Monte dei Paschi di Siena passa dalla difesa all’attacco, e in poco tempo apre un nuovo capitolo del risiko bancario nazionale con una doppia offerta pubblica di scambio, dal valore complessivo di 34 miliardi di euro, rivolta a Banco BPM e a Banca Generali.
Obiettivo: non soltanto dare vita a un gigante nazionale del settore bancario, del wealth management e dell’advisory capace di gestire oltre 810 miliardi di masse, ma anche contrastare le mosse di Intesa Sanpaolo.
Tutto sulla doppia OPS di MPS su Banco BPM e Banca Generali
Con maggioranza dei propri componenti, il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni ha dato il via al lancio di queste due offerte pubbliche di scambio (volontarie, parallele e contestuali), aventi ad oggetto:
- la totalità delle azioni ordinarie di Banco BPM, con un corrispettivo totale di 25,3 miliardi di euro, basato su un rapporto di cambio pari a 1,567 nuove azioni MPS per ogni azione della banca di Piazza Meda;
- la totalità delle azioni ordinarie di Banca Generali, con un corrispettivo totale di 8,7 miliardi di euro, basato su un rapporto di cambio fissato a 6,958 azioni MPS di nuova emissione per ciascun titolo portato in adesione.
A rendere ancora più articolato il piano c’è una proposta di maxi-cedola straordinaria. MPS intende infatti distribuire ai propri soci circa 4 miliardi di euro lordi, che corrispondono a 1,208 euro per azione. Questa cifra verrà erogata per 1 miliardo in contanti, ossia 0,302 euro a titolo, e per i restanti 3 miliardi circa mediante l’assegnazione di azioni Generali attualmente detenute attraverso Mediobanca, equivalenti a 0,906 euro per azione.
Nell’ipotesi in cui entrambe le offerte raccolgano la totalità delle adesioni, e considerando anche la programmata fusione di Mediobanca in MPS, gli attuali azionisti di Siena si ritroverebbero in mano il 50,1% del nuovo gruppo. Agli azionisti di Banco BPM andrebbe il 37,2%, mentre a quelli di Banca Generali spetterebbe il 12,7%. In questo modo MPS riuscirebbe a blindare, seppur di misura, il controllo della quota di maggioranza sulla nuova entità.
Un gigante da 466 miliardi di attivo: la mappa della nuova superbanca di MPS
Così come ipotizzato per l’operazione tra Intesa e MPS, anche questo progetto porterebbe alla nascita di una vera e propria superbanca. O meglio, del terzo gruppo bancario del Paese per totale attivo, grazie a un bilancio pro forma di circa 466 miliardi di euro, impieghi verso i clienti per 245 miliardi e una raccolta diretta che tocca i 315 miliardi.
Sul fronte finanziario e operativo, i vertici stimano di poter generare un valore importante, quantificabile in circa 2,6 miliardi di euro all’anno di sinergie annue a regime prima delle imposte, valore in cui rientrano anche gli 0,8 miliardi legati all’integrazione di Mediobanca già in corso.
I costi una tantum necessari per completare la riorganizzazione sono stimati attorno ai 2,5 miliardi ante imposte, sostenuti gradualmente tra il 2027 e il 2029, di cui 0,6 miliardi riferiti sempre all’operazione Mediobanca.
Gli indicatori di redditività ne uscirebbero rafforzati: l’indice di efficienza cost-to-income del gruppo combinato scenderebbe al 36% nel 2025 su base pro forma una volta a regime, contro il 46% registrato da MPS da sola.
Allo stesso tempo, la redditività del capitale tangibile, ovvero il ROTE medio, è prevista in crescita dal 13% stimato per il 2025 fino a oltre il 19% nel 2029. Inoltre, le offerte integrate dovrebbero garantire un aumento dell’utile per azione di circa l’11% entro il 2028.
Il nodo Intesa e la roadmap verso il 2027
E in tutto questo Intesa Sanpaolo resta a guardare, anche perché le due offerte corrono in parallelo e non entrano in collisione diretta con le sue manovre.
Anzi, la proposta avanzata su Banco BPM viene descritta da Siena come un’opzione del tutto coerente, dal momento che “il razionale industriale conferma, da un lato, il percorso delineato da BPM nella lettera trasmessa all’Offerente in data 7 giugno 2026“, si legge nel comunicato, “e la cui bontà è stata ribadita dalla stessa BPM in data 31 luglio 2026“. A sua volta, l’offerta su Banca Generali viene invece descritta come “un’opportunità industriale e strategica di rilevante valore per entrambe le istituzioni, per i rispettivi azionisti e per tutti gli stakeholder coinvolti“.
Attraverso questa imponente operazione, MPS punta a posizionarsi al centro del nuovo assetto finanziario del Paese, dovendo comunque continuare a gestire la pressione e la difesa dall’offerta di Intesa.
Il momento di svolta sarà l’assemblea degli azionisti convocata per il 29 ottobre, chiamata ad esprimersi sulle due OPS, sulla maxicedola, sui relativi aumenti di capitale e sul rispetto della passivity rule prevista dal Testo Unico della Finanza.
La riuscita di ciascuna offerta è legata al raggiungimento di almeno il 50% più una azione del capitale di ciascun target, oltre all’ottenimento del via libera da parte delle autorità di vigilanza. Rispettando tutti i passaggi, la previsione è quella di poter avviare il periodo di adesione “entro la prima metà del mese di dicembre 2026″, per poi “concludersi entro la prima metà del mese di febbraio 2027″.
Superbanca MPS in arrivo? Cosa cambia per i possessori di certificati I dettagli finanziari della manovra
Come già detto in altre operazioni similari, investitori e possessori di certificati dovranno fare molta attenzione ai propri strumenti, anche perché ora si apre un nuovo scenario.
Quello della possibile fusione o del concambio dei titoli societari: in tal caso le azioni originarie verranno sostituite nei panieri dei certificati con le azioni della nuova entità risultante, applicando i dovuti rapporti di cambio.
A tal riguardo, per i possessori di certificati la parola d’ordine è monitorare con molta attenzione l’evoluzione degli eventi senza farsi prendere dalla frenesia di vendere o modificare le proprie posizioni.
Trattandosi di un processo che si completerà nell’arco di diversi mesi e che passerà da votazioni assembleari e autorizzazioni delle autorità, la scelta più saggia è quella di attendere l’ufficializzazione dei dettagli tecnici per valutare se il profilo di rischio del nuovo paniere rettificato sia ancora in linea con i propri obiettivi finanziari.

