I bond francesi stanno vivendo una delle settimane più turbolente degli ultimi quindici anni. Gli investitori chiedono rendimenti sempre più alti per detenere il debito francese, mentre lo stallo politico a Parigi alimenta i dubbi sulla sostenibilità dei conti pubblici. Il risultato è una fuga ordinata ma continua dai titoli di Stato francesi, con effetti che si propagano su tutto il mercato obbligazionario europeo.
Bond francesi: spread ai massimi dal 2011
Il termometro della sfiducia è lo spread OAT-Bund, il differenziale di rendimento tra il titolo decennale francese e quello tedesco che misura il premio richiesto dagli investitori per finanziare Parigi invece di Berlino. Nelle ultime sedute il divario ha raggiunto 152 punti base, il livello più alto dalla crisi del debito dell’eurozona nel 2011, dopo che il rendimento del decennale francese è salito fino quasi al 5%.

Il movimento non riguarda solo la Francia: i mercati obbligazionari dell’eurozona hanno aperto il quarto trimestre sotto pressione, con i costi di finanziamento in rialzo in Germania, Francia e Italia e gli spread ai massimi pluriennali, segno che l’incertezza politica francese si somma a timori più generali legati a nuovi rialzi dei tassi della Banca centrale europea. Ne avevamo già parlato quando le emissioni record di OAT avevano iniziato a spaventare gli investitori.
A differenza dei mesi scorsi, però, gli analisti sottolineano che la dinamica non è più spiegabile solo con l’andamento globale dei tassi: la lettura è quella di un “verdetto di colpevolezza” sulla recente direzione della politica presidenziale francese, segnata soprattutto dalla polarizzazione politica. Un giudizio pesante, che colloca il rischio sui bond francesi in una categoria a parte rispetto al resto dell’area euro.
Il nodo politico dietro la crisi
Al centro della tempesta c’è il governo guidato dal premier Sébastien Lecornu, chiamato a far approvare la legge di bilancio per il 2027 in un’Assemblea nazionale frammentata e senza una maggioranza stabile. Il premier ha presentato un disegno di legge di bilancio da 54 miliardi di euro tra minori spese e maggiori entrate, con l’obiettivo di portare il deficit dal 5,4% del Pil di quest’anno al 5% nel 2027.

Il percorso parlamentare resta però in salita. I socialisti chiedono una tassazione sulle grandi eredità che l’esecutivo esclude, e hanno minacciato di votare la sfiducia se la proposta non cambierà, mentre La France Insoumise voterà comunque contro, arrivando a proporre la cancellazione di un quinto del debito francese. Lecornu ha inoltre promesso di non ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione, lo strumento che permette di approvare una legge senza voto diretto dei deputati, rendendo l’esito del negoziato ancora più incerto.
Anche le agenzie di rating osservano con attenzione: tra le valutazioni più recenti, Morningstar DBRS ha spostato a negativo l’outlook sul rating AA della Francia, un segnale che precede spesso un downgrade effettivo se la situazione non migliora.
Numeri che pesano sul debito francese
Il quadro macroeconomico non aiuta. Il rapporto debito/Pil francese è atteso salire al 122% l’anno prossimo dal 119% di quest’anno, mentre il piano del governo non è riuscito a fermare la risalita dei rendimenti sui bond francesi, con gli investitori che ne mettono in dubbio la credibilità. Chi segue i rendimenti dei bond globali ai massimi storici trova qui un capitolo nazionale di una tensione più ampia sul debito sovrano.

Sul fronte strettamente di mercato, i dati pubblicati dalla Banque de France confermano la risalita dei tassi sui titoli a lunga scadenza, con il decennale francese che ha superato il 4,9%, il livello più alto da luglio 2002, dopo il maggiore incremento trimestrale in quasi quarant’anni.
Cosa osservare nelle prossime settimane
A nostro avviso, il nodo centrale resta la tenuta del governo Lecornu nelle prossime votazioni parlamentari: un’eventuale sfiducia riaprirebbe lo scenario di elezioni anticipate, con conseguenze dirette sullo spread OAT-Bund. Vale la pena monitorare anche il comportamento dei credit default swap sul debito francese, saliti recentemente, che segnalano un aumento percepito del rischio di insolvenza, per quanto remoto.
Non va sottovalutato infine l’effetto contagio su altri Paesi periferici dell’eurozona: se lo spread sui bond francesi continuasse ad allargarsi, la pressione potrebbe estendersi anche ai titoli di Stato italiani e spagnoli, complicando il quadro per la prossima riunione della Bce guidata da Christine Lagarde.