Big Tech, sempre più investimenti miliardari per finanziare l’intelligenza artificiale

Sempre più soldi per finanziare l’intelligenza artificiale, anche a costo di raggiungere nuovi record mai raggiunti prima a livello globale, a detta di diversi analisti.

Addirittura, secondo Citigroup, le spese in conto capitale combinate di alcuni giganti della tecnologia potrebbero raggiungere 801 miliardi di dollari nel 2027, una cifra che testimonia quanto il settore stia diventando centrale nelle strategie delle Big Tech.

Citigroup prevede investimenti record e flussi di cassa negativi per le Big Tech

Nel suo nuovo rapporto, Citigroup descrive un’accelerazione sempre più marcata degli investimenti destinati all’intelligenza artificiale. Gli analisti della banca statunitense stimano che, entro il 2027, Big Tech come Alphabet, Meta Platforms e Amazon investiranno complessivamente 801 miliardi di dollari in spese in conto capitale (capex), arrivando però a una conseguenza importante: tutte e tre le società genereranno flussi di cassa liberi negativi nel 2027 e nel 2028.

Per la banca d’affari, l’aumento degli investimenti sarà tale da incidere significativamente sulla liquidità disponibile, pur rimanendo coerente con la strategia di espansione delle infrastrutture IA. Nel rapporto gli analisti spiegano di aver rivisto sensibilmente al rialzo le proprie previsioni di spesa delle Big Tech, proprio perché ritengono che la competizione nel settore richiederà capacità di calcolo sempre maggiori.

Le nuove stime parlano di 308 miliardi di dollari di capex per Alphabet nel 2027, pari a un incremento del 21% rispetto alle precedenti valutazioni. Per Meta la previsione sale a 205 miliardi di dollari, con una crescita del 22%, sostenuta anche dall’obiettivo dichiarato di raggiungere circa 14 gigawatt di capacità di calcolo. Amazon, invece, dovrebbe arrivare a 288 miliardi di dollari, valore superiore del 12% rispetto alle stime precedenti.

L’IA continua a trainare la crescita di Google Cloud e AWS

Se da un lato gli investimenti aumentano in maniera significativa, dall’altro la domanda di servizi legati all’intelligenza artificiale continua a rafforzare i ricavi delle principali piattaforme cloud.

Passando ad altre Big Tech, per quanto riguarda Google Cloud Platform (GCP), Citigroup prevede una crescita del fatturato del 68,5% su base annua nel secondo trimestre del 2026, destinata ad accelerare ulteriormente fino al 93,5% nel 2027.

In questo caso, il fatturato della divisione cloud potrebbe raggiungere 190 miliardi di dollari, anche grazie alle vendite delle Tensor Processing Unit (TPU), i chip proprietari sviluppati da Google per l’intelligenza artificiale. Per la prima volta introdotte nel modello di previsione di Citi, queste soluzioni hardware potrebbero generare circa 62 miliardi di dollari di ricavi nel 2027. È una rivoluzione per Big G: quello che inizialmente rappresentava un investimento interno destinato esclusivamente ai servizi Google ora si starebbe trasformando in un’attività capace di produrre entrate autonome e scalabili.

Anche Amazon Web Services (AWS) dovrebbe beneficiare della crescente diffusione dell’IA. Citigroup stima infatti una crescita del fatturato del 40% nel 2027, attribuendo questa espansione sia all’aumento dell’adozione dell’intelligenza artificiale sia all’ampliamento della capacità di elaborazione disponibile per sostenere i nuovi carichi di lavoro.

Morgan Stanley vede rendimenti più positivi sugli investimenti delle Big Tech

Una lettura differente arriva invece da Morgan Stanley, che nel rapporto pubblicato il 12 luglio mostra maggiore fiducia nella capacità delle Big Tech di trasformare gli enormi investimenti in ritorni economici.

La banca d’affari newyorkese ha aumentato le proprie previsioni di spesa in conto capitale per i cinque principali hyperscaler (Meta, Amazon, Microsoft, Google e SpaceX) stimando una crescita complessiva del 10% sia nel 2027 sia nel 2028; con gli investimenti che potrebbero raggiungere circa 1,2 trilioni di dollari nel 2027 e 1,4 trilioni di dollari nel 2028.

Per Meta, le nuove stime parlano di 225 miliardi di dollari di capex nel 2027 e 250 miliardi nel 2028, con revisioni rispettivamente del 29% e del 22% rispetto alle valutazioni precedenti.

Per Amazon, la banca prevede investimenti pari a 308 miliardi di dollari nel 2027 e 318 miliardi nel 2028, corrispondenti a incrementi del 15% e del 29%. Mentre AWS dovrebbe raggiungere 243,5 miliardi di dollari di ricavi nel 2027 e 331,6 miliardi nel 2028, mantenendo tassi di crescita annuali rispettivamente del 40% e del 36%.

Per Google, Morgan Stanley prevede una crescita del fatturato del comparto cloud del 77% nel secondo trimestre del 2026 e del 78% sull’intero anno. Ma con un possibile limite operativo: Google starebbe affrontando una carenza di capacità di calcolo, come dimostrato dal recente accordo di locazione di potenza computazionale con SpaceX. Il che potrebbe rallentare temporaneamente la crescita dei ricavi o influire sui tempi di lancio di nuovi prodotti, un rischio che Morgan Stanley considera meno rilevante per Meta e Amazon.

Big Tech tra previsioni e spese per l’IA: cosa devono monitorare i possessori di certificati

Nonostante le spese notevoli, Citigroup e Morgan Stanley rimangono comunque fiduciose. Anzi, Citi prevede che le Big Tech analizzate supereranno potenzialmente le aspettative del mercato in termini di fatturato e profitti nel secondo e terzo trimestre del 2026.

Il nodo comunque rimane: per aziende del genere, con un fatturato annuo di centinaia di miliardi di dollari, il flusso di cassa libero negativo è eccezionalmente raro. Proprio per questo è bene che investitori e possessori di certificati monitorino con attenzione la situazione.

Perché, se da un lato, gli investimenti record nell’intelligenza artificiale potrebbero rafforzare le prospettive di crescita di lungo periodo delle Big Tech coinvolte, sostenendo nel tempo ricavi e competitività, dall’altro l’aumento delle spese potrebbe pesare sui margini, sul free cash flow e, in alcuni casi, sulla volatilità dei titoli nel breve termine.

Per questo motivo, chi possiede certificati dovrebbe seguire con attenzione le prossime trimestrali, verificando se la crescita dei ricavi legati all’IA sarà sufficiente a compensare l’incremento delle spese.

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