Tempesta sui bond globali: i rendimenti schizzano ai massimi storici

Sempre più sotto pressione i mercati obbligazionari, e non solo quelli degli Stati Uniti o in Francia. Anche i Titoli di Stato delle grandi economie globali, per intenderci i bond globali, stanno subendo un forte rialzo dei tassi, a causa di una serie di congiunture sfavorevoli che stanno portando a un contesto estremamente dinamico e instabile.

Mercati obbligazionari sotto pressione: balzo record per i bond globali

Tra i protagonisti di questa fase di turbolenza per i bond globali abbiamo il Treasury. In particolare è il rendimento del decennale al centro delle tensioni, essendo salito fino al 5,34%: si tratta del livello più alto dal 2002, con cui ha superato anche il picco registrato nel 2007. I dati LSEG riportati da Reuters evidenziano che questo titolo ha messo a segno un rialzo di 87,1 punti base nel trimestre concluso a settembre, mettendo a segno l’aumento trimestrale più marcato dal 1994.

Anche in Europa la situazione non è delle migliori per i decennali: il rendimento del Bund tedesco si porta al 3,63% (+5 punti base), quello del BTP italiano al 4,69% (+8 punti base), quello dell’OAT francese a 4,94% (+9 punti base), quello del Bonos spagnolo a 4,20% (+7 punti base), quello del Gilt britannico al 5,50% (+7 punti base; addirittura quello con scadenza a 30 anni ha recentemente superato il 6% per la prima volta dal 1998).

Non meglio lo spread: quello tra il BTP italiano e il Bund tedesco quota a 106 punti base, mentre quello tra Francia e Germania si posiziona a 131 punti base.

Spostando lo sguardo verso l’Asia-Pacifico, la tendenza non cambia: il rendimento del JGB decennale cresce di 4 punti base toccando il 3,11%, e torna sui massimi degli ultimi 30 anni toccati a fine settembre.

Mentre in Australia il rendimento del decennale è aumentato di 7 punti base al 5,42%, ai massimi dal 2011. Infine, in Nuova Zelanda il rendimento del decennale è salito di 6 punti base al 5,13%. 

Petrolio oltre i 100 dollari e corsa all’AI: perché i rendimenti dei bond globali continuano a salire

A far salire i rendimenti dei bond globali contribuisce l’aumento dei prezzi del petrolio, con il Brent che supera i 100 dollari al barile per via dei timori legati alle ripercussioni della guerra in Medio Oriente su inflazione e crescita globale. L’aumento dei costi energetici rafforza l’idea che i tassi d’interesse resteranno più elevati e più a lungo.

Non di meno concorrono anche l’alto fabbisogno di finanziamento dei governi e i massicci investimenti nell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, elementi che incrementano la domanda di capitali e la spesa per finanziarsi.

Un capitolo specifico riguarda la Francia, dove la spinta sui titoli di Stato coincide con la presentazione del progetto di bilancio per il 2027 e con un quadro politico complesso sul fronte dei tagli alla spesa.

Preoccupa anche l’accelerazione dell’inflazione in Europa, giunta a livelli superiori alle stime del consensus: in Francia ha accelerato al 3% su base annua a settembre (dal 2,4% di agosto), in Germania ha raggiunto il 3,3%, in Italia è salita al 4,2% (il livello più alto degli ultimi tre anni) e in Spagna si è attestata al 4,9%.

“Se anche il settore dei servizi iniziasse ad assorbire gli effetti dello shock energetico, la BCE, con i tassi già al 2,50%, potrebbe trovarsi con minori margini di manovra“, osservano gli analisti di TP ICAP Icap Midcap.

Anche negli Stati Uniti l’attenzione resta concentrata sulla propria banca centrale, la Federal Reserve, e sui prossimi dati macroeconomici per valutare la tenuta dell’economia. I mercati stanno aggiornano le stime sulla politica monetaria americana e ora prevedono ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi anni, considerando che l’economia dimostra una buona capacità di resistenza all’aumento dei costi di finanziamento.

Bond globali sotto pressione: i rischi per i possessori di certificati

L’aumento dei tassi dei bond globali non si limita a far crescere il costo del credito per famiglie e imprese e la spesa per interessi dei Governi, ma crea difficoltà anche ai mercati azionari. Le Borse europee hanno accusato nuove perdite, con l’indice STOXX 600 sceso sui minimi da giugno e con il comparto bancario particolarmente colpito.

A tal riguardo, investitori e possessori di certificati potrebbero risentire negativamente del calo dei mercati azionari e dell’aumento della volatilità, dal momento che fa scendere i prezzi sul mercato secondario.

C’è da dire però che il calo dei prezzi dei certificati sul mercato secondario legato al rialzo dei tassi può creare opportunità d’acquisto a sconto su strumenti che mantengono un profilo di rischio contenuto e un rendimento a scadenza interessante.

Detto ciò, investitori e possessori farebbero bene al momento a rivedere i certificati in portafoglio e calcolare il margine di sicurezza rispetto alle barriere di capitale e di cedola sui sottostanti azionari. E al limite, per futuri acquisti, privilegiare strutture con barriere profonde (es. 40%-50%) o dotate di meccanismo Airbag, quest’ultimo ideale per limitare le perdite in caso di rottura della barriera a scadenza.

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