Oltre ai rendimenti, anche lo spread sta crescendo, in particolare la forbice tra il BTP italiano e il Bund tedesco, mettendo sotto ulteriore pressione le quotazioni dei Titoli di Stato.
Uno scenario non dei migliori, e che potrebbe pure peggiorare viste le concause dietro questo momento.
BTP e spread sotto pressione: i rendimenti salgono in tutta Europa
Nelle ultime settimane lo spread BTP-Bund ha ripreso a salire, superando con decisione quota 100 punti base dopo essersi mosso intorno ai 60 punti ad inizio anno.
Giovedì 1° ottobre il rendimento del BTP decennale ha raggiunto il 4,67%, segnando il livello più alto da ottobre 2023, mentre il differenziale con la Germania è salito a 118 punti base con un balzo del 14,60%, sui livelli più alti da giugno 2025.
Non si tratta comunque di un fenomeno isolato: l’intero blocco Eurozona sta vedendo salire la curva dei tassi. Il rendimento del Bund a dieci anni oscilla sopra il 3,6%, registrando i valori più alti dal 2009, mentre in Francia l’OAT decennale ha aggiornato i massimi degli ultimi 18 anni.
Per i Paesi fortemente indebitati, questa dinamica comporta un inevitabile aumento dei costi per il collocamento del nuovo debito.
Fiammata dei tassi e shock sulle materie prime: cosa spinge il rialzo dei BTP
Alla base della pressione sui BTP ci sarebbe una forte ondata di vendite sul debito sovrano globale, secondo Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management, “in risposta allo shock sulle materie prime e alle aspettative secondo cui le banche centrali saranno costrette a irrigidire l’orientamento della politica monetaria“.
La causa scatenante è da ricercare dunque nello shock sulle materie prime provocato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, che ha riacceso i timori sull’energia e spinto al rialzo l’inflazione in Italia e in Europa.
Di conseguenza, gli operatori finanziari stanno riposizionando le proprie aspettative sull’operato della BCE, ipotizzando fino a tre rialzi dei tassi da qui alla fine del 2027. Lo spread si è allargato per effetto di questa generale avversione al rischio, ma a detta di Giorndo rimane comunque “nella parte bassa dell’intervallo osservato negli ultimi anni“.
Tassi in salita e spread in allargamento, ma il debito italiano non fa paura
Nonostante la fase critica, la visione complessiva sul debito italiano da parte degli esperti resta positiva. Il rendimento offerto dai titoli nostrani continua ad essere molto attraente se paragonato alle emissioni dei Paesi core europei.
A sostenerlo è Gianluca Bergamaschi, Head of Fixed Income – Mandates di Generali Asset Management, secondo cui il quadro tecnico continua a essere favorevole “grazie a una domanda che si mantiene solida sia da parte degli investitori domestici sia di quelli internazionali“.
Inoltre, pur rimanendo alto in cifre assolute, il debito pubblico italiano appare oggi gestibile e presenta una traiettoria più stabile rispetto ad altri partner europei, come la Francia, “dove il deterioramento dei conti pubblici è diventato evidente“, o la Germania, “il cui modello economico richiede un crescente supporto di politica fiscale“.
Spread sui BTP e non solo: volatilità garantita per i possessori di certificati
Situazione abbastanza complessa quella dello spread, ma non per questo investitori e possessori di certificati devono farsi prendere dal panico. Anzi, ora conviene semmai monitorare la distanza dei titoli sottostanti dalle barriere. Se la tensione sui tassi dovesse trasferirsi dai BTP al listino azionario, sottostanti più deboli potrebbero riavvicinarsi ai livelli di guardia.
In tal caso, se si possiedono certificati con cedole ormai poco competitive o con barriere vicine che soffrono la volatilità, può aver senso considerare uno “switch fiscale” o posizionale, vendendo il vecchio prodotto per muoversi su nuove emissioni che offrono rendimenti più alti o tutele maggiori a parità di rischio.
Centrale però sarà comunque l’evoluzione degli eventi nei prossimi mesi. E a tal proposito, Bergamaschi ha indicato quali possono essere i fattori di rischio da osservare in questo contesto: “l’evoluzione delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l’orientamento più restrittivo della politica monetaria della BCE e l’avvicinarsi delle scadenze elettorali del prossimo anno“.

