Sembra che l’oro sia pronto a riprendersi la scena e a rincorrere i fasti che avevano caratterizzato l’inizio dell’anno. Dopo una fase prolungata di flessione, il metallo giallo è tornato a spingersi verso la soglia dei 4.700 dollari l’oncia.
Si tratta dei valori più alti registrati negli ultimi tre mesi, un movimento sostenuto soprattutto dalle ultime decisioni del Tesoro americano sul fronte dei titoli di Stato.
E di fronte a questa repentina inversione di marcia, una domanda sorge spontanea: assisteremo a un nuovo rally come quello di gennaio?
L’oro rialza la testa: il punto sulla corsa del metallo prezioso
Nelle ultime sedute la quotazione si è stabilizzata in prossimità dei 4.680 dollari l’oncia, coronando una striscia positiva che ha visto i prezzi salire di oltre il 7% nell’arco di appena quattro giorni.
Questo scatto ha permesso alle quotazioni di superare con decisione la media mobile a 200 giorni, uno degli indicatori tecnici più osservati dagli operatori per confermare l’avvio di una fase rialzista di fondo.
Il rialzo contribuisce a distanziare il metallo prezioso dai minimi toccati a luglio, mese in cui l’oro aveva subito un pesante ridimensionamento fino a 4.000 dollari, ben il 25% in meno rispetto al record storico di gennaio a 5.400 dollari l’oncia, quando a guidare gli acquisti erano state le forti tensioni geopolitiche legate a Venezuela e Iran.
Anche stavolta, in effetti, non mancano i motivi che hanno spinto al rialzo il metallo.
Rally dell’oro verso i 4.700 dollari: cosa spinge il nuovo rimbalzo
La scintilla principale di questa nuova fase rialzista va ricercata nelle azioni del Tesoro statunitense sul mercato obbligazionario.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha aperto alla possibilità di estendere il piano di riacquisto dei titoli di debito più onerosi per le casse pubbliche. Questa impostazione, mirata a limitare il costo del debito di Washington, ha riportato a galla i timori per un ritorno dell’inflazione e per una perdita di valore del dollaro, riproponendo la narrazione svalutativa che aveva già alimentato il rally del 2025.
A ciò si aggiunge anche l’incertezza sulla rotta della Federal Reserve in merito ai tassi di interesse, talmente critica da aver spinto diversi gestori a rivedere le proprie posizioni. Tra questi, George Efstathopoulos di Fidelity Holdings ha confermato di aver raddoppiato l’esposizione al metallo prezioso nell’arco di tre settimane.
Parallelamente si registra il ritorno degli acquisti istituzionali: gli ETF con sottostante aureo monitorati da Bloomberg hanno registrato la scorsa settimana ingressi per oltre 28 tonnellate, segnando il dato settimanale più elevato da inizio anno.
A complicare il quadro generale si aggiunge l’inasprimento delle tensioni commerciali. Da un lato le minacce di sanzioni da parte degli Stati Uniti verso i partner dell’Iran, dall’altro le attriti crescenti con il Canada dopo la fumata nera nei recenti negoziati bilaterali.
Oro verso quota 5.400 dollari: le previsioni degli analisti per i prossimi mesi
E ora la domanda chiave: fin quanto si spingerà stavolta? Le proiezioni sulla durata di questo movimento rimangono ottimistiche tra le primarie case d’affari.
Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, fa notare come l’oro abbia guadagnato quasi il 15% su base mensile “mentre un numero crescente di investitori cerca alternative sia al rischio di duration sia all’esposizione al dollaro“.
Secondo l’analisi di UBS, sebbene la tenuta dei prezzi del greggio possa mantenere elevati i tassi nel breve termine, l’accumulo del debito sovrano e i dubbi sulle modalità della sua copertura continuano a rappresentare un solido cuscinetto strutturale a favore delle materie prime preziose. In questo scenario, l’istituto elvetico stima che l’oro possa spingersi fino a quota 5.400 dollari l’oncia entro i prossimi 12 mesi.
Oro al rialzo: cosa può succedere ora per i possessori di certificati
Per saperne di più sul futuro dell’oro occorrerà attendere la conferenza stampa di Jackson Hole, l’incontro annuale della Federal Reserve in cui il neo-presidente Kevin Warsh chiarirà le sue posizioni su come la FED dovrebbe reagire all’inflazione persistente.
A prescindere, per investitori e possessori di certificati questo rapido recupero dei prezzi modifica in modo significativo il quadro d’rischio per chi detiene certificati d’investimento legati all’oro.
Nei mesi di flessione primaverile, il calo del sottostante aveva spinto molti prodotti verso i livelli di guardia, avvicinando le quotazioni alle barriere di protezione del capitale. L’attuale strappo al rialzo e il ritorno sopra la media mobile a 200 giorni allontanano drasticamente queste soglie critiche, riducendo l’ansia da discesa e restituendo valore lineare ai certificati sul mercato secondario.
Bene comunque rimanere prudenti, e limitarsi al momento ad analizzare il prezzo di lettera attuale del certificato: se il titolo quota già a ridosso del valore di rimborso massimo previsto con l’Autocall, si potrebbe valutare una presa di beneficio anticipata sul mercato, così da riposizionare la liquidità su nuove emittenti o su strutture con rendimenti potenziali più elevati.
Se al contrario il certificato offre ancora premi periodici interessanti e presenta la barriera a distanza di sicurezza, meglio allora mantenere la posizione, lasciando che la nuova forza dell’oro continui a proteggere il flusso di cassa.


