Treasury USA tornano a respirare con il piano del Tesoro per frenare la corsa dei tassi

Segnali di ripresa per i Treasury USA, e guarda caso dopo la decisione del Tesoro americano di raddoppiare il programma di riacquisto dei titoli di Stato con scadenze comprese tra i 10 e i 30 anni. Le recenti dichiarazioni del Segretario al Tesoro, Scott Bessent, hanno inevitabilmente sostenuto il rimbalzo dei T-Bill e dei titoli a lunga scadenza.

Ma la domanda rimane: si manterrà questa fase positiva o dobbiamo attenderci un nuovo rialzo dei rendimenti?

Washington vuole calmierare i rendimenti dei Treasury USA

Il 24 agosto il rendimento del Treasury USA decennale è sceso al 4,69%, mentre il titolo a 2 anni si è attestato al 4,22%. Il trentennale è sceso al 5,21%, allontanandosi dal 5,33% della settimana precedente, livello massimo registrato dal 2007. Tutto questo è avvenuto all’indomani dell’intervento del Tesoro, con il Segretario del Tesoro Scott Bessent che ha varato un programma di riacquisto dopo che i rendimenti dei titoli a lunga scadenza hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni

In un primo momento gli operatori avevano ipotizzato che il riacquisto di titoli a lungo termine sarebbe stato finanziato tramite l’emissione di nuovo debito a breve termine, come i Buoni del Tesoro entro l’anno di scadenza. Un’indiscrezione riportata da CNBC, basata su fonti interne al dipartimento, ha però delineato uno scenario diverso: il Tesoro potrebbe attingere direttamente alle proprie riserve di liquidità per contenere l’aumento dei costi di finanziamento.

La liquidità potrebbe essere prelevata dal Treasury General Account, il conto corrente dell’amministrazione federale depositato presso la Federal Reserve, che al 20 agosto presentava un saldo di 935 miliardi di dollari.

Una riduzione di questo saldo contribuirebbe ad allentare la pressione sui tassi a breve termine e favorirebbe lo sfoltimento del bilancio della banca centrale, linea auspicata anche dal presidente della Fed, Kevin Warsh, che ha istituito una task force dedicata.

Un prosciugamento delle riserve di liquidità rischia tuttavia di complicare la gestione del limite al debito federale previsto per il 2027. Secondo le stime diffuse da Fitch Ratings, il tetto verrà raggiunto verso la metà di quell’anno, momento in cui il Tesoro ricorre solitamente alla liquidità di cassa e a manovre contabili straordinarie per garantire i pagamenti. Disporre di un saldo TGA più risicato ridurrebbe i margini di manovra dell’esecutivo.

Cosa sta spingendo il rally dei Treasury USA

L’azione del Segretario Bessent non rappresenta l’unico fattore di spinta sui rendimenti obbligazionari. Come evidenziato a MF da Luca Cazzulani, Head of Strategy di Unicredit, il contesto attuale è mosso da una serie di elementi strutturali che vanno oltre le singole decisioni politiche.

In primo luogo c’è la condotta della Federal Reserve, diventata decisamente meno prevedibile agli occhi dei mercati. A questa instabilità si sommano i dubbi sul percorso dell’inflazione, minacciato dalle continue tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dalla frammentazione dei mercati mondiali e dalle ingenti risorse drenate dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, elementi che potrebbero tenere alta la pressione sui prezzi ancora a lungo.

A complicare la situazione intervengono poi le preoccupazioni mai sopite per la tenuta dei conti pubblici americani. Il deficit fiscale persistente porta con sé la certezza che lo Stato continuerà a sfornare un volume imponente di nuovi Treasury.

Infine gioca un ruolo chiave il comportamento delle grandi multinazionali della tecnologia e degli hyperscaler. Inondando il mercato di obbligazioni aziendali a lunga scadenza  i colossi tech creano una concorrenza diretta sul mercato del debito che spinge ulteriormente verso l’alto i tassi.

Treasury USA in rally: a cosa devono stare attenti i possessori di certificati

Ancora bisogna capire come effettivamente si muoverà il Tesoro con questa strategia di buyback sui Treasury USA, se risulterà fattibile o meno per le casse pubbliche.

Fino ad allora, investitori e possessori di certificati farebbero meglio a tenere alta l’attenzione: come già detto più volte, il rialzo dei tassi d’interesse dei titoli di Stato e l’allargamento dei rendimenti obbligazionari aumentano i costi di finanziamento per gli emittenti di certificati. Di riflesso, i prezzi dei prodotti già sul mercato secondario possono subire pressioni al ribasso, anche in presenza di sottostanti azionari stabili, a causa del cosiddetto effetto tasso.

Al contempo, il clima di incertezza sui tassi tende ad alzare la volatilità implicita dei mercati, ingrediente che rende più generose le cedole dei certificati di nuova emissione.

Di fronte a questo scenario, chi possiede questi strumenti dovrebbe anzitutto verificare la distanza delle quotazioni attuali dalle barriere di protezione del capitale, accertandosi che rimanga un margine di sicurezza adeguato di fronte alle oscillazioni dei sottostanti.

Può inoltre valere la pena di guardare con attenzione al primario: la fase attuale permette infatti agli emittenti di ideare nuovi certificati con rendimenti cedolari più ricchi o strutture più protettive a parità di rendimento, rendendo conveniente un eventuale switch strategico dai vecchi strumenti penalizzati verso le nuove emissioni.

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