossimo.
In Italia, però, una combinazione di rigore fiscale e una stabilità politica insolitamente prolungata ha convinto parecchi investitori internazionali. Al punto che Adam Posen, presidente del Peterson Institute di Washington ed ex membro del comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra, ha definito il nostro Paese “l’esempio per eccellenza dei mercati obbligazionari del G7“.
Dall’altra parte delle Alpi invece la situazione fiscale si sta deteriorando e crescono i dubbi sul fatto che possa salire al potere un candidato meno gradito ai mercati. Nelle ultime settimane i titoli francesi hanno subito parecchia pressione, soprattutto dopo che il governo ha svelato i dettagli della manovra finanziaria, con il ministro delle Finanze Roland Lescure che punta a un deficit vicino al 5% del PIL.
Debito Francia sotto osservazione, l’Italia promossa (con riserva) dai mercati
A questo punto la domanda sorge spontanea: ha senso puntare tutto sull’Italia? Se si guardano i dati della BCE, sì. Il rapporto debito/PIL italiano è sceso dal 154% del 2020 al 139% di quest’anno, mentre quello francese è salito dal 114% al 117%. Oltre a questo, l’Italia registra un avanzo primario, mentre il deficit della Francia si è allargato oltre la soglia del 5%.
Ma un po’ di cautela conviene sempre. Già l’anno scorso i rendimenti italiani erano scesi sotto quelli francesi per la prima volta dalla crisi finanziaria, per poi risalire in fretta quando i prezzi del petrolio sono schizzati in alto per via delle tensioni belliche che hanno coinvolto gli Stati Uniti e l’Iran. L’Italia soffre molto di più i rincari dell’energia rispetto alla Francia, che riesce a coprire in casa una quota maggiore del proprio fabbisogno.
In più, anche se Roma per ora paga tassi più bassi di Parigi, i mercati continuano a tenerla sotto controllo perché non abbandoni la strada del rigore fiscale.
Ma mentre Roma gode di costi di finanziamento inferiori rispetto alla Francia, almeno per ora, subisce forti pressioni dal mercato affinché non si discosti dal suo percorso di politica fiscale.
Tra l’altro, la realtà francese è molto meno drammatica di come viene dipinta. La classifica del rischio nell’Eurozona si sta ridisegnando con scostamenti minimi, nell’ordine di pochissimi punti base, che non mettono affatto in discussione la stabilità finanziaria globale. Le banche francesi sono solide e la BCE ha tutti gli strumenti servono per schermare l’area euro dal rischio del debito Francia.
Inoltre, come ha sintetizzato l’European Business Magazine, questo sorpasso non è un miracolo italiano né tantomeno una crisi finanziaria immediata per Parigi, ma semplicemente un riassestamento della classica gerarchia finanziaria europea.
Debito Francia: su chi devono scommettere i possessori di certificati?
Detto ciò, per investitori e possessori di certificati la situazione conviene non agitarsi troppo, nonostante la situazione.
Per prima cosa è utile verificare la composizione dei propri certificati, andando a controllare quanto peso abbiano le banche francesi o l’indice CAC 40. Chi ha strumenti con sottostanti banche o asset francesi potrebbe subire qualche oscillazione di prezzo più marcata e un leggero calo del valore di mercato del prodotto nel breve termine, proprio perché il mercato sta chiedendo rendimenti più alti per coprire l’aumento del rischio debito Francia.
Se l’esposizione sulla Francia è elevata, non bisogna farsi prendere dal panico né vendere di getto, ma solo monitorare la distanza dei sottostanti dalla barriera di protezione.
E nonostante i certificati con sottostanti azioni bancarie o titoli di Stato italiani potrebbero ritrovarsi con una volatilità ridotta grazie a questa maggiore fiducia dei mercati verso l’Italia, per chi sta valutando nuovi acquisti questo momento di assestamento sui titoli e sugli indici transalpini potrebbe persino creare buone opportunità di rendimento su certificati di nuova emissione che usano sottostanti francesi, dato che la maggiore volatilità permette agli emittenti di offrire cedole più generose.

